Margherita Vicario e Speranza (ph. Gianluca Palma)
in foto: Margherita Vicario e Speranza (ph. Gianluca Palma)

Ne ha azzeccati tre su tre Margherita Vicario, attrice ("To Rome with love" di Woody Allen, "Pazze di me", "I Cesaroni" tra gli altri) e cantante, che ha completato una trasformazione che l'ha portata a pubblicare singoli che danno una sterzata alla sua carriera. Un bel cambiamento rispetto al suono che aveva "Minimal Musical", il suo album d'esordio, uscito ormai nel 2014 e prodotto da Roberto Angelini, muovendosi più nel pop folk: oggi, però, le cose sono cambiate. In un'intervista a Rockit spiegò che quelle canzoni erano nate molto prima dell'uscita dell'album: "È passato così tanto tempo, sono cresciuta, sia dal punto di vista sonoro che nei testi, ma soprattutto come persona. ‘Minimal Musical' era il disco scritto da una studentessa di 22 anni, questo rappresenterà più chi sono io oggi" disse parlando di un disco che ancora oggi non ha visto la luce ma di cui possiamo farci un'idea con i primi tre singoli.

I primi tre singoli di Margherita Vicario

"Abaué (Morte di un Trap Boy)", "Mandela" e "ROMEO" sono, senza dubbio, una boccata d'aria sia nei contenuti che nel suono. In un mondo in cui i limiti tra quello che una volta era mainstream e quello che si definiva indipendente (ed era inteso come un luogo in cui forse era anche più comune sperimentare strade nuove) sono sempre più indistinguibili, Margherita Vicario cerca una via d'uscita, la famosa terza via, e grazie alla produzione di Davide DADE Pavanello ha completamente rivoluzionato il suo suono: "A lei non piace ripetersi. La libertà creativa è alla base dei suoi prodotti. E Dade l’ha capito. Ci sta lavorando" si legge nella nota che accompagna le uscite della cantante.

Abauè, il singolo del ritorno

"La musica richiede contenuti, vuole conoscere altre culture, altri pensieri sul mondo. Mi prendo la briga di festeggiare la morte della Trap e tutto quello che rappresenta" disse presentando il primo singolo che se la prende con la trap e in generale con alcuni (dis)valori issati a modello o pratiche care al genere, come la Purple Drunk, "lo sciroppo sul comodino". Ma quello della Vicario è un discorso più ampio che guarda all'oggi, alla Società, leggendola nelle sue varie sfaccettature e con una produzione che non disdegna il mood rap e urban.

Mandela, una canzone contro il razzismo

"Mandela" è un esempio di quello che dicevamo, affrontando un tema come la difficoltà di essere donna in questo Paese, con riferimenti alla cronaca di questi anni, ma anche quello di un Paese "che odia l’indiano che mette benzina", cantato con leggerezza, come il pop deve fare, ma senza fare sconti: "Questa canzone parla di quello che provo quando cammino di notte da sola per strada. Delle persone che incontro, dei viaggi che vorrei fare, del poeta benzinaio e dei viaggi che lui ha già fatto. Parla di aspirazioni e nostalgia, di curiosità e convivenza. Mandela è un giro in motorino in una notte di primavera. È ‘Vacanze Romane' all'Esquilino, un quartiere del mondo. Un quartiere che è un mondo".

La tragedia shakespeariana con Speranza

Pochi giorni fa, poi, è uscito l'ultimo singolo, "ROMEO", un pezzo che la vede duettare con Speranza, uno dei rapper più chiacchierati di questi anni, di cui la Vicario svela un altro lato, meno gangsta ma comunque in pieno stile Speranza che pur senza chiudere la rima, ti tiene incollato al suo flow e alla sua scrittura ("Bottiglie al volante, sto venendo da te, hai le unghie lunghe e vuoi abitare con me. D'amore non si muore, per amore ammazzo non avrete mai la mia patente che non ho. La viviamo in controsenso questa cosa, conosco la strada non la meta, quella la sa Dio: Caserta-Roma in regionale per tre ore, perderò te non mio figlio, sappilo"). Nel racconto di questa storia shakespeariana che non manca di frecciate al rap contemporaneo ("altri voglio suicidarsi su una Lamborghini") non manca, poi, la firma delle strofe in francese banlieusard a cui si adegua anche la cantante quando canta: "Pure il francese lo mastico, pure il francese un po' tossico, "We salopard, ne touche pas mon bras, je’n suis pas la pour toi" ("Bastardo non toccarmi il braccio, non sono qui per te"). Insomma, l'attesa, ora, è tutta per questo nuovo album, per un panorama che ha bisogno di un po' di voci femminili alternative sia alla trap che al pop melodico che da anni non ci lascia respirare.