Ezio Bosso ci ha lasciati. Il direttore d'orchestra piemontese è morto a 48 anni, dopo essersi impegnato nei suoi ultimi anni di vita a rafforzare il messaggio dell'importanza della musica al di là del suo valore economico, ma come un elemento terapeutico, di enorme importanza dal punto di vista socio culturale. Un'idea spirituale di uno strumento universale come può essere il suono prodotto dalla musica scritta su uno spartito. Messaggio, questo, che si era rafforzato nell'era Covid, durante la quale Bosso aveva più volte esaltato pubblicamente il valore della musica in questo momento di enorme difficoltà, esaltandola come l'unico ponte possibile tra le persone. Lo aveva fatto anche nelle ultime due interviste rilasciate, una a Propaganda Live lo scorso 10 aprile, l'altra a RaiNews24 il 13 maggio 2020, a pochi giorni dalla scomparsa.

"I diritti a volte possono essere sospesi – aveva detto a RaiNews – ma la musica è una necessità, come l'acqua e l'aria. Questa è una delle cose a cui pensare tutti insieme e la necessità di darla a tutti è la necessità di un musicista: distribuirla e far stare bene". Il musicista ci teneva a marcare la differenza lessicale, e quindi concettuale, tra la distanza di sicurezza, quella sì necessaria, e il distanziamento social: "Perché porta all'isolamento. Bisogna dare delle regole, ma anche ricordare a tutti che siamo nati per stare insieme, con i nostri momenti di solitudine". E lì dove  le principali regole di sicurezza hanno messo in ginocchio il comparto della musica come tanti altri comparti, Bosso aveva dato la sua ricetta per ricominciare:

Per ripartire la musica non ha bisogno di molto, ma serve visione, speranza. Ha bisogno di far vedere che c'è, soprattutto non ha bisogno di essere relegata alla solita cenerentola che puoi fare da casa, che così basta e avanza. La musica ha una funzione che deve essere presa sul serio da tutti. Ne ha bisogno il paese, la società, siamo noi che abbiamo bisogno della musica. Il potere magico infinito della musica ci rende tutti uguali, ci rende tutti un'unica società che lavora per essere migliori, perché ci dà speranza, ci rende umani fuori da tutti i solipsismi dei social.

Bosso si era opposto alla definizione di nuova normalità dettata dalle circostanze determinate dal coronavirus: "La normalità non esiste – aveva detto a Propaganda Live – esiste la natura e la nostra natura prevede la socialità, lo stare insieme". Ne deriva, quindi, un valore che va al di là dell'aspetto strettamente economico:

La musica è un servizio socio-culturale e non va riconosciuta solo come comparto economico, è un comparto produttivo perché noi produciamo benessere, coadiuvante sociale. La musica è una terapia, per me anche personale, che in questo momento mi manca e non mi sta facendo bene.