25 Febbraio 2022
12:57

La guida a Il giorno in cui ho smesso di pensare, Irama trova la giusta via grazie a Shablo

La guida a “Il giorno in cui ho smesso di pensare” di Irama, il nuovo disco del cantante di Carrara che ha compiuto la metamorfosi da bruco in farfalla.
A cura di Vincenzo Nasto
Irama, foto di "Il giorno in cui ho smesso di pensare" 2022
Irama, foto di "Il giorno in cui ho smesso di pensare" 2022

Un puzzle da completare, una dimensione da esporre al pubblico per poter continuare a raccontare la sua storia: "Il giorno in cui ho smesso di pensare" di Irama potrebbe aver rappresentato questo passo per la sua carriera discografica. Il giovane cantante di Carrara, tra i personaggi musicali a essersi maggiormente messo in mostra durante l'ultimo Festival di Sanremo con il brano "Ovunque Sarai", ha pubblicato da poche ore il suo nuovo album, che segue l'Ep "Crepe". Quello che era stato una raccolta di singoli di successo, tra cui la hit "Mediterranea", rischiava di esser anche un limite nel racconto della sua evoluzione, ma le ultime due partecipazioni al Festival di Sanremo e la scelta di affidarsi a Shablo come produttore del disco, ne hanno ampliato le vedute, sia musicali che narrative. Al fianco di Shablo, una raccolta di producer super platinati come Junior K, Mace, Merk & Kremont, Greg William, ma anche Mr. Naisgai (storico produttore di Rauw Alejando), Tangana e la superstar francese Willy William, producer di "Mi gente" di J Balvin.

Il giorno in cui ho smesso di pensare, 2022
Il giorno in cui ho smesso di pensare, 2022

Un suono ridefinito anche attraverso le collaborazioni varie del disco, un pacchetto che raccoglie hip hop e urban come Sfera Ebbasta, Guè, Rkomi, Lazza e Epoque. Ma non solo, perché le tendenze sonore di questo disco raccontano le influenze latin, mai nascoste da Irama, e sorprende con alcuni riferimenti canori al suo ospite del Festival di Sanremo Gianluca Grignani. Il pop non manca, come nella ballad "Goodbye", ma anche un'atmosfera cinematografica che è possibile intravedere nella seconda traccia del disco "Baby – Capitolo XI". "Il giorno in cui ho smesso di pensare" è amore e tormento, la città che isola in "5 gocce", ma anche un romantico simil-flamenco in "Yo quiero Amarte". Un disco "veloce" nei suoi 35 minuti, suddiviso in 13 brani, il tutto chiuso con "Ovunque sarai": il brano del Festival di Sanremo è l'esperienza più potente del disco, che sembra non lasciare troppe briciole dietro di sé.

È "Sogno fragile" ad aprire il nuovo disco di Irama, una rinascita spirituale che abbraccia anche le tre anime del disco: la produzione pop, in cui arrivano le batterie reggaeton e i synth house al termine della canzone. Il brano è un trip, anche grazie alle mani sapienti di Mace, che firma "Sogno Fragile" e "Iride" con Gué Pequeno. Il passo da sottolineare è la metamorfosi da bruco in farfalla di Irama, che nel brano canta: "Piove accanto a me, respiro e la terra trema, e come un fiore rinascerai. Sogno fragile, che sa di te, della tua schiena, dove il sole risorgerà". L'atmosfera cambia e si viene catapultati in una nuova dimensione cinematografica: si tratta di "Baby – Capitolo XI". Il brano, prodotto da Luca Faraone, Giulio Nenna e Shablo, potrebbe diventare la colonna sonora di un film, con riferimenti sonori al suo ospite del Festival di Sanremo Gianluca Grignani. Quello che si potrebbe trasformare in un tributo a uno dei più importanti artisti del pop rock italiano ha comunque il timbro di Irama che canta: "Morirò, morirò perché una croce è solo argento, Dio non c’è, senza lei".

"Lacrima" rappresenta uno dei pochi brani a uscire dal contesto disco, un featuring con Sfera Ebbasta che più volte ha dato prova nelle ultime collaborazioni di essersi lanciato in una nuova dimensione iper-pop. La canzone prodotta da Junior K è la declinazione di un brano romantico da lanciare assolutamente tra i suoni di TikTok, con la batteria reggaeton e un ritornello melodico in cui i due cantano: "Una lacrima, se pеnso a te non mi calmerà. Ehi, ehi, e sе piangerai sarà per me, ma non servirà". Segue una delle sorprese del progetto: in un revival narrativo di Vasco Rossi e degli anni '80 arriva "5 gocce". Il brano in collaborazione con Rkomi, riprende la dance di quegli anni, mettendo al centro del racconto il lexotan e l'alienazione del soggetto all'interno della città, l'indescrivibile calma e il torpore emotivo. L'amore di Rkomi per Vasco Rossi e la sua "Albachiara" si riflette negli ultimi versi della strofa in cui canta: "Baby, uccidimi te, ma non prima che scriva, respiri piano per non far rumore, il suono di cinque gocce".

Arriva il trittico latino, e qui Irama ha già dimostrato in passato di saper raccogliere tutte le sfumature musicali del genere. In suo aiuto un poker di produttori come Shablo in "Una cosa sola", ma la sorpresa è la presenza del francese Willy William in "Como te llamas". Il producer, che ha combinato anche "Mi gente" con J Balvin riporta Irama tra le stesse strade della Colombia con un'atmosfera urban latin, in cui il cantante toscano riesce a raccontare l'amore tormentato. Ancora più sorprendente appare il simil-flamenco di "Yo quiero amarte", un brano da sala di ballo, in cui Irama vola in Spagna, lontano dalla città, lontano da Milano, anche grazie a Tangana e Junior K: "Mi ricordo noi a Milano. Ti ricordi che la odiavo? Ti ricordi che non mi bastava quello che avevamo? Ma ora penso ancora a quei vicoli in strada, sangria e marijuana dentro l'aria mentre l'alba va via".

Al suono di "Tranquilla e non dormire", riconosciamo lo skit di Greg Willen e la presenza di Lazza in "Colpiscimi". Nell'unico brano hip hop dell'album, arriva lo sfogo di Irama, un flusso di autocelebrazione per una vita che è cambiata, meno la sua personalità. L'immaginario più crudo riesce a far combaciare le due strofe, con Lazza che lancia una pepita nel vento, citando uno dei primi brani più importanti di Salmo: "La prima volta" contenuto in "The Island Chainsaw Massacre". L'atmosfera rap punk si quieta con "Iride", il brano caraibico in collaborazione con Guè, dove la street e l'arte della conquista ritornano centrali nel racconto, come quando Irama canta: "Mi fermano per strada ma senza le luci blu, mi sciolgo come lava, sento il cuore che fa boom. Che importa chi c'era, mi importa chi non c'era più, faccio la galera, faccia da galera c'hai".

Arriviamo al terzetto finale dell'album, escludendo per adesso "Ovunque Sarai". È qui che Irama rinnova il proprio rapporto con i suoi fan, instillando metodicamente le tre anime del disco e riuscendo a sorprendere con un brano come "Goodbye". La struttura pop del singolo, con un ritornello in crescendo, risulta una delle note più piacevole del disco, in cui si riflette maggiormente tutta l'energia e i confini vocali del cantante. Una storia di dolore e di abbandono, una confessione personale che riflette sul personaggio di Irama e sulla persona di Filippo Maria Fanti, un trasporto emotivo che si deduce quando canta: "I miei si sparano, ma non si separano, sto dentro un baratro, stretto come un barattolo. E canta ancora, ma se canto uscite, tanto sul mio palco c'è soltanto bile". Con Epoque si va distintamente in Francia, abbracciando la nuova wave pop, in cui Irama si destreggia abilmente in "Moncherie".

Siamo ai passi finali del progetto e la coppia "È la luna" e "Ovunque Sarai" riflette uno dei piccoli cortocircuiti del progetto. Infatti "È la luna" potrebbe essere benissimo un suono con una nuova veste uscito dallo scorso Ep "Crepe", un brano che stona con il paesaggio attorno, una nuvola di passaggio che rischia di interrompere una giornata serena, magari per ambizioni social. Fortunatamente in suo aiuto sembra arrivare "Ovunque sarai". Il brano presentato al Festival di Sanremo è il raccolto più florido dell'esperienza artistica di Irama, una pietra incisa della sua discografia, in cui fa sfoggio delle sue doti canore, trasportando l'ascoltatore in una dimensione onirica. Era anche questo il compito di "Il giorno in cui ho smesso di pensare": un progetto che uscisse dall'idea di essere una playlist di brani e che raccontasse più che la nuova direzione, finalmente la sua dimensione artistica.

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