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La guida a Flop di Salmo: le chitarre elettriche, la lovesong “Marla” e le analogie con Gesù

A due anni di distanza dall’incredibile successo commerciale di “Playlist”, certificato con sei dischi di platino, e pioniere nella distribuzione di “album playlist” in Italia, Salmo ritorna con il suo nuovo progetto “Flop”: l’album sembra ritornare indietro nel tempo e riprendere quei tratti identificativi dati dall’utilizzo delle chitarre elettriche, dalla sonorità multidimensionale e dai riferimenti narrativi al dualismo tra sacro e profano.
A cura di Vincenzo Nasto
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Siamo ritornati al saloon di Salmo, che con "Flop" ritorna nel rap game italiano, con un fil rouge ben preciso: la provocazione. Qualcosa si era notato già nella presentazione del progetto, ma soprattutto dal tono ironico del titolo "Flop": "È il mio peggior album di sempre". A tre anni da "Playlist", progetto commercialmente ricco da aprire una stagione di "album playlist" in Italia, e che ha registrato l'incredibile successo dei sei dischi di platino, raggiungendo "Rockstar" di Sfera Ebbasta, "Flop" segna un ritorno al passato, immergendosi in melodie talvolta rock, talvolta elettroniche che si dirigono anche verso la dubstep. Diciassette tracce, solo quattro collaborazioni ma pesanti, dal momento che vengono chiamati nel disco tre delle leggende del genere, come Marracash in "La chiave", Gué Pequeno in "YHWH" e Noyz Narcos in "Ghigliottina", oltre alla giovane promessa Shari in "L'angelo caduto", chiaro riferimento all'opera di Alexandre Cabanel del 1868, che ha influenzato anche la copertina e il lato estetico del progetto Machete.

La citazione a Turandot di Puccini e l'assenza di Fabri Fibra

Solo in "Antipatico", brano introduttivo del nuovo progetto di Salmo "Flop", uscito nelle scorse ore, sembra di essere già catapultati in più momenti della carriera musicale del rapper sardo: dai suoni del pianoforte da saloon, che abbiamo ritrovato in passato in brani come "Don Medellín" con Rose Villain, alla techno che ci potrebbe riportare al "momento dubstep" dell'artista, fino al boombap più classico; un back in the days che preannuncia quale sarà il viaggio musicale di "Flop". Ma le citazioni non mancano, già dal secondo brano "Mi sento bene" prodotto da Andry The Hitmaker: il cantante sardo fa riferimento a due notizie d'attualità del Bel Paese, dalla fuga del bandito sardo Graziano Mesina, alla ricchezza del clan Casamonica, fino a "Nessun Dorma" dell'opera "Turandot" di Giacomo Puccini e la strofa "Sono completamente impazzito, ho parlato col demonio in maschera e non m'ha capito", tributo a Fabri Fibra de "L'uomo nel mirino" di "Mr. Simpatia". Ah, Fabri Fibra risulta il grande assente nella tracklist, dopo la speranza di "Machete Mixtape 4" e la presenza di artisti come Marracash, Gué Pequeno e Noyz Narcos.

Il ritorno al passato con Noyz Narcos e La chiave con Marracash

Poi l'arrivo di "Criminale", che attraverso la sua melodia grunge cercherà di diventare una delle hit dell'album, in cui Salmo denuncia la nuova tendenza criminale dell'hip hop italiano: anche in questo brano non manca la citazione, con il bridge che riporta il giuramento criminale, presenta nell'opera autoriale di Nicolai Lilin "Educazione siberiana". Poi un passo indietro, al 2013 di Salmo e la sua "Rob Zombie" con Noyz Narcos in "Midnite", in cui viene rallentata la melodia per far spazio a "Ghigliottina", la quarta traccia dell'album in cui sembra essere il secondo episodio in una fantomatica linea temporale. Noyz Narcos potrebbe aver cacciato una delle strofe più belle del disco, per potenza e intensità, oscurando totalmente il rapper sardo nella collaborazione. Poi "La chiave", collaborazione con Marracash, in cui Salmo preferisce preoccuparsi di un ritornello che molto probabilmente diventerà un trend virale su TikTok, e riprende in buona parte quello utilizzato per "Marylean", brano in collaborazione inserito in "Machete Mixtape 4". La fama e la scarsità di argomenti dei nuovi rapper nella scena passano sotto i raggi X di Marracash, ormai padrone dei linguaggi e dei codici che si accumulano nel game italiano.

Il latin love di Kumite e le analogie con la figura di Gesù Cristo in YHWH

Nell'episodio cloudy latin dell'album, esattamente in "Kumite" prodotto da Takagi e Ketra, troviamo il primo brano d'amore del progetto: il singolo non si discosta dalle narrazioni del passato, dalle fughe d'amore e dai dualismi sempre più contrastanti nel racconto: "La tempesta è passata portando via il mio rispetto, sei la persona sbagliata al momento perfetto. Lo sai che passano gli anni e tu non sembri la stessa, stretta dentro i tuoi panni brilli solo di luce riflessa". Dopo la parentesi elettro-dance di "Che ne so", in cui ritornano i riferimenti satirici alla religione, basta chiedere a Padre Pio, arriva dopo "Kumite" un altro brano che sorprende per melodie: "YHWH" con Gué Pequeno. Il singolo, che sembra essere uscito dall'ultimo album dei Brockhampton in quanto a sperimentazione pop rock, vede i due artisti ricostruire analogie e dualismi con la figura di Gesù Cristo, con Gué Pequeno che più volte si è cimentato nell'impresa, come si ricorda in "Figlio di Dio" e "Dogologia". Un fantomatico country-rap in "A dio", che vede la partecipazione alla chitarra di Alex Britti, co-autore del brano, anticipa "Fuori di testa", una reference nel ritornello a "Zitti e buoni" dei Maneskin, a cui Salmo, ancora concentrato sulla narrazione dualistica tra sacro e profano, cerca di trovare un proprio abito con le chitarre elettriche e la batteria in sottofondo.

La lovesong jazz Marla e il riferimento alla copertina in L'angelo caduto

L'ultima parte del progetto, a metà tra l'universo romantico de "Il cielo in una stanza" di "Playlist" che aveva segnato il successo discografico di Salmo e l'energia rock delle ultime due tracce "Flop!" e "Aldo Ritmo", potrebbe racchiudere la natura melodica di "Flop". Da una parte la melodia jazz-love di "Marla", il riferimento romantico dell'album, trasporta Salmo in una nuova dimensione pop su cui lavorare accuratamente anche in futuro, mentre la presenza di Shari in "L'angelo caduto", reference visiva della copertina dell'album in tributo all'opera di Alexandre Cabanel, riesce a trasportare la canzone in un tempo lontano, alle prime collaborazioni pop-rap degli anni '10 del rap italiano. Il modo in cui la voce della giovane promessa italiana spezza lo storytelling parlato di Salmo potrebbe essere il segnale giusto per la nascita di una nuova hit.

La slam poetry in Vivo e il ritorno alle chitarre elettriche in Flop e Aldo Ritmo

Si chiude il disco con le ultime tre tracce "Vivo", "Flop" e "Aldo Ritmo". Se per la prima, l'esperimento slam poetry alla "Vivere la vita" di Mannarino sembra riuscire in alcune parti, ma irrimediabilmente perdere originalità, altre, come "Flop" e Aldo Ritmo" sono lì a ricordare la nuova direzione rock di Salmo, affievolitasi negli album precedenti e ritornata con grande energia in questo progetto. "Flop" sembra essere uscito dal glam rock anni '70 britannico, con il riferimento alla leggenda del rap italiano Joe Cassano e la sua "Dio sia lodato per ‘sta chanche" nel testo, mentre l'outro del disco, sottofondo sonoro anche della presentazione del disco, è un episodio dance elettronico che non aggiunge e toglie nulla dal progetto. Sicuramente un disco a cui serviranno più ascolti per trovare una dimensione, ma che già dal primo riusciamo a notare elementi identificativi della narrazione, affievolitisi negli anni e ricomparsi con grande energia: dal suono delle chitarre elettriche al rapporto con la religione, sempre più materialistico e oggetto di analogie. Adesso si aspetta l'esplosione dei primi singoli, in un disco che non ha avuto bisogno di esser presentato, uscito come un'esibizione unica per l'ascolto.

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