Era un po' di tempo che alla Rai si chiedeva un programma musicale che andasse oltre l'idea di talent. Un programma fatto da musicisti, di musica e per tutti, rischiando un po', quello che, insomma, dovrebbe fare il Servizio Pubblico, ovvero chiudere un occhio sugli ascolti del giorno dopo, sfruttando qualche talento, quello sì, per tornare a parlare seriamente di musica in tv. La settimana scorsa è cominciato "Ossigeno", il nuovo programma condotto da Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, noto al grande pubblico per essere stato uno dei giudici delle ultime due edizioni di X Factor, colui che, quest'anno, ha portato in finale i Maneskin.

"Ossigeno", che prende il nome da una delle canzoni della band milanese, è una trasmissione che va in onda il giovedì sera, in cui Agnelli parlerà di identità sessuale, pregiudizio, provocazione fino all’estremo, rabbia, cinema, letteratura, arte, confronto con gli altri e con se stessi, e che oltre a un ospite musicale avrà vari personaggi che non sono per forza musicisti (nelle prossime puntate ci saranno, per dire, anche Paolo Bonolis o lo storico d'Arte Carlo Strinati). La prima puntata è andata, con buone critiche da parte di addetti ai lavori e anche di pubblico che ha seguito anche coi vari hashtag (compreso quello dedicato al cantante), nonostante i rischi di portare in Rai un'ospite come Joan As Policewoman, e canzoni di band come Pixies e Suicide.

Manuel, avrai rivisto la puntata ovviamente: di cosa sei soddisfatto e dove, invece, cambieresti qualcosa?

Sono molto soddisfatto dei contenuti, proprio tanto, perché abbiamo avuto pochissimo tempo. Contenuti che abbiamo privilegiato rispetto al montaggio, e sicuramente sui dettagli possiamo fare ancora tanto, sul ritmo nel montaggio, ad esempio, si può fare ancora di più. Non per una questione di capacità tecniche, proprio per il poco tempo che abbiamo avuto e migliorerà tantissimo puntata per puntata. Poi mi è piaciuta tanto l'atmosfera, io e gli ospiti siamo riusciti a creare un'atmosfera informale, molto diversa dalla televisione di oggi, dove tutto è scritto, tagliato con una velocità mostruosa e in cui gli effetti speciali contano più del contenuto, siamo riusciti a crearne una autentica, perché era proprio così durante gli incontri, quando suonavamo. Senza contare che sono molto contento della qualità musicale, proprio dei suoni, sentirli con questa qualità, una cosa che in tv non è sempre scontata.

Senti, pare essere arrivati a quello che dicesti quando annunciasti la partecipazione a X Factor, ovvero entrare nel sistema per usarlo. Era questo quello che immaginavi?

Sì, niente di più ma anche niente di meno, è chiaro che io da solo non faccio niente, però la mia briciolina la posso fare così, intanto portando a X Factor una visione delle cose, perché anche là ho potuto esternare quello che pensavo sulla musica e far fare un percorso alle squadre che avevo, con un certo tipo di pezzi, e facendo del racconto musicale con questi pezzi. Poi X Factor mi ha insegnato a far televisione, è stato fondamentale per me quel programma. In più sapevo che con quella visibilità avrei potuto permettermi di avere un altro tipo di attenzione professionale e di usarla in questo modo, per fare programmi di questo tipo, ma anche altre cose, come Caravaggio su Sky che è un'altra cosa molto bella e diversa da quella che potevo fare in passato, senza contare che faremo il Forum (il concerto al Mediolanum Forum di Assago, ndr) il 10 aprile e forse qualche anno fa il Forum non me lo sarei potuto permettere. Sono tutte piccole cose, ma sono cose necessarie in questo momento.

Era una sfida che in tanti chiedevano alla Rai, tornare a fare un programma prettamente musicale. Anche perché quello che paradossalmente ha sorpreso è che il tuo è un programma prettamente musicale, basato sulla musica raccontata e suonata ed era una cosa che non si vedeva, talent a parte, da un po'. Immagino sia stata una sfida importante…

Certo, però è una sfida accolta anche dai dirigenti di Rai Tre, bisogna ammetterlo, hanno avuto coraggio anche loro, non badando tantissimo ad ascolti etc e questa è una cosa molto importante, lasciandoci carta bianca, cosa più unica che rara.

Sì, insomma, hanno fatto quello che deve fare un Servizio pubblico. Un'altra delle cose di cui si è discusso è la scelta dell'ospite e di pezzi di band come Pixies, Suicide, esempio di una certa libertà. Per le prossime cosa c'è da aspettarsi?

Sicuramente lo stesso tipo di libertà, anche perché io non ho un'idea preconcetta di quello che voglio trasmettere, ho invitato delle persone che sono molto intelligenti e hanno una propria visione precisa delle cose o, anche quando non è precisa, è comunque molto forte: scrittori, attori, fumettisti, musicisti, personaggi del mondo della Cultura, ad esempio verrà anche Carlo Strinati che è uno dei massimi esperti d'arte al mondo. Ci sarà anche Paolo Bonolis, che è il personaggio dello spettacolo n. 1 in Italia in questo momento, insomma, cose anche spiazzanti, se vogliamo, rispetto a un programma musicale, ma proprio perché vorrei dare l'impressione di partecipazione da parte di persone che fanno parte del mondo della Cultura: disponibilità, partecipazione e anche un approfondimento meno superficiale di quelli che si fanno di solito in tv, nonostante i tempi risicati della trasmissione. L'ho fatto un po' per questo, non per stupire, ma perché pensavo che queste persone potessero dare tanto e dire tanto, non è questione di sparare dei razzi, però è anche vero che scegliendo dei personaggi così particolari, alla fine la trasmissione finisce per essere particolare oltre che, spero, interessante.

Partendo da Ossigeno, la tua presenza nel servizio pubblico può diventare qualcosa di più per continuare a parlare di musica?

Guarda, non mi voglio investire di compiti troppo complicati per me, perché alla fine è un Paese strano il nostro, pensi sempre che ci debba essere qualcuno che dimostra che possono cambiare le cose prima di partecipare. Io penso di poter fare il mio, di aver dimostrato di volerlo fare, grazie alla passione e alla volontà che ho, però allo stesso tempo io da solo non posso combinare niente, posso solo lanciare piccole bricioline col mio punto di vista, nient'altro. Se la tua domanda includeva la possibilità di fare un'altra trasmissione, mi sento di dirti che per me è molto difficile garantire una cosa del genere, sono solo un musicista e sto cercando di portare in giro la mia visione, questo è quello che posso fare.

Ho letto una tua dichiarazione su X Factor che diceva: "Siamo ancora in trattativa […] avrei voluto portare la musica più al centro ma ho fallito, anche se con le band ho fatto un percorso più preciso dell'anno prima". Questa sorta di fallimento può essere un modo per ritentare o credi che non ci siano speranze per un approccio diverso?

Intanto, come al solito i media riportano le cose in maniera un po' distorta: non ho detto di aver fallito come giudice, perché tra l'altro non ritengo di aver fallito, ho fatto il percorso che volevo fare, ho trovato cose interessanti, forse le uniche veramente interessanti di queste due edizioni, se non altro le due cose di cui s'è parlato di più, i Maneskin e la Pevarello [Eva, ndr]. Credo di aver dimostrato un certo tipo di approccio e in questo secondo me sono riuscito a portare la mia visione. Quindi non ho fallito come giudice, ho fallito nel momento in cui ho voluto di più e cioè ho cercato di cambiare l'asse della trasmissione, da trasmissione televisiva che parla di musica, io l'avrei voluta trasformare in una trasmissione musicale in televisione. Era una cosa un po' presuntuosa da parte mia, lo ammetto, però ci ho provato, in quello ho fallito, ma sono cose diverse, anche perché penso che il mio ruolo alla fine bene o male l'ho fatto. Sul fatto di tornarci o meno dipende da quanto senso ho io lì dentro, nel senso che ormai sono un personaggio da quel punto di vista lì, ma a me non interessa, cioè capisco che possa funzionare anche col pilota automatico facendo me stesso, ma c'è il rischio di ottenere l'effetto contrario e cioè di rendere semiseria una cosa che per me è serissima.

Fammi capire bene…

Sono stato criticato perché mi prendo troppo sul serio, ma io penso che in questo Paese ci sia bisogno di quello, di serietà e di credere nelle cose, di comici ne abbiamo fin troppi anche se, per carità, non è mai abbastanza, però siamo abituati sempre un po' a ridere sulle cose e secondo me non c'è niente da ridere e poi mi fa ridere che siano solo i comici quelli che possono prendere posizioni, che siano gli unici che possono dire cose pesanti, gli unici che formano un partito politico, addirittura, mentre i musicisti, cazzo!, ancora una volta non vengono considerati come esseri pensanti. Nella testa della gente, anche quella più intelligente, siamo solo intrattenimento, che è una cosa molto brutta che io non accetto. Detto questo non so se è possibile che uno spettacolo come X Factor – che è una macchina gigantesca, che muove oltre che delle economie enormi anche dei professionisti incredibili, una corazzata incredibile, che funziona tanto con questa formula – cambi, lo credo un po' meno adesso, anche se vedo che c'è una volontà forte di avere una credibilità musicale e di essere un programma basato sulla musica, in questo mi fido delle persone che mi hanno chiamato lì e fino ad ora hanno tenuto la barra diritta.

Quello che dici sugli artisti è una cosa che vedo anche io in Italia, un po' meno negli Usa, ad esempio…

In America è diverso, c'è molta più considerazione, gli artisti sono intellettuali e vengono considerati tali, quindi possono esprimere il loro parere senza risultare grotteschi e possono anche prendere delle posizioni molto serie e molto forti senza venire tacciati di protagonismo o di autocelebrazione. Ma, cazzo!, cosa c'è di autocelebrativo nel dire quello che pensi, non riesco a capire.

Parlando di musica e tv, da "uomo Rai" (ride, ndr) non posso esimermi dal chiederti un commento sull'ultimo Sanremo, passato agli occhi dell'opinione pubblica come qualitativamente superiore ai precedenti. Tu ci credi a questa etichetta o pensi che l'elemento televisivo sovrasti comunque quello musicale?

Secondo me l'elemento televisivo sovrasta quello musicale, ma penso che Sanremo sia quella cosa lì e vada fatto così, quest'anno l'hanno fatto bene. Se vogliamo delle cose diverse dobbiamo creare delle cose diverse, non cercare di cambiare Sanremo. Il problema non è che ci sia Sanremo, ma che non c'è altra roba, per cui tutti si concentrano sul Festival, come se dovesse rappresentare tutta la musica italiana, ma non è possibile, non può farlo e ormai ha una formula talmente forte per la quale le persone adattano la musica a Sanremo, non è Sanremo che rappresenta la musica che viene fatta, per cui insomma, questa roba qua non vedo perché dobbiamo cercare di cambiarla, non ha senso, non è possibile. O, perlomeno, fino ad ora è stato impossibile, ma penso che invece di cercare di cambiarlo dovremmo cercare di creare altre cose. Il festival lo guardano in tantissimi e per questo va rispettato, a me non piace e continua a non piacermi anche quando la qualità sale, perché rimane comunque una formula lontanissima da quello che succede veramente in Italia sul territorio: non sto parlando di casi che vendono, tormentoni etc, sto parlando della musica che viene fatta dalla maggior parte dei musicisti e delle proposte in Italia, non può essere tutta rappresentata in un festival. E infatti non lo è.