Succede sempre quando qualche artista "straniero" canta in napoletano: le finali non si tagliano, le vocali sono invertite, l'accento salta sempre. Eppure nessuno se ne accorge o, almeno, nessuno ci fa caso in questa serata in cui manca solo il Pino Segnale nel cielo partenopeo (a mo' di Batman). E Pino Daniele, ovviamente.

Oltre la retorica i compagni storici

Superando la retorica trita e ritrita del "Pino è sempre qui con noi" che aleggia sul palco e tra la gente, non c'è dubbio che a un artista sopravviva la sua opera e, a parte le operazioni postume, molte delle quali lasciano il tempo che trovano, la musica di Pino fa sempre un certo effetto. C'è sicuramente un effetto karaoke che fa un po' strano a chi ha la voce di Pino nel cuore e le cassettine, i cd e i vinili ben stipati a casa, e quella patina è difficile da togliere del tutto. Insomma, come quando si legge un romanzo si usa sospendere l'incredulità per poter godere appieno delle storie, così bisogna sospenderla anche questa sera al San Paolo, e andare al di lá delle inevitabili storpiature. Fortunatamente in aiuto alla serata arrivano i musicisti e amici storici di Pino, c'è il sax di James Senese, ci sono Alberto Marangolo, Ernesto Vitolo, Tony Esposito, Tullio de Piscopo, ma anche Enzo Gragnaniello, Enzo Avitabile, Raiz e l'amica di una vita Teresa De Sio che gli ha dedicato anche il suo ultimo lavoro discografico: tutti artisti che non smetteresti di ascoltare mai quando suonano e quando raccontano il loro Pino.

L'affetto dei cantanti e del pubblico

Il fulcro, però, è il ricordo, l'affetto sincero che gli artisti portano sul palco, rendendo omaggio spesso più a un amico che a un collega, con una selezione dei suoi successi che si materializza in duetti virtuali col Mascalzone Latino e altri in carne ed ossa, in una concatenazione artistica che non prevede presentatore ma passaggio di testimone tra cantanti e attori che si alternano sul palco del San Paolo in oltre 4 ore di musica per circa 50 artisti, comprese tre band storiche del cantante. Un'idea complessa – è un po' dall'esterno se ne sente il peso – sviluppata subito dopo la morte di Pino ma che c'ha messo tre anni per materializzarsi.

Il singalong del San Paolo

Parte Troisi sullo schermo unendo con un filo due dei volti della città partenopea, che fanno scoppiare lo stadio che esplode definitivamente con l'ingresso di Jovanotti prima e di Siani che gioca con i titoli delle canzoni di Daniele. È una cavalcata in una discografia sconfinata – e in video di raccordo con il cantante protagonista – che pesca nelle varie epoche di Pino e si colora anche di schizzi esterni con la "Generale" di De Gregori, canzone a cui Pino era molto legato, come lo era di "Notte prima degli esami" che Venditti porta sul palco alternandosi con colleghi come Emma, Giorgia, Antonacci, Nannini, Elisa, Mannoia, Clementino, Ranieri, Sangiorgi, tra gli altri. Una raffica di canzoni per un lunghissimo, interminabile sing-along di 45 mila persone.