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L’emozione di Briga ospite di Venditti: “Non ce stavo a capì niente’

Ieri si è svolto il concerto all’Olimpico di Roma di Antonello Venditti. Tra gli ospiti della serata c’era anche Briga che, sulla sua pagina Facebook, ha voluto condividere l’ansia e l’emozione provata prima di salire sul palco per duettare in ‘Roma Capoccia’.
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Dal palco di ‘Amici' a quello dello Stadio Olimpico incantato da Antonello Venditti, il passo non è brevissimo. Cantare davanti a milioni di telespettatori virtuali probabilmente non è come trovarsene un muro di 20 mila reali, come accaduto ieri sera quando Mattia Briga, secondo classificato all'ultima edizione del programma di Maria De Filippi, è salito sul palco per esibirsi al fianco di una delle colonne della musica italiana, che ha voluto fare una grande festa (anche della romanità) nel luogo simbolo dello sport romano e italiano tutto, lo Stadio Olimpico, appunto.

Il giovane rapper si è trovato, così, catapultato davanti alla Curva Sud (e a una parte dei distinti) dove ha cantato prima ‘Dalla pelle al cuore' e poi uno dei classici del cantante romano, ovvero ‘Roma Capoccia', il pezzo che per qualche minuto, prima di salire sul palco, lo ha messo in ansia: "Non ce stavo a capí niente" ha scritto sulla sua pagina Facebook col senno di poi.

‘Roma capoccia' non è solo una canzone, ma è una vera istituzione per i romani, forse al disotto solo – restando ai pezzi di Venditti – a ‘Grazie Roma', che echeggia proprio all'Olimpico ogni volta che la Roma gioca in casa. E la gioventù e l'emozione lo hanno scombussolato: non ha vergogna di dirlo, Briga, che ammette:

Camminavo avanti e indietro nel camerino, in preda al mio ‘movimento inutile'. I veterani della musica italiana, i ragazzi del service, ventimila persone. La voce che non c'era proprio tutta e io che cercavo di farla tornare raschiando la gola e buttando giú propoli pura come se non ci fosse un domani.
Ma invece un domani c'è, perché io lo voglio e me lo vado a prendere con tutte le mie forze.
Mi portano un prosecco, ma non mi va. Mi fanno delle domande, ma non rispondo. Mi fanno delle battute, non fanno ridere.
E che cazzo, lasciatemi perdere. Quelli sono colossi, io sono piccolo cosí, devo trovare la concentrazione. Devo lasciare il segno. Riprende il mio viavai di pensieri, scorro le immagini del passato confrontandole a quelle di ora.

Poi è il momento di salire sul palco e…

Prendo un respiro grosso come quelli che ti fa fare un dottore in una visita medica e salgo sul palco. Per un attimo la mia frenetica corsa al domani si ferma, non conta più. C'é un presente che pesa come un macigno da viversi.
‘Vai, Mattia'. Oggi me sembra che il tempo se sia fermato qui.

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