Vent'anni non sono pochi per un festival nato in un Paese irpino non grandissimo. Una zona in cui, però, un gruppo di ragazzi è riuscito a dare vita e soprattutto continuità a quello che oggi è senza dubbio uno degli appuntamenti di riferimento per il Sud e per chi ama la musica World. Sul palco di Ariano – la cui edizione 2015 si terrà dal 20 al 23 agosto – sono passati tantissimi artisti (da Seun Kuti ai Gogol Bordello, passando per Vinicio Capossela, Sergent Garcia e ai Calexico, band di punta di questa edizione), permettendo di scoprire nuovi talenti italiani e internazionali e caratterizzandosi anche per le attività collaterali che ne fanno di certo l'appuntamento più importante dell'area.

Il Festival è ‘nato quasi per caso dalla voglia di un gruppo di amici di mettersi insieme per dare vita ad una festa' ci ha detto Francesco Fodarella, direttore artistico e anima dell'AFF, che ricorda come si partì da quella che era una delle tante ‘feste della birra', Poi è cresciuta e si è consolidata nonostante gli enormi cambiamenti che il Paese e l'area hanno vissuto in questi anni. Un luogo che vive l'emigrazione e che ormai vive quasi una condizione di frontiera (tema di quest'anno, tra l'altro).

20 anni sono tanti… come nacque l'idea di fare un festival ad Ariano?

Il Folkfestival, così come lo vediamo oggi, è nato quasi per caso dalla voglia di un gruppo di amici di mettersi insieme per dare vita ad una festa che – nelle intenzioni iniziali – doveva essere rivolta agli amici e conoscenti senza neppure immaginare una tale longevità. Dopo il successo della prima edizione di quella che, allora, era una delle tante “festa della birra”, piano piano la manifestazione si è progressivamente spinta nella ricerca di qualità musicali e di nuove sonorità fino ad arrivare a quello che l’Ariano Folk Festival è oggi.

‘Folk', immagino, sia per gusto personale che per tradizione…

Folk, da cui Folk festival, è un etichetta che attualmente appare stretta per definire la musica di anno in anno proposta nell’ambito della rassegna che sempre più offre proposte musicali che attingono a tradizioni culturali diverse e che tendono a superare le classificazioni tradizionali. In questo senso sarebbe più appropriato definire il festival come un rassegna di World music, ossia un festival in cui – oltre alle proposte più facilmente riconducibili in un cliché di musica Folk – vengono proposti artisti per i quali risulta difficile adottare un qualsiasi specifico linguaggio musicale tradizionale, tesi come sono alla ricerca di nuove sonorità e contaminazioni.

Com'era Ariano 20 anni fa e come è cambiata?

20 anni sono un tempo molto lungo durante il quale cambiano sia i luoghi che le persone. Ariano ha vissuto uno spopolamento – soprattutto giovanile – legato alla difficoltà di trovare lavoro nelle zone interne, soprattutto con riferimento al lavoro più intellettualmente qualificato. In sintesi si percepisce sempre più la sensazione di essere su una “frontiera”, da ciò la scelta di dare come filo conduttore all’edizione del ventennale proprio il concetto di “frontera”.

Siete un punto di riferimento per gli amanti del genere (anzi, dei generi), ma quali sono le difficoltà maggiori dell'operare su quel territorio?

Le difficoltà maggiori le troviamo soprattutto nel rapporto con le istituzioni regionali, che troppo spesso non valutano il peso specifico delle manifestazioni (indotto economico, crescita del territorio, proposta culturale ecc.) ma altri elementi come il colore politico e le amicizie ecc.

In Campania ci si lamenta spesso delle difficoltà di poter organizzare cose che possano restare. Voi siete qui da 20 anni. Qual è il segreto dell'Ariano?

Paradossalmente il segreto è proprio quello dell’assenza di riferimenti politici e di correlati canali di contributi regionali. Il sapere di poter contare solo su noi stessi – con la doverosa eccezione dell’amministrazione comunale che anche quest’anno ci ha supportato – ci induce a sperimentare, a ricercare, a rischiare senza mai attendere la c.d. “manna dal cielo” che per altri è condizione imprescindibile per svolgere qualsiasi manifestazione.

Che tipo di ricaduta turistica dà l'Ariano?

Io credo che la ricaduta turistica e, conseguentemente economica, che ha l’Ariano folk festival sul territorio sia notevolissima. Nei giorni del festival la nostra cittadina si riempie di turisti provenienti davvero da tutta l’Italia e da tutta l’Europa. In quei giorni è impossibile trovare una stanza negli alberghi, agriturismi, B&B ecc. È bellissimo sentire nei vicoli e nelle strade della città risuonare le lingue ed i dialetti più disparati. L’onda lunga di tale piccola invasione si avverte, poi, durante tutto l’anno, quando è frequente trovare nei ristoranti o negli alberghi persone che sono venute ad Ariano per il Festival e grazie a ciò hanno scoperto un territorio che per molti è ancora sconosciuto.

Quando il pubblico non è ad ascoltare musica che può fare?

Il Nostro è un festival a tutto tondo che durante tutta la giornata propone attività di ogni tipo. Durante tutta la giornata vengono offerti servizi di ospitalità e accoglienza al pubblico nonché momenti culturali e di svago. Le aree collaterali del Festival rappresentano la sua stessa forza e particolarità, diventando un momento di richiamo per i turisti ad Ariano ed anche un collante forte per la comunità intera, che si adopera per la riuscita della manifestazione.

Ci sono infatti, ben 10 aree collaterali: Bookzone, Area letteratura, Relaxfolk, Attività fisica, Folkart, Stret art, Aperiworld, Aperitivi musicali, Volkscamp, Concerti pomeridiani presso il campeggio, Sonazone, Concerti notturni, Cinezone, Cinema d’essay, Corazone, Concerti e teatro, Spazio teatro, Laboratori e performance, Fotozone, Mostre e concorsi fotografici.

Qual è il pubblico a cui vi rivolgete?

Il pubblico dell’Ariano folk festival è davvero il motore della manifestazione. È assolutamente eterogeneo ed è composto da persone che hanno il minimo comune denominatore nel sorriso. Tutti sorridenti, di svariata estrazione sociale e di età compresa da 5 a 100 anni. Invito tutti ad osservarlo, è uno spettacolo. Con le sue 20 000 presenze annue ci soddisfa pienamente, e risulta fondamentale per il futuro di questo festival.

Avete avuto tantissimi artisti, ma qual è il sogno nel cassetto?

Franco Battiato, Will Holland (Quantic) Calle 13, Tom Waits, beh mi fermo la fantasia non ha frontiere…

Ci racconti i tre momenti più belli vissuti?

Il primo credo il traguardo della decima edizione che – all’epoca – ci sembrava un traguardo difficile da superare.

Il secondo sicuramente il raggiungimento della “maggiore età” con la diciottesima edizione.

Il terzo, speriamo coincida con l’edizione che sta per iniziare in cui possiamo festeggiare il ventennale.