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in foto: Justin Bieber (Getty Images)

Justin Bieber era in un posto scuro, ha detto ieri il suo manager Scooter Brown in un'intervista al Magazine del Wall Street Journal, parlando degli anni scorsi in cui il cantante canadese pareva aver perso la bussola. Titoli su titoli sulla dissolutezza della popstar, che mettevano in ombra la sua musica, che pur continuava ad avere un seguito importante che, però, passava in secondo piano a causa di un atteggiamento spesso sopra le righe, culminate con l'arresto per guida in stato di ebbrezza nel 2014.

Pensavo di aver fallito

Una storia che non è stata raccontata per intero, a detta del manager: "È stato molto peggio di quello che la gente può credere. Pensavo, ogni giorno, di aver fallito, vivevamo all'inferno perché lui era in un posto oscuro". Bieber ebbe problemi in molti Paesi, dalla Germania al Brasile, passando per l'Australia e l'Argentina: ovunque andasse creava scompiglio, compresi gli Usa: "Avevo enormi problemi, così come succedeva a tante altre persone. I miei sembravano importanti, ma non lo erano, non erano questione di vita o di morte. Le cose di Justin arrivarono a un punto critico".

Insieme da quando Bieber aveva 12 anni

Scooter Brown prese il cantante sotto la sua ala protettrice quando Bieber aveva solo 12 anni, portandolo dal mondo di Youtube a quello della discografia mondiale, facendone un vero e proprio fenomeno. Fu allora, ha spiegato, che promise al cantante di non abbandonarlo mai e di non arrendersi neanche davanti alle cose peggiori: "Alcune persone dell'ambiente, gente che aveva investito nella sua carriera, mi dissero ‘Lascia perdere, è finita, concentrati su qualcos'altro, il ragazzo ormai è andato. Ma io gli promisi, quando aveva 13 anni, che non mi sarei mai arreso e credo di averla mantenuta".

Il peggio è passato

Oggi le cose sembrano andare un po' meglio: "Penso che abbia visto il peggio di se stesso ed è fantastico vederlo uscire da quel periodo".