Da qualche mese su Facebook appaiono finti articoli di giornale che hanno Jovanotti come protagonista. Nonostante il cantante sia intervenuto nelle scorse settimane per mettere in allarme i propri fan sulla veridicità di queste notizie, le inserzioni truffa non si fermano e rischiano di far cadere nella rete di bufale e imbrogli qualche fan meno avvezzo a questo tipo di messaggi. Nei post si legge di "interviste con gravi conseguenze", di un "qualche scandalo" e di finti investimenti del cantante che avrebbero fatto spaventare le banche e lasciato gli esperti a bocca aperta: le frasi sono corredate con immagini del cantante assieme a Fabio Fazio, lasciando intendere che le interviste e le dichiarazioni sarebbero avvenute durante una puntata di Che tempo che fa o anche con finte schermate del Tg5 ma, ovviamente, non è così. Jovanotti non ha mai parlato di investimenti miracolosi e non dice nulla di grave né in Rai, né sui canali Mediaset, né da alcuna altra parte.

Cosa dicono i post su Facebook su Jovanotti

"Purtroppo è difficile intervenire, è una truffa ai danni di chi clicca (si succhiano i dati e li rivendono) piazzano i server vattelapesca dove. Potrebbe fare qualcosa FB ma non ha interesse, sono click anche per loro" ha scritto ancora una volta Jovanotti a chi glielo faceva notare su Twitter (il giornalista di Repubblica Gianni Santoro), confermando quanto aveva scritto settimane fa quando spiegò cosa stava succedendo.

La spiegazione di Jovanotti

Il cantante intervenne a malincuore sui social: "Si tratta di attività criminale messa in atto per attirare click e quindi raccogliere i vostri dati. È molto difficile fermare sta merda perchè i server dai quali viene generata sono irrintracciabili in tempi brevi nonostante tutte le azioni legali possibili. Io non le segnalo mai per non offrire ulteriore spin (lo faccio oggi perché in questi giorni ne girano più del solito, perché questa roba va a caccia di traffico, che con JBP si è intensificato). Le cosiddette fake news sono un problema della rete, in certi casi generate da qualcuno che ci prova gusto e ce ne dobbiamo fare una ragione, ma spesso è vera e propria criminalità informatica che si può combattere con l’unico strumento a nostra disposizione oggi ovvero ragionare e fare attenzione".