in foto: Jovanotti e gli Younuts sul set di "Oh, vita!" (ph Maikid)

Si chiamano Younuts e da qualche anno sono tra i videomaker più ricercati d'Italia. Forti di un immaginario ben definito, che riescono a piegare alle esigenze dei vari artisti senza snaturarsi, e di una carriera nata nella libertà delle produzioni rap undergound, Niccolò Celaia e Antonio Usbergo sono diventati nomi noti anche nel panorama più mainstream prima grazie a Salmo, uno dei migliori rapper italiani, e poi, tramite lui, grazie a Jovanotti che gli mise in mano il video di "Sabato", il singolo di lancio di "Lorenzo 2015 Cc", il penultimo album del cantante di Cortona. Il risultato, molto dark e cinematografico fu un successo e da allora oltre a collaborare altre due volte con Jova, hanno filmato per Alessandra Amoroso, Marco Mengoni o, per restare alle uscite delle ultime settimane, anche per Caparezza ("Prisoner 709"), Gianna Nannini ("Fenomenale"), Biagio Antonacci ("In mezzo al mondo") e Coez ("La musica non c'è").

E sempre Lorenzo li ha voluti per girare il video di "Oh, vita!", il singolo che dà il via all'album omonimo che uscirà il prossimo 1 dicembre. Abbiamo chiesto a Niccolò e Antonio come è stato tornare a lavorare con Jova.

Ormai il sodalizio con Jovanotti è una certezza: e vi tocca, ancora una volta, dare il via a una delle sue avventure, che pure è una responsabilità non da poco, vista l’attesa che c’è…

Per "Sabato" c'era una super pressione essendo il primo lavoro con Lorenzo, ma a parte quello Lorenzo era il primo artista che ci ha chiamato al di fuori del rap. Senza contare che, essendo proprio uno dei più grandi che abbiamo in Italia, quando ti chiama un artista del genere per fare il primo singolo senti una responsabilità immensa. Lu si affida a te e ti mette in mano il primo singolo, quindi non puoi sbagliare: la responsabilità è alta, quella volta è stato difficile perché era il primo, questa volta la difficoltà era nel rimanere sempre sul pezzo, alti a livello di immagini, idee e, ovviamente, la cosa a cui teniamo è cercare di far sì che Lorenzo rimanga soddisfatto, ripagare la sua fiducia.

Siete al quarto video assieme, come è cambiato il lavoro con un artista come lui?

Fin dal primo video abbiamo sempre lavorato alla stessa maniera, perché Lorenzo è uno a cui piace seguire tutte le fasi della lavorazione del progetto che lo coinvolge, quindi vale anche per il video, segue la fase di scrittura e produzione. Non è uno di quelli che "ci vediamo sul set e quello che ci sta ci sta", anzi, soprattutto nella parte creativa ci ha dato parecchi spunti. Diciamo che di base questo video rappresenta molto lui, molte delle cose sono cose che aveva dentro. Ci ha resi partecipi di quelli che erano i suoi pensieri e noi abbiamo cercato di coglierle al meglio e portarli sul video.

Jova voleva una sorta di filmino che narrasse la sua storia: come ci avete lavorato su questa idea?

Fondamentalmente questo video è tutto narrato nel quartiere dove è nato. Roma è grande e ogni quartiere è un paesino a sé e se non vivi quelle realtà ti ci devi immergere un po', quindi abbiamo cercato di farlo il più possibile, ascoltando le sue vecchie cose, i suoi racconti sulla scuola, l'oratorio etc, cose che poi abbiamo cercato di trasmettere, pensando che, però, doveva essere 30 anni dopo che ci ha vissuto: insomma, come detto, è stato super presente anche nella parte creativa e diciamo che lo spunto e la volontà di voler fare questo tipo di video è venuto da lui. È un filmino che parla di lui, della sua storia, ma fondamentalmente è uno street video, un video anni 90 che racconta il quartiere così com'è e la realtà in cui viviamo, senza modificarla. Oggi come oggi quando si fa un video si cerca di costruirla un po', fare cose filmiche, con attori, location, costumi, invece qui abbiamo voluto riportare la quotidianità: se oggi ti fai un giro nel quartiere di Lorenzo vedi quello. Non ci sono attori, comparse, location, non abbiamo usato neanche le luci e Lorenzo fa dei playback in vari posti, proprio come un video anni 90.

Che poi, come diceva anche lui, è quello che vi unisce, questa componente rap…

Sì, noi veniamo da quel mondo, è un linguaggio che conosciamo bene, quindi quando ci ha detto di voler fare quella cosa lì ci siamo trovati in un territorio conosciuto.

Ultimamente sono usciti vostri video di canzoni importanti, da "Fenomenale" a "In mezzo al mondo" passando per "Prisoner 709" o "La musica non c'è" e notavo come alla fine, nonostante sia complesso tirare la corda fino ad alcune cose pre Jova (quelle più splatter, per capirsi), riuscite a mantenere l’asticella alta quando si parla di racconto, senza perdere quelle atmosfere che alla fine hanno fatto innamorare Lorenzo di voi…

Sì, noi cerchiamo sempre di mantenere una nostra impronta, di fare cose filmiche che ci piacciono, magari sono più difficili, più dispendiose però raccontare delle storie è sempre figo, anche perché se il video non lo personalizzi con una creatività, magari rischi che sono tutti uguali: roba di playback, camminate, cose che, figurati, abbiamo fatto anche perché ci sta farli, servono, però sono più stimolanti e divertenti quelli con un'idea forte di base. Poi noi siamo sempre in fissa con gli anni 80 e 90 e cerchiamo di riportare quelle atmosfere là come, ad esempio, l'ultimo di Biagio (Antonacci, ndr) o anche quello della Nannini.

Anche "What Happened Last Night" dei The Kolors…

Sì, certo anche quello.

Quale parte dei vostri immaginari (quello dato da musica, letteratura e cinema) vi unisce? Dove vi incontrate?

Guarda, a Lorenzo piace molto il cinema, noi siamo super nerd a questo riguardo, quindi al di là degli anni 80 e del rap, parliamo del cinema di Tarantino, dei Coen, di Spielberg, piace molto a tutti e tre: la chiave cinematografica ci unisce sicuramente. Questo video qua lo abbiamo girato con le lenti anamorfiche e ha una qualità molto più elevata a livello tecnico e anche questa cosa di curare molto l'immagine è un'altra cosa che ci accomuna parecchio. E fondamentalmente il rap, alla fine veniamo tutti e tre da quel mondo.