Ci sono Domenico Modugno e Gianni Togni, c'è Lucio Dalla e Ornella Vanoni, c'è Fossati e ci sono i Tre allegri ragazzi morti e poi c'è Jovanotti in "Lorenzo sulla Luna". Dopo un'estate passata a suonare sulle spiagge italiane, e rimodulare il concetto di live e di festival diffuso, il cantante torna a una dimensione più intima e intimistica e lo fa partendo dalla Luna. Nell'anno in cui si festeggiano i 50 anni dallo sbarco, infatti, Lorenzo prende alcune delle canzoni più importanti scritte sull'argomento e le rimodella in versione quasi indie, con l'aiuto ancora una volta di Rick Rubin, storico produttore dell'hip hop mondiale che Lorenzo aveva voluto al suo fianco per "Oh, vita!" e con cui si è chiuso sei giorni in studio: "Rick non conosceva i brani, ma non li abbiamo riascoltati, ci siamo affidati soltanto a quello che mi avevano lasciato".

Quali canzoni ci sono in "Lorenzo sulla Luna"

Jovanotti si è confrontato con alcuni dei grandi, appunto, della canzone italiana, che della luna ne hanno fatto un topos, lui compreso, che l'ha cantata varie volte. E così, la tracklist include: "Notte di luna calante" (Domenico Modugno, 1968) "Luna" (Gianni Togni, 1980), "Accendi una luna nel cielo" (Ornella Vanoni, 1976), "Luna di città d’agosto" (Jovanotti, 1997), "L’ultima luna" (Lucio Dalla, 1979), "Chiaro di luna" (Jovanotti, 2017), "La luna piena" (Samuel, 2017), "Una notte in Italia" (Ivano Fossati, 1986), "La faccia della luna" (Tre allegri ragazzi morti, 2010), "Luna rossa" (Giorgio Consolini 1950), "Guarda che luna" (Fred Buscaglione, 1959).

Il divertissement di Jovanotti

Questo è uno di quei divertissement in cui un artista del calibro di Jovanotti può cimentarsi, dandogli struttura e in maniera coerente con un discorso musicale che lo vede in continuo movimento. Anche prendendosi qualche rischio (quando rifà "L'ultima luna" giocando con lo skat di Lucio Dalla, per dire), benché il "rischio" sia proprio nel progetto completo. Ma Jova non è uno che si è mai posto tanti problemi e infatti ha reso pubblico quello che era nato come un "trip personale": "Due sono le cose non farei mai: un album di cover e un ‘album concept'. E infatti eccomi qua, con un disco appena fatto tra le mani, ed è un concept album di cover! – ha detto presentando l'album -. Quando abbiamo registrato ‘Lorenzo Sulla Luna' non era detto che sarebbe uscito, era un mio trip personale, volevo concentrare la mia attenzione sul satellite terrestre, a 50 anni dall’Apollo 11, come un modo per esplorare uno spazio, che poi ogni spazio è sempre ‘lo spazio'. Passata l’estate con tutto il suo incredibile delirio lo abbiamo riascoltato e quel vuoto è entrato in risonanza con il silenzio improvviso che si era fatto in me dopo tutto il casino di Jova Beach, quindi mi è sembrato perfetto da pubblicare alla fine di un anno così pazzesco".

Un album registrato in analogico

Un'altra cosa che il cantante sottolinea è che il progetto, uno dei più intimi, appunto, notturno come l'ha definito lui, si veste di un abito analogico. L'idea è proprio quella della sincerità, dell'immediatezza, di meno sovrastrutture possibile. Contro l'iperproduzione moderna, per mutuare uno slogan calcistico: "È un album che parla di un futuro vintage. Il risultato è qui, nudo e crudo, molto lontano da quello che io intendo per ‘album di cover' ma di fatto trattandosi esattamente di questo e vivendo e nutrendosi di questa contraddizione". Un progetto esterno alla sua discografia, continua Jova, più la risoluzione di una questione emotiva che una questione prettamente discografica, da ascoltare "come una playlist tematica, breve e incompleta".