Con "Rap is Back", l'ultima pubblicazione di Jamil, il rapper ha manifestato un bisogno del pubblico di ritornare a suoni e tematiche hip hop. Uno stile non influenzato dalle sonorità europee, ideato musicalmente dal produttore della Baida Army Jaws, e che fa dell'essere "real" la sua medaglia a due facce. Pubblicato lo scorso 25 settembre, "Rap is back" è il quarto album dell'artista veronese: 10 tracce, di cui otto prodotte da Jaws e due da Wairaki. Come negli scorsi progetti, anche questo risulta essere un disco senza collaborazioni, una scelta che l'artista afferma come un tratto distintivo della sua musica: una storia personale, in cui pochi musicisti riescono a immedesimarsi. Zero compromessi è sempre stato un dogma per Jamil, che ha più volte urlato alla scena nazionale la necessità di non farsi influenzare dai successi commerciali. Dall'altro lato l'ostinazione per sonorità e flow che tendono a non uscire da un range di comfort per l'artista, fermano l'artista dal fare sempre il passo successivo della sua carriera. Novità di questo disco è il racconto anche di un altro lato di Jamil, quello empatico e personale, raccontato con uno storytelling che riesce ad attrarre l'ascoltatore nei brani "Vengo dalla strada" e "Come dici tu".

Abbiamo parlato con lui del progetto "Rap is back", della Baida Army e di Verona, il luogo in cui è cresciuto il suo personaggio e primo destinatario della sua musica. Dalla voce del leggendario artista americano scomparso l'anno scorso Nipsey Hussle nel disco, alla passione per i disegni di Dylan Dog utilizzati per la copertina, Jamil ha confessato anche che potrebbe non essere finita l'epoca dei dissing nell'hip hop, uno strumento musicale per lui più utile delle liti nelle storie di Instagram.

Partiamo dal titolo del disco: evocativo “Rap Is Back”, anche se denuncia tutto ciò che propone la scena hip hop italiana. Perché?

Rap Is Back perché ora nella scena vedo che c’è solo trap, ostentazione e pochi contenuti. So che ci sono artisti che hanno sempre fatto rap, ma in questo momento non sono così attivi, non hanno la mia visibilità e soprattutto non rappresentano la nuova generazione. Il titolo ha dato fastidio a molte persone, sapevo a cosa sarei andato incontro, mi è sempre piaciuto essere provocatorio.

Il titolo Top Boy penso si riferisca alla serie tv ambientata nel Regno Unito con colonna sonora prodotta dai maggiori artisti Uk, da Dave a Skepta. C’è un’attinenza tra ciò che è stato il pensiero del tuo quinto disco e ciò che sta succedendo lì, come scena e sonorità.

Il brano prende il titolo dalla serie perché mi è sempre piaciuta e ci rappresenta sotto vari punti di vista. L’album non è ispirato alla serie inglese, nonostante apprezzi molto il loro stile. Sicuramente penso che sia il mio miglior progetto, bisogna solo dare il tempo alla gente di capirlo. Ogni volta che pubblico un album mi dicono che era meglio il precedente, al prossimo che farò mi diranno “ma Rap Is Back era meglio”.

“Rap Is Back” esce in un momento in cui altri due artisti si sono esposti con un messaggio: “Facciamo ritornare il rap dov’è nato, in strada”, come Jake ed Emis. Quali possono essere dei punti di connessione nel vostro messaggio, e che rapporto hai con i due artisti?

Sicuramente loro sanno rappare molto bene, mi piacciono e soprattutto con Emis siamo sempre in contatto. L’unica differenza è che loro ogni tanto hanno sperimentato anche altri generi, io ho sempre fatto solo rap. Ma questo non vuol dire che non abbiano tutto il mio rispetto. Il loro album è molto bello, un piacere che siano tornati a fare il rap al cento per cento. Sono tra quelli che preferisco.

Le produzioni dell'album sono state affidate a Jaws, qualcosa che non ci sorprende, per la tua appartenenza alla Baida Army. Cosa significa nei termini della musica avere questo sostegno?

Ci sono due beat di Wairaki con cui avevo già collaborato in passato, tutti gli altri di Jaws. La crew per me è fondamentale, inoltre con Jaws ho una sintonia che non ho mai trovato con nessuno, trovo inutile dover cercare altri produttori quando ci troviamo così bene.

Non voglio chiederti perché hai scelto di non collaborare, piuttosto: con quale artista ti vedresti meglio nel caso dovessi formare una duo?

In Italia sicuramente Baby Gang con cui sto già lavorando per un brano insieme. Un emergente che mi rispecchia molto. Eminem resta il mio preferito per quanto riguarda l’estero, invece Young M.A. è la donna più forte di tutti a rappare. Con lei farei subito un brano se ci fosse la possibilità.

È un disco che potrebbe essere una tua fotografia. Un disco che non ha regole commerciali, un disco pieno di tracce hip hop dure. Cosa significa essere indipendenti e come ti ha avvantaggiato/svantaggiato?

Sono avvantaggiato perché posso fare tutto quello che voglio quando voglio. Sono svantaggiato per quanto riguarda playlist, promozione, radio e tante altre cose. Ma in tutte le situazioni ci sono dei pro e dei contro, quindi non ci lamentiamo.

In "My Life", c’è lo scratch con la voce di Nipsey Hussle, artista statunitense scomparso lo scorso anno. Che esempio è stato per te?

Oltre ad essere un esempio, Nipsey è una leggenda umana per tutto quello che ha creato e fatto per la sua comunità. Un onore aver potuto usare le sue voci con il permesso del suo management.

Un tuo brano in passato ha fatto discutere in maniera positiva. Qual è per te il significato dietro “No racism”?

Con “No Racism” volevo ricordare a tutte le persone, soprattutto quelle nella scena nazionale, che certe parole non vanno usate perché sono offensive e soprattutto non siamo nella posizione di poterle usare, non essendo di colore. Ricordare a tutti che non si può essere razzisti se si fa trap o rap, perché sono generi che nascono dalla cultura afroamericana. Volevo ribadire che io e la mia crew siamo contro il razzismo.

Nel panorama nazionale hai avuto parecchi scontri con molti artisti, a cui più o meno hai dedicato un dissing. Uno dei più chiacchierati è stato quello con Noyz Narcos. Che strumento è il dissing, ma soprattutto dimmene uno che non rifaresti, col senno di poi, o uno che faresti adesso.

Il dissing è un modo sano per scontrarsi con qualcuno. Facendo musica, senza usare la violenza. Ogni dissing che ho fatto lo rifarei. Ora come ora non ho dissing in programma, ma non si sa mai come mi sveglio. Sicuramente adesso, finiti gli instore e i vari impegni, sono più tranquillo e ho il tempo per farlo.

Verona: che influenza ha avuto non solo sulla tua musica, ma sul tuo progresso artistico questa città? In una canzone canti che adesso hai 4 bodyguard: come gestisci il successo?

Preferisco girare con i miei amici che mi fanno anche da bodyguard perché la gente è sempre pronta a creare situazioni spiacevoli per apparire. Allo stesso tempo mi piace girare in gruppo perché ci divertiamo e stiamo insieme da sempre. Verona è la città che mi ha cresciuto, sono qui da sempre, sono molto rispettoso nei suoi confronti.

Ricordo una canzone di un album di Marracash: “Rapper criminale”. Molte volte hai avuto persone che ridicolizzavano la tua figura per il tuo peso. Dall’altro lato hai risposto che se volevi fare a pugni non avresti fatto il cantante. C’è questo dualismo tra personaggio rap/personaggio violento nel rap italiano, cosa ne pensi? Credi che una persona debba essere per forza un wrestler per fare buona musica?

Io ho sempre detto che se qualcuno voleva fare a pugni io avrei risposto con la musica. Questa è la mia passione, se mi fossero piaciute le botte mi sarei iscritto a MMA. Chi ha minacciato di picchiarmi sono quelle persone che con la musica non sono riuscite a toccarmi. Dovrebbero riflettere se fare musica o sport da combattimento.

La copertina del tuo album è stata disegnata da Emiliano Tanzillo, storico fumettista di Dylan Dog. Che rapporto hai con i fumetti?

Io e soprattutto la mia ragazza siamo fan di Dylan Dog. Rivedendo la nostra collezione abbiamo capito che i disegni che ci piacevano di più erano realizzati da Emiliano, quindi ho pensato di scrivergli. Ci siamo trovati subito in sintonia. Oltre ad aver disegnato la copertina, ascoltando il disco su Spotify, potrai trovare un disegno dedicato ad ogni brano. Sono onorato di aver collaborato con lui.

Ultima domanda: è la prima volta che parli d’amore nei tuoi brani. “Come dici tu” sembra uno dei tuoi pezzi più personali. Credi fosse arrivato il momento anche di mostrare questa parte di Jamil?

Ho la ragazza da diversi anni, sono realmente innamorato di lei. In un album dove ho voluto parlare di tutta la mia vita, non poteva mancare un brano dedicato a lei, essendo parte integrante di tutto quello che vivo.