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20 Giugno 2021
13:44

James Senese è tornato: il jazz del sassofonista napoletano suona ancora per i più deboli

James is back. James è tornato. E quando James Senese torna è giusto prendersi il tempo necessario per ascoltarlo, per godersi la sua voce, il suo sax, gli intrecci che insieme ai suoi musicisti danno forma alla sua idea musicale che da oltre 50 anni caratterizza e innova la musica italiana, tenendo sempre un occhio sull’amore e sui più deboli.
A cura di Francesco Raiola
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James Senese (ph Mario Spada)
James Senese (ph Mario Spada)

James is back. James è tornato. E quando James Senese torna è giusto prendersi il tempo necessario per ascoltarlo, per godersi la sua voce, il suo sax, gli intrecci che insieme ai suoi musicisti danno forma alla sua idea musicale che da oltre 50 anni caratterizza e innova la musica italiana. Non solo napoletana, sarebbe stupido relegare la musica di Senese a un territorio. “Voglio partì, voglio cercà ‘a libertà ca nun ce sta, voglio capì comme se fa pe poco e niente pè campà”. Comincia così questo nuovo lavoro del musicista napoletano che è tornato a 5 anni dall’ultimo lavoro coi Napoli Centrale “‘O sanghe” e a 3 anni dalla raccolta “Aspettando ‘o tiempo”, e che sta vedendo anche la ripubblicazione in vinile, da parte de La Canzonetta, di alcuni album iconici come "Jesceallàh”, dei Napoli Centrale, ultimo in ordine di tempo. Parlare di Senese è parlare della storia della musica italiana, perché il sassofonista ha attraversato in maniera trasversale la storia musicale del Paese.

L'America mediterranea del sassofonista

Parlare con lui vuol dire immergersi in un mondo fatto di artisti immensi, quelli che ha conosciuto e quelli che lo hanno influenzato, da Coltrane a Miles Davis, ovviamente, i due baluardi a cui si è sempre ispirato ma che non sono stati mai talmente ingombranti da non permettere a Senese di muoversi anche lateralmente a questi mostri sacri. James ha innovato, ha portato a Napoli quell’America scovata, come tanti artisti della sua generazione, nel porto di Napoli, dove i soldati americani portavano le novità dall’America. Ma Senese e alcuni di quella generazione hanno saputo creare una commistione tra le sonorità black, tra il funk, il blues, il jazz che arrivavano da Oltreoceano e le hanno mescolate col Mediterraneo e con la tradizione napoletana.

Dalla parte degli ultimi

Se poi hai la voce di James – e quella cadenza – tutto assume anche un’aura ancora più magica. Ma non è una di quelle magie che ti fa sognare, una magia che definirei proletaria, è la voce che parla degli ultimi, lo faceva quando in “Campagna”, pezzo storico che apriva l’album omonimo dei Napoli Centrale – brano scritto da Franco Del Prete – cantava “Comme è bella ‘a campagna Ma è cchiù bella pe' ‘o padrone Ca se renghie ‘e sacche d'oro E ‘a padrona sua signora Ca se ‘ngrassa sempre cchiù” e lo fa ancora oggi quando in "James is back" canta "Scennimmo a fà ‘a guerra E luvammo ‘a miezo ‘sti fetiente".

Senese secondo Senese

È curioso vedere come in tutti questi anni ci sia comunque un filo che lega parte di Senese. Prima parlavamo della libertà, quella che cita nella prima canzone, ma la discografia di Senese è un racconto di vita, lavoro, lotte quotidiane per la sopravvivenza, amore e fede. Prendo in prestito le parole che Senese usa per presentare quest’album e confermano proprio come il messaggio sia sempre quello, perché evidentemente il problema è sempre quello: il divario enorme tra ricchi e poveri, tra chi può e chi non può e quindi tra chi vive e chi soccombe, e chi resiste. Un racconto che, però, non perde mai di vista l’amore:

“Nella società attuale è diventato molto difficile far prevalere il bene sul male e ancora più complesso è parlare alle persone per cercare di far capire loro quella che per me è la strada giusta, quella dei sentimenti. Ogni persona ha un proprio Credo, non siamo tutti uguali e ognuno costruisce il proprio mondo in modo differente ma uno dei problemi principali è che vi sono persone che hanno velleità dominanti. Per realizzare questo lavoro discografico ho guardato un pò dappertutto, per trovare una voce comune che potesse entrare nel cuore della gente. E’ un disco molto sofferto ma pieno d’amore. Ed è proprio l’Amore quello che io cerco in ogni momento della mia vita e della mia arte . Il lavoro che ho fatto è stato di cercare un unico suono: quello della verità, il mio essere nero e bianco… per potermi ritrovare , e rintracciare la mia identità. Ci sono alcuni dei nuovi brani che amo particolarmente, come Je Son e, scelto come primo singolo , la title – track James is back, l’America, o meglio amico mio, Jesce fore. Sembrano canzoni ma vanno oltre; sono lo specchio della mia vita. I n questi brani si sente il soffio del mio cuore”.

Ispirazione per le nuove generazioni

Un cuore che è la cosa più importante per un artista come Senese, perché è un cuore che influenza ancora, che è ispirazione per le nuove generazioni, dalla scena folk di Foja e La Maschera all'elettronica dei Nu Guinea – oggi Nu Genea – perché come dice lui stesso, descrivendosi, ancora una volta citando le sue parole in una canzone: “Je sone, son e e sto sunanno ancora Pe me ca songo goccia dinto ‘o mare Nu schizzo d’acqua ca se asciutta ‘o sole Nu filo d’erba dinto a ‘sti fronne ‘e rosa”.

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