"Io che hi ceduto all'assenza dello stato, non l'ho cercato più ma è lui che mi ha trovato" canta Assia Fiorillo in "Io sono te", il singolo che fa da tema principale del documentario Rai "Caine", di Amalia De Simone, in cui la giornalista napoletana racconta la vita di alcune detenute delle carceri di Fuorni e Pozzuoli. Il brano, infatti, non esisterebbe – o comunque non esisterebbe così – se non contasse sul contributo delle detenute che hanno permesso alla cantautrice napoletane di poter racchiudere in versi i pensieri e le azioni di queste donne che Amalia De Simone – con la collaborazione della giornalista Simona Petricciuolo – ha raccontato con "Caine": "E se mi chiami Caina per quanto son stata cattiva, lo so, sono passata attraverso gli spari, gli errori che non rifarò" canta Assia Fiorillo.

"Io sono te" e la storia delle detenute

"‘Io sono te' non è solo una mia canzone. Forse non è nemmeno solo una canzone. Sono dei versi in musica che hanno tante mani – spiega la cantautrice che è anche frontwoman delle Mujeres Creando -. È la vita delle detenute delle carceri di Fuorni e Pozzuoli che ho frequentato per un anno durante le riprese del documentario ‘Caine'. Durante questo percorso ho sollecitato le ragazze a scrivere o a buttare fuori emozioni e sentimenti. Insieme con la giornalista autrice del documentario, Amalia De Simone, abbiamo messo insieme i loro pensieri, costruendo un testo che rappresentasse sia loro che noi e comunque tutto quello che stavamo vivendo". Un racconto che unisce chi sta dentro al carcere e chi sta fuori, chi ha sbagliato e sta pagando e chi, invece, spesso giudica percorsi in maniera superficiale, che le nostre origini, le nostre condizioni di vita non sono totalmente indifferenti a quello che saremo da grandi. Fiorillo cerca di spiegare tutto questo, accendere un faro sul punto di vista di chi solitamente è giudicato: "Io sono te se a nove anni sei già in strada, e dopo accada quel che accada".

Il video di Io sono te

Anche la scelta delle location del video non sono casuali e seguono il filo della canzone, perché si svolge soprattutto all'interno del Museo Madre, struttura che si trova al centro della città, a pochi metri dal Duomo di Napoli e Mezzocannone, tra il centro storico e i quartieri popolari, luogo che è epicentro delle contraddizioni della città partenopea. E così Assia Fiorillo, le donne conosciute in carcere e Titti Pantaleno – una ragazzina che la cantante ha conosciuto alla Fondazione Famiglia di Maria di San Giovanni a Teduccio, nella periferia est di Napoli, dove tanti giovanissimi trovano opportunità di riscatto mostra -, sono le protagoniste del video che si aggirano nelle sale maiolicate del museo, attraverso la giostra di Temitayo Ogunbiyi, installazione del Madre, o il terrazzo da cui si vede un pezzo di Napoli. Il brano è anche finalista al contest musicale di Amnesty International “Voci per la libertà”.