Nel 1974 arrivò sulla strada del rock mondiale una band formata da 4 ragazzi che avevano deciso che tre accordi potevano bastare per le loro canzoni di 2 minuti, in opposizione al prog-rock e alla Disco che imperavano. Decisero di chiamarsi Ramones, cambiando i propri cognomi con quello di Ramone – pseudonimo utilizzato per un periodo da Paul McCartney quando doveva registrarsi negli hotel – e dando il via a quella rivoluzione che fu il punk. Quarant'anni che l'Italia festeggerà durante l'Home Festival di Treviso a cui parteciperà Marky Ramone (al secolo Marc Steven Bell), che pur non essendo tra i fondatori, resta uno dei componenti storici della band. E l'unico rimasto, ormai, dopo che a luglio anche Tommy (di cui Marky prese il posto nel 1978 per registrare "Road To Ruin" e che era l'ultimo tra i fondatori rimasti ancora in vita) è morto. Ma è Marky, ormai da anni, a portare avanti il nome di una delle band di riferimento della storia del rock, al punto che nei giorni scorsi si è saputo che sarà addirittura Martin Scorsese a girare un film sulla loro storia. E proprio in occasione dei 40 anni della loro storia, la band si è vista assegnare anche il Disco d'oro. Abbiamo fatto qualche domanda (via mail) a Marky per farci raccontare qual è l'eredità che i Ramones hanno lasciato oggi.

Quest'anno cadono i 40 anni dalla formazione dei Ramones. Qual è il contributo che secondo lei, questa band ha dato alla musica?

Negli anni 70 era tutto Disco Music e tutto quelle band progressive rock da stadio. Poi, all'improvviso, 4 ragazzi con giacche di pelle arrivarono suonando canzoni da 2 minuti e 3 accordi. Le persone e i giornalisti non potevano crederci. Poi, con gli anni, facemmo degli album, suonammo e la gente cominciò a capire quello che facevamo. Poi tra la fine degli anni 80 e l'inizio dei 90 band come Green Day e Offspring – con cui abbiamo suonato assieme a Madrid -, Pearl Jam e Red Hot Chili Peppers hanno cominciato a citarci come uno dei gruppi che li ha maggiormente influenzati, e molto è cambiato. Pochi anni dopo è successo che sono arrivati gli anni in cui abbiamo cominciato a raccogliere. Quindi, sì, la gente non ci ha capito all'epoca.

Per quanto riguarda il disco d'oro, penso che non sia mai tardi :-) Qualche anno fa abbiamo ricevuto il Grammy Awards alla carriera, insomma è in questi ultimi anni che stiamo ricevendo tutti questi riconoscimenti e va bene così, meglio averli ora che mai.

Un anniversario abbastanza amaro, però, visto che a luglio è morto Tommy (Erdelyi) Ramone. Qual è il suo più bel ricordo di Tommy?

Ho sostituto Tommy nei Ramones nel 78 per registrare “Road To Ruin”. Era bravo e creò uno stile tutto suo con il charleston. È stato un musicista della band fin dai primi giorni e ha creato quella che era la sua struttura musicale. Un ragazzo in gamba, sono molto triste che se ne sia andato.

Lei entrò nei Ramones con il loro quarto album “Road To Ruin”: che band trovò e cosa aggiunse secondo lei il suo arrivo.

Come ho detto prima ho cercato di migliorare lo stile di Tommy, cosa non facile. Ho trovato una band che voleva crescere e l'abbiamo fatto. Pensa che la prima canzone che ho registrato è stata “I Wanna Be Sedated” (uno dei pezzi più noti e amati della band, ndr).

I Ramones sono punk”, “I Ramones non sono solo punk”. Cosa sono i Ramones?

Beh, non avrebbe potuto esistere il punk senza i Ramones. Difficile a dirsi, ci sarebbero stati molti generi musicali ma non il punk come lo intendiamo oggi. Probabilmente avrebbero definito punk un altro tipo di musica. Ho passato momenti straordinari con loro, come racconto nel mio libro che uscirà nel 2015. Essere un Ramone vuol dire essere onesti nel credere in ciò che fai, senza fregartene di ciò che dicono gli altri. Non cercare di fare paragoni con gli altri, ma semplicemente essere se stessi.

Preferisce i Ramones più punk o quelli più “pop”? E in che modo il vostro sound cambiò con Phil Spector?

Li amo tutti. Lavorare con Phil è stato fantastico, è un mio amico. Ha cercato di introdurre il suo concetto di “Wall Of Sound” (“Muro di suono”, ndr) nei Ramones. Per quanto mi riguarda mi sarebbe piaciuto fosse differente ma è stato divertente. "Mondo Bizzarro" è un mix di canzoni punk e altre più pop, è uno dei miei album preferiti assieme a “Pleasant Dreams” e “Road To Ruin”.

Sappiamo che Morrissey è un grande fan dei Ramones ed è stato lui a scegliere la tracklist da inserire nel prossimo Best of dei Ramones. Può dirci qualcosa riguardo la vostra collaborazione?

Abbiamo fatto un sacco di compilation, a questo punto è tutto in mano all'etichetta.

Ha qualcosa di speciale in mente per festeggiare l'anniversario all'Home Festival?

Le canzoni sono troppo belle per non essere suonate. Adoro suonare quei pezzi, in più abbiamo una nuova generazione di fan che li amano. Ragazzini che non hanno mai potuto vedere i Ramones o persone più anziane che vogliono passare una serata grandiosa. Adoro vedere un padre o una madre portare suo figlio o sua figlia a un concerto, loro 40/50enni e i ragazzi teenager uniti dai Ramones. Ah, e proprio ultimamente ho prodotto una birra che ho chiamato Marky Ramone's Brown Ale, che come dice il nome è una birra scura ottima. Spero possiate provarla anche in Italia nelle prossime settimane.

Chi ha raccolto, secondo lei, il testimone della band oggi?

Come detto ci sono un po' di band, i Green Day, Pearl Jam… ma non ho un nome specifico. Sarà il tempo a dircelo, ma ci vorranno anni. Sono sicuro, comunque, che non ci saranno altri Ramones, così come non ci sono stati altri Beatles e altri Who.