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Il testo e la storia di Vita Spericolata, Vasco racconta la canzone che arrivò penultima a Sanremo

Il 3 febbraio 1983 Vasco portava a Sanremo la sua “Vita spericolata”, oggi racconta su Instagram la nascita di quel brano e i ricordi legati al festival di quell’anno.
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A cura di Cristina Somma
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Foto Michele Nucci/LaPresse 28 Maggio 2022 - Bologna, Italia - cronaca nella foto: Concerto Vasco Rossi all’autodromo di Imola Photo Michele Nucci/LaPresse May 28, 2022 - Bologna, Italy - news in the pic: Vasco Rossi concert at the Imola racetrack
(Foto Michele Nucci/LaPresse) In foto: Concerto Vasco Rossi all’autodromo di Imola, 2022

Era il 1983 quando Vasco portò sul palco di Sanremo la sua "Vita spericolata", dopo 40 anni, è ancora un inno per diverse generazioni. Il cantante racconta nelle storie pubblicate sul suo profilo Instagram come è nata la canzone più rivoluzionaria della sua carriera, quella che oggi continua a far emozionare giovani e adulti. Il brano, intimista e strafottente, si posizionò in fondo alla classifica del festival più nazional-popolare d'Italia. Le classifiche, al di fuori della kermesse però, diedero ragione al suo animo anticonformista e trasgressivo e gli concessero la scalata al successo di quella che poi sarebbe diventata una hit da record. A Sanremo ci aveva già provato l'anno prima con ‘Vado al massimo': un testo che cercava di esprimere lo stesso concetto, ma con parole diverse. Non era stato ben accolto, a differenza di quello che poi è stato il riscontro del brano che oggi spegne le candeline.

Il testo di "Vita spericolata"

Voglio una vita maleducata
Di quelle vite fatte, fatte così
Voglio una vita che se ne frega
Che se ne frega di tutto sì
Voglio una vita che non è mai tardi
Di quelle che non dormono mai
Voglio una vita di quelle che non si sa mai

E poi ci troveremo come le stars
A bere del whisky al Roxy bar
O forse non c'incontreremo mai
Ognuno a rincorrere i suoi guai
Ognuno col suo viaggio
Ognuno diverso
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi, suoi

Voglio una vita spericolata
Voglio una vita come quelle dei film
Voglio una vita esagerata
Voglio una vita come Steve McQueen
Voglio una vita che non è mai tardi
Di quelle che non dormi mai
Voglio una vita, la voglio piena di guai

E poi ci troveremo come le stars
A bere del whisky al Roxy bar
Oppure non c'incontreremo mai
Ognuno a rincorrere i suoi guai
Ognuno col suo viaggio
Ognuno diverso
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi

Voglio una vita maleducata
Di quelle vite fatte così
Voglio una vita che se ne frega
Che se ne frega di tutto sì
Voglio una vita che non è mai tardi
Di quelle che non dormi mai
Voglio una vita
Vedrai che vita vedrai, uh

E poi ci troveremo come le star
A bere del whisky al Roxy bar
O forse non c'incontreremo mai
Ognuno a rincorrere i suoi guaiE poi ci troveremo come le star
A bere del whisky al Roxy bar
O forse non c'incontreremo mai
Ognuno a rincorrere i suoi guai

Voglio una vita spericolata
Voglio una vita come quelle dei film
Voglio una vita esagerata
Voglio una vita come Steve McQueen
Voglio una vita maleducata
Di quelle vite fatte, fatte così
Voglio una vita che se ne frega
Che se ne frega di tutto sì

"Vita spericolata" e il racconto di Vasco su Instagram

Vasco racconta nelle storie pubblicate sul suo profilo Instagram che nel 1983 Gianni Ravera (cantante e organizzatore di 17 edizioni del Festival di Sanremo), lo aveva invitato già l'anno prima alla kermesse, dove si era presentato con ‘Vado al massimo'. Ravera aveva detto a Vasco che poteva fare quello che voleva e quindi Vasco scrisse il brano, presentato nel 1982, apposta per Sanremo. "Scrissi quella canzone per andare a fare il matto", racconta il rocker italiano.

Purtroppo non andò a buon fine la sua proposta, quindi all'invito dell'anno successivo inizialmente declinò. Gli disse: "Guarda sono venuto l'anno scorso, ho fatto il matto per farmi notare, per provocare, non è che posso tornare quest'anno a fare il matto, perché dopo va a finire che devo andare a lavorare in un circo". Rivela che non aveva proprio intenzione di andarci, ma Ravera insistette dicendo: "Devi venire per riconoscenza". Vasco comunque non cedette subito, pensava molto di più alla sua avventura a quei tempi. "Poi successe un fatto molto importane", spiega. "A settembre – prosegue – venne fuori il testo di Vita Spericolata su una musica di Tullio Ferro che mi piaceva tantissimo, sulla quale lavoravo da mesi". Prima ha pensato alla frase ‘voglio una vita', poi gli è venuto in mente tutto, ovvero come la voleva: spericolata, maleducata, "andate tutti a farvi benedire". Dopo averla partorita ha subito pensato fosse una canzone perfetta da cantare a Sanremo "davanti a quella platea di perbenisti, benpensanti". Spiega che all'epoca al festival c'era un pubblico molto serio, così come gli artisti del calibro di Al Bano e Romina.

"Vita spericolata" è ancora oggi un inno generazionale. "Una canzone – prosegue il cantante – che mi ha cambiato la vita. Nel senso che la cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me. Ero talmente felice, carico e convinto delle canzoni che scrivevo che non mi poteva toccare niente. Quando un artista scrive una canzone del genere significa che è arrivato dove doveva. Questa è la storia del 1983 di quando partecipai per l'ultima volta a Sanremo". Infine rivela che a quei tempi al festival non voleva andarci nessuno. "Io ci andai perché era l'unico modo per avere una platea nazionale e uscire dall'Emilia Romagna dove ero conosciuto. Mi serviva quella storia e l'ho presa al volo", conclude.

"Vita spericolata" a Sanremo 1983

Tra le storie del suo profilo Instagram, Vasco pubblica una pagella di Sanremo 1983, accompagnata da una didascalia: "Nonostante qualcuno ci avesse visto giusto…". La pagella riporta voti altissimi, come un dieci al testo accompagnato dal giudizio che recita "voglio una vita maleducata, voglio una vita che se ne frega, voglio una vita spericolata – Splendida", poi un 9 alla musica e un 10 al cantante. I giudizi rispettivamente sono stati: "Una ballata rock, tremolio di chitarre e il ricordo dei Rolling Stones" e riguardo il cantante "canta e vive rock. Racconta storie di sballati e perso com angoscia e ironia". Il pronostico? "Buon piazzamento". Non ci prese, Vasco con quel brano arrivò penultimo, prima di Pupo che partecipò con "Cieli azzurri".

Quell'anno la competizione fu vinta da Tiziana Rivale con "Sarà quel che sarà". Sul podio, al secondo posto arrivò Donatella Milani con "Volevo dirti" e al terzo Dori Ghezzi con "Margherita non lo sa". Non raggiunsero il podio, invece, Toto Cotugno con L'Italiano, oggi considerata la canzone più famosa al mondo, ma nemmeno i Matia Bazar con "Vacanze Romane" o Gianni Morandi con "La mia nemica amatissima".

La spiegazione di "Vita spericolata" in un'intervista degli anni '90

Vasco pubblica tra le storie sul suo profilo Instagram un'intervista vecchia, probabilmente risalente agli anni '90, dove spiega il significato della sua canzone. "Voglio una vita spericolata – dice nell'intervista – è un sogno di quando hai 20 anni e ti trovi di fronte una scelta". Bisognava scegliere cosa fare, ma spesso non si aveva voglia di fare il ragioniere in banca perché quel tipo di lavoro era visto come qualcosa di non appagante. La vita spericolata "dieci anni fa, sette anni fa – spiega – era la scelta più sentita. A vent'anni non pensi alla sicurezza, al lavoro, pensi a vivere. Io volevo vivere molto, ancora adesso, ma prima soprattutto volevo vivere molto in fretta e molto intensamente. Adesso ho iniziato a calmarmi un po'".

Segue un video che invece lo riprende oggi, dopo 40 anni dalla stesura di quel testo. Vasco canta la sua canzone e grida "40 anni, compie 40 anni. La prima volta che la cantai a sanremo era il 3 feb 1983 e sono ancora qui. Evviva. Con questa avita spericolata che ho fatto, piena di guai, di soddisfazioni, di cose intense di intensità e adesso siamo ancora Work in Progress". Conclude il video augurando un "in bocca al lupo a tutti", poi dice "ce la farete tutti".

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