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Il Tesoro di San Gennaro oltre il folklore: “Cantiamo chi lotta per non abbandonare la propria terra”

Si chiama Il Tesoro di San Gennaro il progetto di Salvio Vassallo e Valentina Gaudini che rilegge in chiave contemporanea le canzoni di amore e protesta della tradizione campana.
A cura di Francesco Raiola
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Il Tesoro di San Gennaro
Il Tesoro di San Gennaro

Si parla spesso di contaminazione nella musica, secoli e secoli ci hanno insegnato che è uno degli ingredienti principali per cercare di scoprire nuove strade, trovare nuove direzioni. Lo sa bene il Tesoro di San Gennaro, progetto creato da Salvio Vassallo, batterista pop, produttore e compositore di colonne sonore e amato da Peter Gabriel e Valentina Gaudini, allieva del maestro Murolo e diplomata alla scuola di teatro drammatico. I due hanno pubblicato da poco l'album "Amore e guerra" in cui rileggono alcune delle canzoni tradizionali campane, spogliandole e rivestendole di psichedelia, musica elettronica, dance e barocca, tra le altre. In occasione della pubblicazione in anteprima del video di "Italiella" da parte di Fanpage.it abbiamo chiesto a Vassallo e Gaudini di parlarci dell'album, di ricerca, tradizione e sguardo internazionale.

Si parla tanto di contaminazione, però non sempre è di per sé una cosa buona. Come si lavora a un prodotto che suoni contemporaneo tradendo nel modo giusto la tradizione (giusto per non tornare all’etimologia delle due parole)?

Salvio: In fondo la contaminazione nella musica c’è sempre stata. Nel corso dei secoli i popoli migrando hanno portato con sé tradizioni, usi e costumi, mischiandoli a quelli dei popoli che incontravano sul loro cammino. Addirittura, visto che la musica è espressione dei sentimenti, potremmo dire che una vera storia dei popoli potrebbe essere riscritta attraverso l’analisi delle varie influenze musicali che hanno avuto nel corso dei secoli e che non sono state modificate come si modifica la storia sui libri di scuola…

Cosa vuol dire riuscire a non perdersi “nell'evidenza più superficiale del suo folclore” come dite nel comunicato?

Salvio: Vuol dire appunto approfondire… In questi tempi dove tutto sembra essere superficiale, il folklore, inteso come l’insieme dei vizi e delle virtù di facciata di un popolo, si offre in bella mostra pronto per essere mercificato alla stregua di un souvenir scadente.

Valentina: La vera rivoluzione per noi è quella di non fermarsi ad ammirare il contenitore, ma scoprirne il contenuto, che nel caso della cultura napoletana è ricchissimo.

Come nasce “Amore e guerra”?

Valentina: Amore e Guerra è probabilmente la storia di tutti i popoli che amano la propria terra ma devono combattere per non abbandonarla.

Salvio: Nello specifico abbiamo scelto canti d’amore e di protesta per mettere in rilievo questo contrasto che è sempre esistito e probabilmente sempre esisterà…

Mi parlate un po’ della ricerca sonora dietro queste riletture?

Salvio: Da molti anni lavoro sul mettere insieme musica elettronica, musica classica, musica rock e avanguardie musicali. Ma senza rinunciare a parlare a tutti. Una mano me l’ha data l’esperienza nel campo delle colonne sonore, dove si utilizzano i materiali musicali più disparati senza perdere di vista la fruibilità per tutti.

Valentina: Da bambina ho avuto la grande fortuna di studiare canto con il maestro Murolo. Lui mi ha trasmesso il concetto di sottrazione, che era tipico del suo modo di cantare. Su quelle basi ho costruito la mia vocalità. Il teatro invece mi ha insegnato ad entrare in maniera potente nei sentimenti che esprimono di volta in volta i lavori che affronto.

Quando, come e perché nasce il progetto Il tesoro di San Gennaro?

Valentina: Il progetto nasce dieci anni fa, ma la nostra collaborazione inizia molto prima, circa vent’anni or sono. Salvio mi propose di ascoltare le Folk Songs di Luciano Berio di cui voleva farne una versione elettronica. Essendo sempre stata curiosa mi sono immersa in quest’ascolto, scoprendo un mondo di suoni nuovi che mi hanno aperto porte su scenari mai esplorati precedentemente. Sono convinta che anche l’ascolto richieda una forma di allenamento.

Salvio. Successivamente, dopo aver lavorato alle Folk Songs è sembrato naturale rielaborare anche canti e danze antiche della nostra tradizione.

Nei credit ho visto la presenza di Ernesto Vitolo, mi sembra un legame anche con una certa tradizione musicale napoletana…

Salvio: Sì, Ernesto è un caro amico con cui ho suonato spesso quando ero un batterista turnista a tempo pieno. Ma oltre ad Ernesto che nell’album suona l’organo hammond e ci parla di una storia musicale precisa, ci sono anche altri importanti musicisti, penso a Marcello Vitale, virtuoso della chitarra battente che suona con L’Arpeggiata, uno dei maggiori ensemble di musica barocca del mondo, oppure Michele Signore della Nuova Compagnia di Canto Popolare alla viola, Pericle Odierna al corno di bassetto, vincitore del globo d’oro come compositore di colonne sonore.. Tutti insomma portatori di un messaggio musicale preciso e corposo.

È un buon momento per fare musica da Napoli?

Valentina: Oggi ci sono molte realtà che stanno emergendo oltre alla scena trap che ha conquistato l’Italia. Speriamo vivamente che tutto quello che parte da Napoli possa trovare una giusta collocazione non solo a livello locale.

Mi sembra un progetto che parla quasi più a un pubblico estero che napoletano. Che risposte avete in quel senso?

Salvio: Effettivamente, avendo avuto esperienza in campo internazionale, questo progetto è stato pensato soprattutto per l’estero…

Valentina: Poi però ci siamo trovati inaspettatamente a ricevere grandi apprezzamenti dalla critica ma anche dal pubblico, entrando in classifiche in cui non credevamo saremmo mai potuti entrare!

Che tipo di ricerca sulla tradizione fate?

Salvio: Quando iniziamo un lavoro parto da molto lontano. Cerco di studiare più possibile musica e leggo libri sugli argomenti in cui andremo ad immergerci. L’idea alla base è quella di raccontare la storia dei popoli attraverso gli archetipi dei loro canti e delle loro danze antiche. In fondo la danza e il canto sono le espressioni più antiche che l’uomo ha usato per celebrare feste o rituali religiosi. E proprio l’impossibile punto di congiunzione tra il mondo pagano e quello cattolico è un esempio di perfetta sintesi che racconta lo spirito del nostro popolo…

Valentina: Il lavoro di Salvio è molto simile a quello di un regista o di uno sceneggiatore. Io mi sento un po' come la protagonista dei suoi film… Non a caso lui è anche autore di tutti i nostri videoclip.

Esiste una sorta di timore reverenziale a mettere mano a questi classici, spogliandoli e rivestendoli completamente?

Salvio: Più che timore parlerei di rispetto, e se si lavora su materiale così prezioso con onestà intellettuale si sente di stare percorrendo la strada giusta!

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