Lele Blade
in foto: Lele Blade

In molti Lele Blade – al secolo Alessandro Arena – lo hanno scoperto grazie al progetto Le Scimmie, portato avanti con Vale Lambo. Poi i due si sono presi ognuno uno spazio per sé, continuando una strada che è costellata di rap e ottimi riscontri sia numerici che di critica. Sebbene sia artisticamente giovane Lele  Blade è già un punto di riferimento per le nuove generazioni del rap campano, riuscendo in pochi anni a lasciare un segno importante. E questo segno gli ha anche dato la libertà di muoversi a suo piacimento, sia restando nel solco che aveva cominciato a tracciare con Le Scimmie, sia muovendosi su territori diversi, che uniscono il suo flow a ritmi più latini e caraibici, come succede per il suo ultimo singolo "Prohibido" (e come è successo anche per i due precedenti). Se due indizi fanno una prova, tre indizi non confermano che quello sarà il futuro del rapper napoletano che, anzi, per adesso guarda avanti un passo alla volta (costruendo, però, quello che avverrà tra qualche mese): "È vero che mi piace sperimentare in più territori ma non so se quello latino è sempre l’abito giusto per me." dice a Fanpage.it che lo ha raggiunto per parlare un po' di quanto sta avvenendo in questi mesi.

"Prohibido" continua il tuo percorso verso suoni più latini e caraibici. Mi parli di questo amore?

Esatto. "Prohibido" continua un itinerario, è il terzo brano che asseconda questi ritmi. Mi sono lasciato ispirare dal beat, come avvenne con "Gringo". Avevo voglia di scrivere di questo amore tra due amanti, di qualcosa di proibito appunto.

In che modo si svilupperà in futuro: dobbiamo aspettarci qualche Ep indirizzato in quel senso?

No. Per ora mi limito alle sensazioni immediate e istantanee. Non ho in progetto di realizzare un intero lavoro su queste sonorità, probabilmente sarebbe poco stimolante. È vero che mi piace sperimentare in più territori ma non so se quello latino è sempre l’abito giusto per me.

"Prohibido" come nasce, ha a che fare l'estate?

In realtà la genesi di questa canzone risale a settembre-ottobre, quindi l’estate è incidentale. Il fatto è che siamo stati fermi per un po’, per svariate ragioni. Poi è subentrato il Covid con le sue limitazioni e rischiava addirittura di non uscire più. Finalmente è in circolo adesso e sta funzionando bene, molto bene sulle piattaforme. Aggiungo che la cosiddetta ‘questione dell’estate’ per me è assai delicata. È un limite tutto italiano. Prendi a esempio gli artisti che producono musica latina: lavorano in questo modo dal 25 dicembre al 15 agosto. Non si legano mica al periodo estivo. Per i suoni, "Prohibido", può essere ricondotto a una ‘roba’ estiva ma non ti sto mica suggerendo di andare al mare e fare chissà che…

Come leghiamo "Prohibido" al tuo amore sconfinato per i PNL?

Non lo leghiamo proprio, sebbene gli stessi PNL adoperino spesso vocaboli di lingua spagnola nei loro pezzi. Più che altro io lo lego al mio amore sconfinato nei riguardi della musica tour court. Dietro queste scelte c’è sempre una mia costante volontà di ricercare suoni nuovi. Una maniera per imparare.

Tra l’altro un annetto fa intervistai BBP, che ha prodotto un po’ di pezzi loro, e mi confermava che le due scene si parlano. Insomma, tu guardi più alla Francia o agli States? 

Io ascolto musica in generale, senza categorie. L’ispirazione maggiore la ricevo da progetti e album pubblicati fino a cinque anni fa. Nell’ultimo lustro mi sa che il rap di matrice americana sia diventato un pochino troppo monotono. Non mi ispira come un tempo. Poche suggestioni, escludendo quel famoso quarto d’ora di entusiasmo. Sul rap francese, che dire… i PNL ancora una volta! Lloro fanno paura pe’ sempe!

Senti, fai rap da tempo, ma il tuo nome è esploso relativamente tardi benché ormai tu sia praticamente un riferimento nella scena. Che rapporto hai con le nuove generazioni? E con quella campana, in particolare?

Penso che questo discorso del tempo sia relativo. Tutto è intrecciato al momento storico. Al fatto che in Italia il mercato musicale adesso si basa sulla nostra musica. Sulla musica che realizziamo noi. Che io facevo già 15 anni fa. Che Luchè faceva 25 anni fa. Luchè ovviamente 25 anni fa stava peggio di me perché il genere era totalmente sconosciuto. Credo che anche lui sia stato applaudito un po’ tardi. Ultimamente l’attenzione degli addetti ai lavori e delle etichette discografiche è molto rivolta alla musica che realizziamo io e alcuni miei colleghi, di conseguenza è una questione di argomenti che coincidono. Resta il fatto che ho un buonissimo rapporto con le nuove e nuovissime generazioni, sia napoletana sia campana.

Con Vale Lambo avete praticamente segnato un periodo della trap napoletana. Cosa hanno rappresentato (e rappresentano) Le Scimmie?

Di sicuro abbiamo rappresentato una transizione tra fare rap alla ‘vecchia’ maniera e la nuova onda. Nel vero senso della parola siamo stati una wave. Credo sia innegabile, e ci viene riconosciuto, che grazie a noi si è acceso un interesse inedito nel segmento. Al di là di ciò, in quella fase è come se gli stessi ragazzi si stessero preparando ad accogliere il nostro genere musicale.

Possiamo dire che Young Snapp e Dat Boi Dee sono i tuoi due beatmaker di riferimento. Pensi che per il futuro prossimo continuerai ad affidarti soprattutto a loro?

Penso proprio di sì. Quando becchi un beatmaker che ti capisce al 100% è quasi aver trovato la fortuna della tua carriera. Tra l’altro l’album prossimo lo sto scrivendo con Yung Snapp. Abbiamo già pronti e lavorati cinque-sei brani.

Dove ti vedi tra un anno?

Sembra una cazzata, va’, ma il 2021 lo vedo molto pieno. So che dovrò fare un bel po’ di cosette e sono positivo perché mi aspettano novità più grosse.