Sono anni che Tony Colombo è sulla scena musicale italiana, ed è ormai uno dei veterani di quella neomelodica nonostante la sua giovane età. Protagonista, in passato, anche della tv grazie alla sua partecipazione al programma di Rai Uno "Ballando con le stelle", Colombo comincia giovanissimo a cantare e lo fa grazie a Mario Merola che reputa suo padrino artistico e che sotto la sua ala ha tenuto cantanti come Nino D'Angelo e Gigi D'Alessio, per citarne un paio: "Il mio padrino artistico è stato Mario Merola. Mio padre mi portò nell'albergo dove alloggiava e lui disse ‘Fammi sentire come canta questo bambino', mi ascoltò e mi disse: ‘Durante la serata io ti chiamerò', mi chiamò a metà serata e mi fece cantare ‘Cient'anne' con lui e alla fine ci fu un applauso di 2 minuti. A quel punto mi chiese come mi chiamassi e gli dissi Antonino, mi disse che ero stato bravo e mi regalò 50 mila lire: ‘Da oggi in poi devi chiamarti Tony Colombo e devi fare il cantante' sentenziò".

Tony Colombo e Mario Merola

Fu allora che Tony cominciò a muoversi seriamente per diventare cantante e vivere della sua voce, al punto che a 18 anni si trovò a Napoli e cominciò a costruire la sua carriera in maniera sempre più professionale: "Ho dormito 20 giorni in macchina e la prima canzone l'ho venduta a 200 euro, usati per prendere un albergo 4 sere. Ho usato quei quattro giorni per sistemare un po' di cose e per scrivere altre canzoni per poter andare avanti" ha raccontato a Fanpage.it a cui ha spiegato anche perché non gli dà fastidio il termine neomelodico: ""Chi non sa cosa voglia dire ‘neomelodico' la percepisce come una discriminazione musicale, quasi fosse la Serie C1 della musica. Se vogliamo parlare di neomelodici forse lo siamo un po' a tutti, a partire da D'Alessio".

Cosa significa Ti aspetto all'altare

Qualche mese fa Colombo ha pubblicato un singolo, "Ti aspetto all'altare", che è diventata una vera e propria hit da oltre 25 milioni (sic) di visualizzazioni su Youtube. Venticinque milioni sono un numero grande, ma evidentemente il cantante siciliano è riuscito a descrivere un momento classico della vita sociale partenopea, quella della serenata prima del matrimonio. Lui che mesi fa ha annunciato in pompa magna il matrimonio con Tina, arrivato anche in televisione. La canzone racconta proprio la serenata, ma in salsa 2.0. Il titolo nasce da uno striscione che ha visto proprio mentre andava a fare una serenata e "affisso ho visto un lenzuolo bianco con scritto: ‘Non fare tardi, io ti aspetto all'altare' e in quel momento mi è venuto il colpo di genio a tutti e abbiamo capito che quella era una delle frasi belle e moderne" ha raccontato. "Immaginiamo sempre un quartiere popolare, un vicolo di Napoli, quei vicoli strettissimi di Napoli dove si sta preparando una festa per la spesa, quindi: fuochi d'artificio, tutto ciò che è classico di una serenata" dice spiegando il testo della canzone e continua: "La serenata del terzo millennio è rivoluzionaria. Abbiamo dato gli occhi a tutti quelli che ascoltano la canzone per immaginare". Ma la serenata 2.0 si alimenta anche dei social e delle nuove tecnologie: "Nella canzone descriviamo tutta quella gente che non credeva in questo amore che ora viene e ci fa anche una storia social: ‘Mille telefoni accesi registrano a storia e st'ammore cu tee' è un doppio senso: la storia d'amore e la ‘storia' ormai intesa come quella di Instagram".