Bruce Springsteen (Getty Images)
in foto: Bruce Springsteen (Getty Images)

Forse le parole per descrivere un concerto di Bruce Springsteen sono terminate anni fa. Sono terminati i "fantastico", sono terminati gli "incredibili", sono terminati tutti gli aggettivi, i superlativi ma non è terminato lo stupore, né di chi è chiamato a scriverne, né di chi continua a seguirlo in questi ormai oltre 40 anni di carriera e ieri si è ritrovato al San Siro per il primo dei tre concerti evento che il Boss terrà in Italia. Per la sesta volta al San Siro, dove tornerà anche domani sera, per esibirsi davanti a 120 mila persone (stando a quanto dichiarato dalla Barley Arts, organizzatrice del tour) per il suo The River Tour 2016 che segue la pubblicazione di "The Ties That Bind: The River Collection", ovvero la riedizione speciale di The River, uscito nel 1980.

Quasi 4 ore di concerto

Sesta volta nello stadio milanese e quasi 4 ore di musica per quello che è considerato come uno dei (se non il) miglior performer vivente, come conferma ogni sera, dal 1974, quando cominciò con il Born to Run Tours. Da allora le serate con Springsteen sono diventate veri e propri rituali che il pubblico ama e conosce a memoria, ma che il Boss riesce sempre a rendere un po' speciali, variando su un canovaccio che prevede alcune esibizioni e alcune interazioni con il pubblico che non possono mancare. Anche per questo la gente non aspetta mai l'ultimo secondo per raggiungere la location del concerto, perché sa che nel pomeriggio, prima o poi il Boss uscirà, chitarra in mano per suonargli qualcosa, come avvenuto puntualmente ieri, quando alle 17 ha eseguito "Growin' Up" davanti a un pubblico impazzito che comprendeva anche artisti come Zucchero e Ligabue.

La ritualità del Boss

E per questo motivo, per il calore che mette col pubblico è uno di quelli che può permettersi di dire "Milano e San Siro, questo per noi è un posto speciale, siete il pubblico migliore del mondo" senza che qualcuno pensi che lo stia facendo per ruffianeria. Anche perché quella frase arriva dopo oltre tre ore e mezzo di repertorio che ai suoi più grandi successi aggiunge anche 14 delle 20 tracce di The River – record europeo – infinite corse sul palco, fan fatti salire a cantare con lui (su "Dancing in the Dark"), scalette rivoluzionate dalle richieste del pubblico (un gioco in cui a un certo punto il Boss va a prendere tutti gli striscioni con le canzoni e le mette sul palco) e un'energia, a 67 anni, che lascia sempre a bocca aperta. E poi c'è tutto quello che la mitologia del Boss si porta con sé da sempre, la capacità di ammaliare il pubblico, farlo ridere, farlo piangere, farlo correre – se potesse – e farlo puntualmente emozionare, colpendolo alla fine, come ieri, quando ha chiuso con una versione acustica, da pelle d'oca di "Thunder Road". Ma prima c'erano state "Born in the Usa", "Born to Run", "Independence Day" ("Questa è la mia prima canzone ispirata ai figli"), ma anche  ‘Lucille', classico rock'n'roll portato al successo da Little Richard e fatto a seguito di una richiesta del pubblico e ‘Hungry Heart' tra le altre.

L'affetto del pubblico italiano

E il pubblico sa ricambiare, con la presenza massiccia, ovviamente, con fan che lo hanno seguito in tutto il mondo e ieri, in particolare, con una coreografia costata 8 mila euro – e realizzata tramite un crowdfunding" per far sì che dagli spalti apparisse la scritta "Dreams Are Alive Tonite": "In Europa il suo pubblico cresce e vede un ricambio: per questo qui continua con gli stadi e concerti così lunghi" dice il promoter Claudio Trotta prima del concerto. E dopo la seconda tappa milanese del 5 il Boss tornerà al Circo Massimo il 16 luglio in occasione del Postepay Rock in Roma: un ritorno anche questo, che questa volta, però, si fa forte di una location suggestiva inaugurata qualche giorno fa da David Gilmour.