Sono solo passati pochi giorni dal decesso di Earl Simmons, in arte Dmx, uno dei capostipiti della scena hip hop di New York, scomparso lo scorso fine settimana a causa di un'overdose. Tra i messaggi e il cordoglio degli artisti per la sua morte, una piccola parte sembrano averla trovata i coniugi Jay Z e Beyoncé, finiti al centro di un tormentone che in questi giorni sta viaggiando negli Stati Uniti. Con la relativa ascesa dei numeri di ascolto digitale dopo il decesso di Dmx, alcune voci nell'ambiente hip hop riportano la volontà della coppia di acquistare i master di Dmx, con l'intenzione di dare i proventi dei diritti alla sua numerosissima famiglia, tra figli riconosciuti e non, che si attesta attorno alle 15 persone. L'operazione, che non è stata ancora confermata dalla coppia, potrebbe avere un impatto economico attorno ai 10 milioni di dollari, una cifra considerevole, ma comprensibile per il valore artistico delle opere, per adesso ancora di proprietà della Def Jam Records.

I master e il regalo ai 15 figli

La lunga scia di notizie che si sono succedute dal 9 aprile scorso, data in cui il rapper newyorkese Dmx è deceduto a causa di un'overdose, può essere paragonata a una valanga, per le dimensioni e per la proiezione sociale che il rapper aveva costruito lungo tutta la sua carriera, un processo che nasce anche prima del 1998, quando esordisce con il suo primo album "It's dark and hell is hot". Tra le tante testimonianze d'affetto, una in particolare viene raccontata dalla stampa americana, quasi come un omaggio all'artista, ma soprattutto alla sua famiglia. I protagonisti della storia sono i coniugi Carter, in arte Jay Z e Beyonce, che avrebbero espresso la volontà di acquistare i master del rapper di New York, per una cifra attorno ai 10 milioni di dollari, per una collezione musicale breve ma che fotografa l'evoluzione musicale newyorkese dei primi anni 2000. Tra i master, detenuti dall'etichetta discografica Def Jam, di cui Jay Z è stato a capo tra il 2004 e il 2007, ci sarebbero i primi due album "It's dark and hell is hot" e "Flesh of My Flesh, Blood of My Blood", pubblicati entrambi nel 1998 e che segnarono uno dei rarissimi episodi in cui un artista è riuscito a raggiungere la prima posizione in classifica con due progetti nello stesso anno. Tra i master ancora disponibili, è possibile ritrovare "…And Then There Was X" e "The great depression", fino ad arrivare al brano "Undisputed", registrato dallo stesso Dmx nel 2013. La cifra che potrebbe essere spesa dai coniugi Carter, attorno ai 10 milioni di dollari, dovrebbe già contenere l'inflazione degli ascolti digitali avuti negli scorsi giorni, e che influenzeranno le piattaforme di streaming musicale nelle prossime settimane: il fine di questa transizione è però uno degli elementi che sta lasciando molte persone esterefatte, contribuendo alla narrazione della storia.

Dalla lite all'eredità musicale

A beneficiare, non solo della proprietà artistica di alcune delle opere musicali più importanti della storia dell'hip hop statunitense, ma anche dei vantaggi economici che toccherebbero i diritti d'autore nei prossimi anni, sarebbero anche i figli, legittimi o meno dell'artista defunto. Il numero esatto dei figli si aggirerebbe attorno alle 15 persone, parte di un passato movimentato del rapper di New York ed elemento di connessione anche con la sua infanzia, tra le più travagliate della scena. Questa eredità artistica, potrebbe permettere anche un avvicinamento dell'artista con la sua famiglia sparsa per gli Stati Uniti, un'eredità non solo economica che riesca a unire tutti i figli con il rapper, un ultimo regalo di Jay Z e Beyonce alla famiglia. Il gesto, se confermato, deriverebbe anche dal riavvicinamento finale tra Jay Z e Dmx, dopo che nei primi anni della loro carriera, entrambi sotto l'etichetta "Murder Inc" con Ja Rule, i due sono diventati i protagonisti di un sentimento di contrasto molto forte, che vide soprattutto Dmx avere le parole peggiori per il collega, ripetute poi nei primi anni 2000 quando Jay Z raccolse il ruolo di presidente della Def Jam, di cui il collega era uno degli artisti principali.