Vittorio Grigolo (Photo by Nicholas Hunt/Getty Images)
in foto: Vittorio Grigolo (Photo by Nicholas Hunt/Getty Images)

Anche il tenore Vittorio Grigolo a difesa del settore musicale. In un'intervista a Chi, infatti, quello che è uno dei personaggi musicali italiani più noti al mondo è intervenuto in difesa di uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi, sicuramente il primo a chiudere, almeno nella sua parte live, quando a fine febbraio 2020 il coronavirus  ha cominciato a diventare una vera e propria pandemia e tutte le attività in presenza sono state fermate. Da quel momento il settore praticamente non si è più ripreso in nessuna delle sue forme, al punto che si parla di una perdita di fatturato, anno su anno, ad oggi, tra il 93 e il 97%.

La differenza tra Musica e calcio

Grigolo interviene spiegando che pur essendo d'accordo sul bisogno di arginare la pandemia, visto che non si potrebbe fare altrimenti, sarebbe bene che tutti possano usufruire degli stessi vantaggi o adattarsi alle stesse regole: "Io chiedo che non ci voltino le spalle, che non si dimentichino di noi, anche perché mi domando: che differenza c'è con la tv o con il calcio, per esempio? Perché allora non hanno bloccato anche loro?" è la domanda del tenore, che fa da eco a quella di tanti addetti del settore e non solo e aggiunge: "Non hanno fermato gli spettacoli alla Scala neanche dopo la guerra, se la teniamo chiusa ora sarebbe davvero pazzesco!"

La crisi del settore della musica live

Grigolo dice che non si darà mai per vinto rispetto alla possibilità che la Cultura possa essere almeno un appiglio per combattere questo momento: "Sono amareggiato, ma non sarò mai vinto. Sono d'accordo che bisogna arginare la pandemia e che dobbiamo seguire le regole, ma credo che chiudendo teatri, cinema e stoppando la cultura in generale non moriremo solo di Covid, ma intellettualmente". Nei giorni scorsi il presidente di Assomusica Vincenzo Spera ha spiegato a Fanpage.it che la situazione è grave e che benché tantissimi settori abbiano perso tantissimo rispetto all'era pre Covid, non sono tanti quelli che accusano perdite come quelle musicali.