13 Settembre 2021
09:12

I 50 anni del musicista Ezio Bosso, la sua ultima composizione e il documentario a Venezia

Avrebbe compiuto 50 anni Ezio Bosso, il compositore torinese scomparso lo scorso 15 maggio 2020 in seguito all’aggravarsi di una malattia neurodegenerativa scoperta nel 2011. La sua eredità viene raccolta sia dal mondo della musica, che gli tributerà un festival in Emilia Romagna nei giorni precedenti al suo compleanno, sia da quello del cinema con un documentario firmato da Giorgio Verdelli presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.
A cura di Vincenzo Nasto

Avrebbe compiuto 50 anni Ezio Bosso, uno degli ultimi direttori d'orchestra italiani avventuratisi nel difficile compito di legare la musica classica al contesto nazional popolare, una sfida che il maestro torinese aveva più volto compiuto, soprattutto nell'ultimo periodo sugli schermi Rai. Un racconto reso possibile anche per il carisma di Bosso, che non si è mai nascosto alle telecamere, cercando di diffondere il verbo musicale in ogni contesto, con la stessa audacia che negli anni lo aveva accompagnato nel rapporto con la malattia neurodegenerativa, che dal 2011 affliggeva l'artista. E allora non fu più una sorpresa il suo ruolo, quello di ospite d'onore al Festival di Sanremo 2016, in cui presentò all'Italia la sua "Following a Bird" e nemmeno "Che storia è la musica", la trasmissione su Rai 3, una delle sue ultime esibizioni con l'orchestra dell'Europa Filarmonica, da lui fondata due anni prima, nell'esecuzione della Quinta e della Settima sinfonia di Ludwig van Beethoven. A oltre un anno della sua scomparsa avvenuta lo scorso 15 maggio, l'Italia lo ha voluto ricordare con due eventi: da una parte il Buxus Consort Festival, una tre giorni dedicata all'artista con esibizioni nel modenese, con oltre 30 artisti che rinnoveranno il proprio saluto a Bosso. Dall'altro lato, in occasione del Festival del Cinema di Venezia, il musicista è stato ricordato in "Ezio Bosso. Le cose che restano", un docufilm girato da Giorgio Verdelli, uno degli autori principali di biopic della musica italiana, in cui lo stesso musicista compie un viaggio iconico nella sua vita, accompagnato dalla sua voce e le immagini di repertorio.

Da ospite al Festival di Sanremo al concerto di Natale con la Patetica di Cajkovskij

Gli ultimi ricordi su un palco nazionale, come quello di Sanremo, ma anche quello del Teatro Verdi di Busseto, in provincia di Parma, sono una testimonianza del patrimonio artistico lasciatoci da Ezio Bosso, il direttore d'orchestra torinese scomparso il 15 maggio 2020, al termine di una malattia neurodegenerativa che aveva scoperto nel 2011 e che lo aveva accompagnato nei suoi ultimi anni di carriera. Una compagna scomoda ma che Bosso ha sempre raccontato con autoironia, quasi a voler ricordare come la musica fosse il sollievo, l'antidoto alla malattia. Un percorso che lo aveva portato, soprattutto dopo l'invito di Carlo Conti nel teatro Ariston durante l'edizione 2016 del Festival di Sanremo, a creare un legame unico con il pubblico. Visibilmente emozionato si era lanciato nella riproduzione di "Following a Bird", brano contenuto nel suo ultimo album pubblicato nel 2015 "The 12th room". Negli ultimi anni due opportunità dategli dalla Rai: una trasmissione su Rai 3 nel 2019 "Che storia è la musica", in cui accompagnando l'orchestra dell'Europa Filarmonica, da lui fondata pochi anni prima, aveva presentato due sinfonie di di Ludwig van Beethoven, mentre solo pochi mesi dopo, nel giorno di Natale, avrebbe riprodotto la celebre "Patetica" di Cajkovskij.

Il festival a Gualtieri in ricordo della sua musica

La sua eredità non rimane ancorata al passato ma evolve e si trasforma, talvolta in un incontro di artisti, talvolta in un docufilm sulla sua vita, un racconto narrato dalla sua voce in cui le immagini di repertorio lasciano il posto alla musica composta e viceversa. Proprio nei due giorni che precedono la data del 50esimo compleanno dell'artista, il 13 settembre, a Reggio Emilia, precisamente nel teatro sociale di Gualtieri, verrà ricordato Ezio Bosso, l'intento principale del Buxus Consort Festival. Tre giorni di musica dedicata alla memoria del musicista torinese, coordinata dal direttore artistico e amico Relja Lukic e dalla direttrice organizzativa del festival Annamaria Gallizio, compagna di vita e di lavoro del compositore. Una tre giorni in cui si spazierà tra musica e natura, tra il rapporto con le immagini e quello con le note, con oltre 30 artisti che si esibiranno su composizioni di Bosso, affiancate da quelle di autori come Bach, Čajkovskij e Beethoven.

Il docufilm presentato a Venezia e il ricordo del regista Salvatores

Invece è alla Mostra del Cinema di Venezia che, presentato fuori concorso, il docufilm sulla vita di Ezio Bosso ha preso vita, per poi arrivare solo sugli schermi dei cinema il prossimo 5, 6 e 7 ottobre. Si chiama "Ezio Bosso. Le cose che restano", il progetto biografico girato da Giorgio Verdelli, che in passato aveva raccontato artisti come Pino Daniele e Paolo Conte, senza dimenticare il lavoro fatto per "Unici", il programma Rai sui protagonisti del mondo dello Spettacolo, che ha portato Verdelli a raccontare artisti come Mina, Vasco Rossi, Francesco Guccini, tra gli altri. Come ha dichiarato lo stesso Verdelli, è lo stesso Bosso a raccontarsi in una narrazione stratificata, che unisce l'arte, la disciplina e il modo in cui è riuscito a convivere con la malattia diagnosticatagli nel 2011. Nel film è possibile ascoltare un nuovo brano postumo del compositore, che ha dato anche il titolo al biopic: trovato dal nipote Alessandro Bosso nella sua incredibile discografia, la composizione è stata utilizzata come parte della colonna sonora del racconto, che vede la partecipazione anche di Gabriele Salvatores, Oscar Giammarinaro degli Statuto, Carlo Conti, Diego Bianchi, Luca Bizzarri e Paola Turci. Proprio Salvatores ha voluto ricordare uno dei momenti più importanti nel loro rapporto: "Per incidere la colonna sonora de Il ragazzo invisible, andammo ad Abbey Road, davanti a una sessantina di elementi della London Symphony Orchestra. Ezio dirigeva in piedi, sembrava volare".

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