Sono passati poco più di 20 anni dall'uscita di "Metaversus" album culto dei 24 Grana, uscito nel 1999. L'album rappresentava il secondo lavoro in studio della band campana formata da Francesco Di Bella, Giuseppe Fontanella, Renato Minale e Armando Cotugno, che ha formato più generazioni di amanti della musica. Lo scorso 30 dicembre la loro etichetta storica, La Canzonetta, ha pubblicato l'edizione in vinile (180 gr), per celebrare quello che resta un gioiello della musica underground italiana, e il lavoro che consacrò la band definitivamente, confermando un respiro che andava anche oltre i confini nazionali, grazie anche all'intersecarsi di trame rock, elettroniche, dub, con l'inconfondibile cantato in dialetto di Di Bella.

I 24 Grana sono parte fondamentale dell'onda del newpolitan power che negli anni '90 trovo in loro, negli Almamegretta e nei 99 Posse le tre frecce principali all'arco della scena partenopea. La band capitanata da Di Bella, che aveva già pubblicato "Loop" – anch'esso album da riscoprire per chi non lo conosce -, evolve come suono – lo spostamento tra i generi è una delle caratteristiche della band, che ha sempre amato spingersi un po' più in là della zona di comfort – e butta giù un concept album dalle trame scure, oniriche, che ha al centro "il tema dell’individualismo come vera cancrena della nostra società" come sottolinea anche la nota stampa, che ricorda anche come l'album fu influenzato dalla lettura di “Snow Crash” di Neal Stephenson a cui si deve anche proprio la parola "metaverso" che dà il titolo all'album.

Nell'album ci sono alcune delle canzoni che hanno fatto dei 24 Grana una delle realtà più importanti della musica italiana indipendente, con canzoni come "Vesto sempre uguale", "La costanza", "Le abitudini" o "Sta-mai-ccà" il cui video animato fu girato da Davide Toffolo, fumettista e fondatore dei Tre allegri ragazzi morti. I testi di Di Bella raccontano proprio la condizione individualistica della gioventù che all'epoca era pre social: "Io non guardo, non vedo e non sento e tutto ciò che rappresento lo invento", "Si tenesse ‘a raggia pe' cagnà chello che nun aggia maje scigliuto", "‘Mo m'eva ascì sta forza? Mo m'eva ascì ca nun sto allero? Me movo int' a nu cuorpo, me movo e nun me pare ‘o vero e fà", "Vene sempe ‘o dulore a t'accidere, nun me ‘mporta si è ‘a morte a decidere pecché pe mme ‘o ssaje ca po' te vene ‘o sfizio e ridere" sono solo alcuni dei versi di un Di Bella in stato di grazia. La band, ferma dal 2013 dopo l'uscita di Di Bella, aveva annunciato un ritorno che, bloccato dalla pandemia, potrebbe vedere luce in questo 2021.