Ho visto la popstar contemporanea, il suo nome è Ghali. Nessuna visione mistica, né tantomeno fenomeni paranormali, ma una realtà che abbiamo sotto agli occhi da qualche anno, e che non si riesce ancora a mettere bene a fuoco, in un Paese che alla parole pop associa, da anni, sempre le stesse cose e soprattutto sempre gli stessi artisti. La mente va a quando Stromae cambiò le regole del gioco, prima nei Paesi francofoni e poi in Europa, con l'uscita di "Alors on dance" quando furono molti – compreso il sottoscritto – a storcere il naso, prima di capire che i paragoni con i grandi chansonnier francesi non erano esagerati, ma si erano solo modellati alla contemporaneità.

Dalla trap al pop

Anche la nostra consuetudine discografica ha rallentato il processo di riconoscimento di un fenomeno ampio come il suo: ampio da prima che la canzone sbarcasse su Spotify, quando faceva grossi numeri su Youtube, dove un pezzo di adolescenti, fruitori e consumatori di musica scelgono dove andrà a parare il gusto contemporaneo. Anche Ghali, come il Maestro belga è partito all'interno di un genere per approdare pian piano ad altro, allargando le maglie, dando più respiro alle sue sonorità – e di conseguenza al suo pubblico -, crescendo e maturando e soprattutto facendo una scelta precisa, importante, quella di poter raccontare la sua difficoltà – che è la difficoltà di molti di questi ragazzi della seconda generazioni, cresciuti nelle periferie delle grandi città – senza più "cattiveria", ma ripulendo i linguaggi. Il percorso pop di Ghali è ben rappresentato dalla tracklist del suo primo – e per adesso unico – album, che partiva con le note trap di "Ninna nanna", singolo che ha fatto da spartiacque per il cantante di Baggio e non solo e terminava con "Oggi no" che resta uno dei suoi pezzi più smaccatamente pop. A dirla tutta per confermare definitivamente la rilevanza che ormai Ghali ha nel Paese mancava la dimensione live, quella seria. Quella da popstar. I palazzetti annunciati qualche mese fa erano, evidentemente, la prova del nove, se non la prima, una delle prime, almeno, di questo percorso cominciato in sordina – almeno per gli standard del mainstream italiano – due anni fa e in breve divenuto fenomeno di costume vero e proprio.

La crescita live

Un anno e mezzo fa, circa, ero all'Arenile di Bagnoli, a Napoli, uno dei primi banchi di prova per il cantante che, in verità, nonostante i primi entusiasmi per le sue cose, mi lasciò un po' freddo, come accade per molti trapper visti live. Sul palco c'era un ragazzo acerbo, calato ancora in una dimensione minore, che si stava facendo seriamente le ossa live, non aveva per niente il dominio del palco, slegato alla sua musica e molto legato alla dimensione social della cosa. La paura che un anno fosse troppo poco per crescere, però, è stata definitivamente abbattuta dal live che Ghali ha tenuto ieri sera al Mediolanum Forum della sua Milano. Il rischio, nonostante quella meneghina fosse una data intermedia del tour, era che l'emozione potesse giocare brutti scherzi. Nonostante la serenità paventata nel pomeriggio, quando l'abbiamo incontrato per l'intervista, non poteva mancare un certo timore per l'esordio serio nella sua città, tra amici e parenti.

Il Mediolanum Forum sold out

Il Forum, nonostante la tempesta abbattutasi su Milano poche ore prima, era pieno, e il sold out era stato annunciato da tempo, ma il colpo d'occhio era imponente, così come lo era il palco di Ghali, soprattutto per chi aveva in testa ancora quello napoletano. Il ragazzo acerbo, però, nel frattempo è cresciuto, è maturato, anche musicalmente, ma soprattutto ha imparato a gestire – cosa non semplice – la sua immagine, il suo essere modello per un paio di generazioni giovanissime, e non solo. Se "Ninna nanna", infatti, aveva segnato la svolta discografica, "Cara Italia" lo ha spostato in una dimensione socio politica che in Italia, a parte la militanza dichiarata, vede pochi rivali in campo.

(Non è) musica per ragazzini

Le bandiere della Tunisia – suo paese d'origine – facevano da mantello a molti della sua crew o, comunque, ai ragazzi nel backstage, mentre nelle prime file era un compendio del suo pubblico. Quelli poco addentro alla cosa spesso liquidano il tutto come "musica per ragazzini", frase stigmatizzata con ironia proprio in "Cara Italia" dallo stesso Ghali, ma se è vero che c'è una componente di giovanissimi che lo ascoltano – giovanissimi che possono avere accesso a testi che cercano di parlare di pace e apertura – è anche vero che le facce tradivano anche over 30 che non erano "genitori di", ma semplicemente fan accaniti.

Lo spettacolo di Milano

Il palco prevedeva una lingua che tagliava il pubblico delle prime file e dopo un video iniziale che mostrava anche diverse immagini di Ghali bambino, il cantante è apparso all'interno di un cilindro di schermi dando il la allo show con "Lacrime". Chi si aspettava il solito concerto con l'artista che sale, canta, dice due frasi su Milano e poi ciao ciao è stato smentito: la produzione, infatti, è imponente e lo storytelling del concerto prevedeva spesso dialoghi con Jimmy, l'amico immaginario del cantante che spesso faceva da contraltare, da grillo parlante, e altre volte, invece, da coscienza (bello il monologo suo, prima, e il freestyle di Ghali dopo, sulla società che lo discriminava perché di origini tunisine: "Siamo tutti uguali, fuori si cacciano i deboli, fuori ci sono i coglioni che hanno sepolto la nostra vita di rabbia, ci catalogano, ma qua dentro siamo tutti uguali"). Il problema, a un certo punto, era capire se Ghali sarebbe riuscito a tenere il livello della produzione: la risposta è sì. Un po' impacciato nei momenti del dialogo con Jimmy, alla fine Ghali è riuscito, però, a tenere il palco in maniera completa, portandosi, come promesso, pure un po' di amici su e giù dal palco, e soprattutto la madre, che è salita subito prima di "Cara Italia", nel bis assieme a "Ninna nanna", appunto, a chiudere un cerchio che, immaginiamo, è solo la parte più piccola di una serie di cerchi concentrici che pian piano si allargheranno in questo panorama. Sta tutto nelle sue mani.