Highsnob è in un processo di cambiamento, musicale e personale. Dopo le ultime avventure discografiche che avevano colpito il mercato musicale ma in maniera non duratura nel tempo, il 22 ottobre ha pubblicato "Yang", il suo ultimo disco. "Come un cerchio che si chiude", afferma Highsnob, dopo la parentesi mixtape "Yin", pubblicata con il producer milanese Andry the Hitmaker e una rivoluzione linguistica e melodica, che sembra far presagire il futuro artistico del rapper spezzino.

Yang è un disco diverso da tutto ciò che hai fatto in passato, nelle sonorità ma soprattutto nella scrittura rispetto a Bipopular e Yin. Cosa è cambiato negli ultimi due anni? Come questo ha influenzato il progetto nella scrittura e nelle produzioni?

In due anni sono cambiate tante cose, come è giusto che sia, è nella natura dell’evoluzione personale e, di riflesso, anche artistica. È difficile da spiegare in poche parole, ma sicuramente ho dovuto modificare, per forza di cose, il processo creativo, perché "Yang" è stato realizzato durante il lockdown. Ho dovuto trovare un metodo nuovo, a cui mi stavo già approcciando in parte: ora per creare musica parto quasi sempre dalla linea melodica e dall’idea del testo, senza utilizzare nessun strumento, tutta la parte strumentale viene sviluppata dopo. Ho anche una coscienza maggiore delle capacità vocali e riguardo alle tematiche, che vanno di pari passo alle mie esperienze.

11 brani, un disco pulito e con tre collaborazioni particolari: con Samuel Heron si riformano i Bushwaka, con Nitro la formazione di una coppia con riferimenti musicali alcune volte distanti tra di loro e infine la sorpresa di Pacestema, che ha esordito con te nel mondo della musica. Ci racconti queste scelte?

La scelta dei feat è stata assolutamente naturale, l’ho vissuta in questa maniera. La collaborazione con Nitro era nell’aria da un po’ e quando ho scritto "Balaclava" ho subito immaginato lui, che al primo ascolto si è preso bene e ha sviluppato la seconda strofa: un connubio che, secondo me, è stato vincente. Con Samuel è stato un ritorno desiderato in primis da noi, quindi ci siamo sentiti eravamo entrambi molto felici all’idea di sviluppare insieme questo nuovo brano. Anche a livello sonoro era una bella sfida riuscire a coniugare i rispettivi stili in questo preciso momento e ci siamo riusciti alla grande: siamo molto contenti di questo. Pacestema è stata una piacevole scoperta: un incontro fortuito che ha determinato la creazione del brano uscito questa estate. Sono molto contento della riuscita di tutti e tre i featuring.

Wannabe è arrivata alla terza puntata, pensi ci possa essere un altro capitolo e hai già pensato con quale artista collaborare? Cosa significa in questo momento creare una saga nella musica?

Creare una saga nella musica rap ha sempre attirato sia me sia Junior, perciò l’idea di base c’era da prima che facessimo dei numeri e ottenessimo questi risultati. L’abbiamo semplicemente veicolata su "Wannabe" perché ci sembrava davvero il brano giusto da poter portare avanti e "Wannabe Vol. 2" e "Vol. 3" lo confermano. Anche se l’idea nasce da me e la direzione artistica è mia, Junior resta un elemento fondamentale, quindi è sempre presente. Nel "Vol. 3" abbiamo voluto provare un cambio sonoro e aggiungere una novità, ossia il featuring di Enzo Dong, ma non so se in futuro lo rifaremo. "Wannabe Vol. 4" ovviamente è già in cantiere da un po’ e non vedo l’ora di proporlo.

In quest’album non sembra apparire in maniera così costante una delle cose che ti ha contraddistinto come artista: la punchline aggressiva, quella provocazione così forte da apparire quasi borderline. Il motivo dipende dal tipo di concept dell’album o è una scelta dovuta all’evoluzione della tua persona?

Dipende da una scelta ben mirata che già raccontavo quando ho pubblicato "Yin": in questo momento non voglio esprimere rabbia ma compiere un percorso più interiore, cercare di mettere in risalto altre emozioni rispetto a quelle che mi fanno creare brani come "Wannabe". Non è che ho abbandonato questa strada ma ho ritenuto opportuno evolvere e tenerla lì per ritirarla fuori più avanti. Su "Yang" sono certo che non ce ne fosse bisogno, non ne ho sentito la necessità, ma è un aspetto che mi contraddistinguerà sempre. Potremmo dire che la punchline è un assente in classe che si fa notare in questo momento ma serve per far capire che sono forte anche in altro e posso parlare di altre cose senza dover “aggredire” nessuno.

Nell’ultima canzone del disco "Yin & Yang", ti presenti affermando: "Sono Michele Matera, ma tutti mi chiamano Highsnob". Questa presentazione allude ad una nuova linea musicale, un modo differente dai progetti precedenti?

"Yin & Yang" lo vedo come un sipario, una giusta conclusione. Con quel brano ho voluto esprimere la parte più intima di me in parole e musica, ma non voleva essere un accenno a qualcosa di nuovo, anzi le sonorità più importanti, quelle che saranno il mio reale futuro, probabilmente sono ben celate all’interno dell’album e, anche se non sono emerse in questo momento, ho molto chiara la linea che avrà la musica che proporrò e posso dire che avrà poco a che fare con "Yang".

C’è qualcosa, qualcuno che ha influenzato il tuo ultimo album? Com’è partita la scrittura del disco? Che tipo di musica ascolti ultimamente?

I miei ascolti in questo momento sono fermi e anche in fase creativa mi sono chiuso come in una stanza del tempo quindi ho sviluppato tutti i brani partendo da un know-how sonoro-musicale di quello che avevo appreso nella mia vita fino a quel momento, facendo come una fotografia. Questo è il mio metodo quando lavoro a musica nuova, non ascolto mai molto di altro, proprio per una mia esigenza non per spocchia o perché mi senta superiore, anzi mi sento sempre in difetto da questo punto di vista. Però quando devo creare ho bisogno di non ascoltare nulla quindi se devo ripensare al periodo che va da dicembre a giugno ho ascoltato pochissima musica perché avevo bisogno di scavare dentro di me.

Come vedi l’evoluzione della tua musica nei prossimi 5 anni, ma soprattutto in molti sostengono che l’hip hop stia diventando il nuovo pop, un incontro di suoni simili a tal punto da diventare indistinguibili. Credi che sarà questa la direzione in cui sta andando la scena?

Sì, l’hip hop, o meglio la musica rap e tutti i sottogeneri che si porta dietro, è diventato popolare già da tempo e anche in Italia si sta affermando, ormai da qualche anno ha preso assolutamente il posto di comando. È vero che i generi tra di loro non sono più distinguibili ma credo che questa si possa chiamare evoluzione vera: sono contento di sentire un artista che 10 anni fa poteva essere definito pop che rappa tranquillamente una strofa come sono contento quando sento un artista partito dal rap che passa a linee melodiche e a poi magari ritorna al rap. L’arte non ha confini, quindi questa è semplicemente l’evoluzione naturale delle cose.

Nella tua musica ci sono continui riferimenti artistici, una scelta che non rientra nei parametri attuali della scena hip hop nazionale. Quanto è importante dare più chiavi di significato ai brani in questo modo e invece quanto è difficile trovare l'equilibrio tra musicalità leggere e testi “impegnati”.

La balance è molto difficile e infatti il concetto di "Yin e Yang" sta anche in questo: trovare l’equilibrio giusto tra un brano che può arrivare a tutti ma nel contempo nasconda dei significati più profondi secondo me sta nell’abilità della penna. Tutto quello che riguarda gli immaginari e gli scenari che propongo nei brani, cercando di trasmettere un’immagine con le parole, lo faccio di riflesso, perché nel momento in cui creo una canzone mi immedesimo in un mondo parallelo e in base al racconto mi capita di inserire riferimenti a quadri o poesie. Insomma, quando viaggio nella mia mente incontro questo genere di “visioni” e mi piace riportarle nei brani.

Il tuo brano preferito del disco.

Senza dubbio "No boyfriend", anche "Yin & Yang" ma credo che "No boyfriend" a livello di scrittura sia davvero un brano ben riuscito.