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6 Aprile 2020
16:59

Helin Bolek morta dopo 288 giorni di sciopero della fame: protestava contro il Governo turco

Helin Bolek, cantante turca della band Grup Yorum è morta a seguito di uno sciopero della fame. La cantante, che stava protestando contro il divieto per la sua band di esibirsi in Turchia, è deceduta dopo 288 giorni di sciopero cominciato mentre era in carcere. Helin Bolek aveva 28 anni e protestava contro il Governo turco.
A cura di Redazione Music
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Helin Bolek (via Twitter della band Grup Yorum)
Helin Bolek (via Twitter della band Grup Yorum)

Helin Bolek, cantante turca della band Grup Yorum è morta a seguito di uno sciopero della fame. La cantante, che stava protestando contro il divieto per la sua band di esibirsi in Turchia, è deceduta dopo 288 giorni di sciopero cominciato mentre era in carcere. Helin Bolek aveva 28 anni e protestava per difendere i diritti della propria band e non solo e con lei protesta anche un altro membro del gruppo, il bassista Ibrahim Gökçek, anch'egli in sciopero della fame. I due erano stati liberati per ragioni di salute e messi agli arresti domiciliari a Istanbul. Grup Yorum è una band conosciuta proprio per le sue canzoni di protesta e militanti.

In sciopero della fame anche il bassista

La band è da sempre ostacolata a causa delle sue posizioni e i suoi membri sono spesso arrestati e spesso gli è vietato suonare in giro per il Paese: "Helin Bölek, che era in sciopero della fame da 288 giorni è morta come una martire" ha scritto la band su Twitter per annunciarne la morte. La band è stata fondata nel 1985 da quattro studenti come reazione al colpo di Stato militare del 1980 e aveva come obiettivo quello di mettere la propria musica al servizio dei popoli oppressi in Turchia e altrove nel mondo, stando a quanto scrive il sito Politis, che lo scorso febbraio aveva parlato proprio con il bassista del gruppo per farsi spiegare cosa stesse succedendo e il perché di quella lotta.

Perché protestava Helin Bolek

"Prendere questa decisione non è così difficile visto quello che viviamo ogni giorno – aveva dichiarato Ibrahim Gökçek -. La nostra musica e i nostri strumenti sono sistematicamente distrutti, i nostri concerti bloccati e i nostri nomi messi nero su bianco su liste che comprendono dei terroristi e spesso veniamo messi in carcere. Forse in Turchia bisogna essere pronti a morire per cercare di tenersi in piedi". Sono decine i musicisti che hanno fatto parte della band che ha pubblicato oltre 20 album e dal 2016 gli è vietato ufficialmente suonare dal momento che la band è considerata alla stregua di un'organizzazione terroristica anche dagli Usa e dalla Comunità europea come scrive il Guardian. La richiesta per questo sciopero è quello di permettere alla band di tornare a potersi esibire, il rilascio dei membri ancora in carcere e la caduta delle accuse nei loro confronti. I due musicisti erano stati ricoverati in ospedale ma avevano rifiutato le cure, stando a quanto dichiarato dalla IHD, associazione per i diritti umani con sede ad Ankara.

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