15 Marzo 2022
13:32

Guida a Multitude, Stromae e l’ipocrisia della felicità a tutti i costi vissuta come condanna

La guida a Multitude, il terzo disco di Stromae in cui l’artista belga ruandese condanna l’ipocrisia di una felicità forzata, che nasconde la depressione.
A cura di Vincenzo Nasto
Stromae 2022, foto di Comunicato Stampa
Stromae 2022, foto di Comunicato Stampa

"La mia musica è spesso definita come gioiosa anche se i temi trattati risultano cupi e intimi: è così che vedo la vita, mai completamente luminosa, mai completamente scura". Per il terzo processo artistico della sua carriera, "Multitude", a nove anni dall'uscita di "Racine carrée" e a 12 dall'esordio straordinario di "Cheese", Stromae ha deciso di cavalcare un'onda completamente diversa. A raccontarlo è lo stesso artista belga nella famosa intervista tenuta al notiziario delle 20 di TF1, dove ha presentato anche uno dei singoli estratti dal progetto: "L'enfer". L'artista questa volta ha esplorato molto, raccontando di aver preso ispirazione dalla sua infanzia, e dai viaggi con lo zaino in spalla in compagnia della madre: "Ci ha fatto viaggiare molto con gli zaini: siamo stati in Mali, in Messico, abbiamo viaggiato davvero ovunque. Lei ha sempre avuto questa voglia di andare oltre. E io, allo stesso modo, per questo album ho voluto cercare diversi groove: ho preso un violino cinese chiamato erhu, un clavicembalo, mescolato con baile brasiliano funk. Tutto questo senza dover per forza dire che abbiamo prodotto un pezzo boliviano, congolese o ruandese".

Ma perché un notiziario televisivo? L'attrazione di Stromae per un luogo così lontano dalla sua realtà potrebbe aver identificato ancora di più il suo messaggio, la sua condanna. Con "l'Enfer" Stromae ha esplorato la tematica sociale della sanità mentale, un argomento raccontato con superficialità dalla televisione, soprattutto in un tempio dell'informazione veloce, approssimata, mai approfondita. Un'esibizione che ha scosso anche la giornalista Anne-Claire Coudray, inerme davanti allo spettacolo. Solo qualche mese prima, era stato pubblicato il primo singolo "Santé": il brano richiamava una parabola del lavoro, vissuto come elemento essenziale per la società, ma che alienava le persone nel contesto umano, soprattutto i lavoratori più umili durante gli ultimi anni pandemici. A presentare il progetto, con una "rapida" descrizione della timeline degli eventi accaduti negli ultimi nove anni di Stromae è il brano "Invaincu", un racconto di ciò che ha affrontato l'artista belga, tra il burnout lavorativo ma soprattutto la malaria, malattia contratta durante il suo tour in Africa nel giugno 2015. 12 tracce per Stromae in "Multitude", un lavoro didascalico sulla tracciabilità delle emozioni umane.

Arriva "Solassitude", un brano sui rapporti umani e le relazioni, un viaggio nella bolla di Stromae che viene ridefinito nel suono del violino orientale ehru. Non la classica descrizione di un tira e molla: Stromae cerca di ridefinire con ironia il concetto di libertà alterando il concetto di felicità, mostrando l'ipocrisia del "riempimento". Il ritornello cerca di inquadrare il contesto del brano, in cui l'artista belga canta: "Il celibato mi fa soffrire di solitudine, la vita di coppia mi fa soffrire di stanchezza. Il celibato mi fa soffrire di solitudine, la vita di coppia mi fa soffrire di stanchezza". "Fils de joie" è sicuramente uno dei brani più significativi del progetto, a cui il cantante ha voluto regalare anche un video ufficiale girato agli Arcades du Cinquantenaire di Bruxelles e pubblicato lo scorso 7 marzo. Il singolo racconta la figura di una prostituta da tre angoli diversi della visuale: quella di un cliente, quella di un "pappone" e infine di un poliziotto sconfortato. Stromae cerca di sovvertire il senso di oppressione e stigma sociale della prostituzione volontaria, uno sforzo comprensivo in grado anche di non oltraggiare la figura e la crescita del figlio di questa donna. Nel video Stromae rende omaggio a un'eroina, una donna che si è prostituita volontariamente, parlando davanti alla nazione. La finzione supera la realtà, il messaggio supera le immagini.

Si vola in Sudamerica con "C'est que du bonheur", in cui compare il charango, lo strumento a corde di origine spagnola. Il brano, una ballad latin, esprime il contrasto tra l'euforia melodica del brano, e la neanche tanto sottile ironia del messaggio, in cui Stromae confessa la difficoltà nell'essere genitori: "Vedrai, è solo felicità. Vedrai, è solo gioia. Ci sono pannolini e puzze, c'è il vomito, la cacca e tutto il resto". "Pas vraiment" è un gancio con il passato del cantante di origini ruandesi, con la luce della vita mondana che negli scorsi anni lo aveva portato quasi al suicidio. Nel brano, il cantante racconta una storia d'amore mondana, teletrasportata negli Stati Uniti, tra due artisti di successo: un romanzo popolare a cui il cantante dà tre voci. La prima è quella maschile in cui viene inizialmente esaltata la bellezza della coppia in foto, una patina rovinata dai dubbi sulla relazione: un rapporto che non sconfina mai in un sentimento forte, ma rimane lì, legato alle foto per i fan. Proprio loro sono i protagonisti della seconda strofa, in cui raccolgono i dubbi sulla relazione tra le due star, ma allo stesso tempo la idolatrano, aumentando le aspettative, non la felicità, sulla loro relazione. Infine la figura del matrimonio che diventa una simulazione costrittiva della relazione, una scelta manageriale dei fan più che della coppia. Il tutto si dissolve come neve al sole, e saranno le immagini a parlare per loro.

"Riez" rappresenta un climax discendente della felicità, il racconto di quattro individui completamente distanti l'uno dell'altro, alla ricerca di una ricchezza economica come porta d'accesso a quella dell'anima: dal primo personaggio alla ricerca di un Grammy e di una vita veloce, al secondo che si "accontenta" di uno stipendio da dirigente. Il tutto viene inframezzato dal ritornello, in cui Stromae canta ripetutamente "Ridi e basta". Gli ultimi due personaggi, in una riproposizione del concetto di decrescita felice, elaborato dall'economista francese Serge Latouche, si "accontentano" di riuscire a far mangiare se stessi e la propria famiglia ogni giorno, una ricchezza a cui una larga porzione della popolazione mondiale non ha la possibilità di accedere. L'ipocrisia dell'amore e del perdono dopo il tradimento raccontano anche la solitudine del singolo in "Mon Amour", un brano in cui Stromae analizza il vissuto umano fatto di conquiste, che nascondono un'incessante necessità di non rimanere da soli.

"Declaration" è invece l'inno femminista di Stromae, un racconto in cui il cantante belga ridefinisce i canoni, sia economici che sociali, ma anche sanitari a cui le donne sono costrette a sottostare, in una società "in cui se non nasci misogino, ti aiutano a diventarlo". L'album si chiude con i due lati della medaglia: "Mauvaise journée" e "Bonne journée". Un contrasto tipico ritrovato in "Multitude", una visione della realtà che si alterna nella visione del classico dualismo "bicchiere mezzo vuoto – mezzo pieno". "Mauvaise journée" si fa carico del racconto dello stato di depressione, in cui la vita scorre al di là delle proprie finestre, mentre in un letto, ripiegato su sé stesso, l'essere umano chiede aiuto. Domani sarà una giornata migliore per il cantante, che illude sé stesso e gli altri in questa convinzione: è ancora ciò che scegliamo di non vedere l'oggetto della condanna. "Bonne journée" sveste i panni del brano precedente, raccogliendo la provocazione del bicchiere mezzo pieno, espresso melodicamente grazie una produzione dai bassi profondi e dalle percussioni trap.

È proprio nell'ultimo brano di "Multitude" che Stromae condivide il proprio "essere umano": il racconto della felicità perde i crismi dell'assolutismo emotivo. Tutto diventa un punto di vista e la ricerca di qualcosa, ma proprio la ricerca cancella la naturalezza delle emozioni: "Hai paura di essere triste quando sei felice e vuoi essere felice quando sei triste, non ti godi mai davvero questi momenti presenti, infatti, sei solo depresso". Il terzo disco di Stromae si chiude con una riflessione che racchiude tutto il lato emotivo del progetto: "L'umore è solo un punto di vista. Non scegli se vedere il lato positivo delle cose o meno. È perché ci sono bassi che ci sono alti, e perché ci sono alti che ci sono bassi, non ci sono dibattiti di ideali, no, come un idiota, fai i passi della danza della gioia".

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