Gino Paoli è intervenuto ospite della trasmissione ‘Un giorno da pecora' su Rai Radio1, condotta da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. Il cantautore ha voluto raccontare la sua esperienza in quarantena ribadendo l'importanza per tutti gli italiani di stare a casa. "Per me non è cambiato niente perché non mi piace uscire, preferisco stare a casa…", dice con ironia l'artista. "Dalla mia finestra vedo il mare, che se ne se frega di tutto e ti entra dentro, é come la vita: è fatto di ferocia e dolcezza, è un po' come guardarsi allo specchio".

Gino Paoli ribadisce l'importanza di stare a casa

Ai microfoni di Rai Radio1, Gino Paoli ha raccontato la sua perplessità davanti ad un popolo che rifiuta le regole, che sembra non capire l'emergenza di una situazione che deve essere affrontata in modo collettivo:

Mi sembra di aver a che fare con un popolo di bambini, zucconi ed egoisti. La questione è semplice: io non esco perché non voglio far del male a nessuno. Se la si pensa così, nell'unico modo civile possibile, non c'è bisogno di proibire niente. Invece sembra di esser di fronte ad una classe di bambini che non capiscono…

E ancora:

Sembra che la gente non capisca che non osservando un certo tipo di regole si può far del male agli altri. Ad esempio ieri mia moglie è scesa a fare la spesa e c'era un mercato, non di generi alimentari, che bloccava tutto, pieno di gente.

L'Italia può vivere un secondo "rinascimento"

In collegamento insieme al sindaco di Firenze Dario Nardella, Gino Paoli ha spiegato la sua visione delle cose. Una visione positiva, in cui dal male che l'ha colpita in questi mesi l'Italia può rinascere, risollevarsi più unita di prima, facendo leva sul suo indistinguibile senso di umanità:

Noi siamo un popolo con un difetto enorme che poi diventa un pregio…dobbiamo discutere tutto, abbiamo dubbi su tutto, siamo il peggiore soldato del mondo. Ma siamo anche capaci di grandi gesti di altruisti (…). Ogni volta che è successo qualcosa di drammatico come questo, è iniziata una sorta di "rinascimento". La gente si è guardata addosso e forse ha capito quanto siamo sballati in questo mondo così strambo.

Il sindaco Nardella ricorda la peste nera

Sulla stessa linea di pensiero anche il sindaco Nardella, che ricorda quando, dopo la peste nera, a Firenze è sbocciato il Rinascimento: "Gli italiani sono capaci di grande umanità…e io credo che da questa terribile esperienza questa umanità verrà fuori…". E ha concluso Gino Paoli:

Questo è il lato buono: la capacità e la necessità di guardarsi dentro e capire che questa filosofia di vita è sbagliata.