Questa volta si farà Figli di un Re Minore, lo spettacolo di Gigi D'Alessio e Nino D'Angelo si terrà il 20, 21 e 22 settembre. Non si torna più indietro e dopo il litigio che ha portato lo slittamento di qualche mese i due artisti non vedono l'ora di mostrare lo spettacolo messo su: due dei nomi più noti della canzone napoletana contemporanea uniranno forze e repertori per una tre giorni che si terrà nella loro Napoli, all'Arena Flegrea di Fuorigrotta, dove sono attesi migliaia di fan.

Cosa dobbiamo aspettarci da questo spettacolo?

Figli di un Re minore è davvero un evento: oggi questa parola si usa spesso, facciamo un evento qua, facciamo un evento là, ma questo lo è davvero, c'è un concentrato di canzoni, di successi che ormai non appartengono neanche più a noi, il nostro pubblico non ce le fa più cantare, le cantano loro. Ci sarà un medley di un'ora che sarà come un ping pong, partiamo dagli anni 80 fino agli anni 90. Abbiamo scelto 61 titoli, sul palco saremo in 15/16 elementi.

A un certo punto pareva che tutto potesse saltare a causa di un litigio

Gigi D'Alessio: È stato il momento più difficile, perché non siamo uguali, su certe cose abbiamo punti di vista diversi.
Nino D'Angelo: Abbiamo fatto le star, ci siamo divertiti tutti e due a fare le star, peccato, però ora ci stiamo divertendo, abbiamo preso in mano la situazione e puntiamo a esportare lo spettacolo.
GDA: potevamo dire che c'era stato un problema tecnico o altro e invece abbiamo litigato, abbiamo fatto un video e siamo stati sinceri.

Figli di un Re Minore nasce anche dal vostro rapporto con Mario Merola

NDA: Mario Merola per noi è più di un padre, ci sono aneddoti che non possiamo raccontare nelle interviste perché fanno parte del nostro spettacolo, ma con lui abbiamo avuto un rapporto come se fosse un padre, l'abbiamo sempre rispettato e anche lui ci ha sempre rispettato, Gigi è stato anche il suo pianista. I re minori sono quelli che non saranno mai re, come dico nella canzone "Jamm jà".

Pare che abbiate già avuto richieste di replicarlo all'estero, è vero?

GDA: Sì, ci hanno chiamato da Sydney, da New York, dal Canada, dalla Germania, dal Belgio, l'Olanda, l'Inghilterra e adesso dobbiamo costruire.

Continuano a chiamarvi neomelodici?

A noi possono chiamarci come vogliono loro perché noi facciamo quello che vogliamo essere, il problema è che è diventata una cosa troppo generalizzata, è diventata una parola troppo libera tutti quelli che cominciano, prima di essere definito cantante viene definito neomelodico. Se a Roma nasce un Nino D'Angelo o un Gigi D'Alessio viene definito cantautore romano, a Napoli invece ti chiamano subito neomelodico.