Ghali al Mediolanum Forum di Assago (ph Fanpage.it)
in foto: Ghali al Mediolanum Forum di Assago (ph Fanpage.it)

Il Forum alla fine è andato, ed è andato anche bene, con migliaia di persone a cantare le canzoni di Ghali e ad ascoltare le sue conversazioni con l'amico immaginario Jimmy. Qualche ora prima, però, in camerino c'era fibrillazione, meno di quanto mi aspettassi, più del percepito, sicuramente. Era una data importante per quello che è uno degli artisti che più si è messo in luce in questi ultimi anni e che, soprattutto, ha saputo gestire un cambiamento di rotta senza strappi, ma in maniera naturale. C'è chi lo ha accostato a Stromae e non siamo lontanissimi, almeno concettualmente, dal cantante belga, ma Ghali, possiamo dirlo, fa storia a sé. La sua "Ninna nanna" è stato un momento di svolta per il panorama discografico italiano e ha stappato il vaso di Pandora della trap italiana, facendole fare un salto di notorietà. Con "Cara Italia", poi, ha fatto lui stesso un salto di qualità portando ancora più chiaramente, in una canzone, un messaggio di uguaglianza che era sparso anche nei vecchi successi. E sul palco non si è tirato indietro. Abbiamo scritto che Ghali è forse uno dei prototipi moderni della Popstar 2.0, confermare questo suo successo è nelle sue mani: "A un certo punto, dopo aver raggiunto dei traguardi, ho dato libertà alla mia arte – ci ha detto -, alla voglia di fare qualsiasi cosa con la musica. Credo che la coerenza sia una cosa limitante per un artista".

Ciao Ghali, qua fuori c'è un Forum enorme e pieno. La prima volta che ti ho visto live è stato l'anno scorso all’Arenile di Napoli, eri ancora un po' impacciato, eppure è cambiato tutto in pochissimo tempo…

Sì, oggi è il mio primo Forum, credo che sia il primo Forum della nuova generazione ed è un giorno che aspetto da tantissimo. Ho sempre voluto presentare e dare al pubblico uno show di livello, non si poteva fare in un palco più piccolo, in posti più piccoli, abbiamo creato tanto disordine pubblico in questi ultimi anni di tour, gente che rimaneva fuori dalle discoteca, gente schiacciata sulle transenne, oggi c'è spazio per tutti, sia per il viaggio che mi sono fatto, a livello di show, sia per la gente.

Ho come l’impressione che ci siano state due svolte importanti, discograficamente parlando e come immagine, nella tua vita: l’uscita di "Ninna Nanna" prima e quella di "Cara Italia" poi… Mi parli di questo percorso?

Da "Ninna nanna" a "Cara Italia" abbiamo fatto tante canzoni, non è stato un passaggio diretto, c'è stato un intero percorso che ci ha portato a fare una canzone come "Cara Italia", che magari volevamo fare già da prima, però serviva un certo percorso, appunto, per non snaturarsi: è stata, inoltre, la mia canzone più popolare, che ha raggiunto il grande pubblico, quello che sta riempendo i palazzetti. "Ninna nanna" è stata importantissima, ha raggiunto grandissimi traguardi, ha infranto record mai visti prima, siamo approdati per la prima volta su Spotify e da quel momento sono partite le certificazioni degli streaming, abbiamo sdoganato la parola mamma, abbiamo fatto vedere che si poteva ballare in discoteca e trappare senza essere cattivi, magari raccontando aneddoti di vita.

“Album" si apre con “Ninna Nanna” e si chiude con “Oggi no”, quasi una linea che indica il tuo percorso, dalla trap al pop. È il percorso che ti eri prefissato?

Il passaggio da "Ninna nanna" a "Oggi no" che si vede nella tracklist di album rappresenta il fatto che a un certo punto, dopo aver raggiunto dei traguardi, ho dato libertà alla mia arte, alla voglia di fare qualsiasi cosa con la musica. Credo che la coerenza sia una cosa limitante per un artista e infatti se senti "Album" è completamente incoerente, ci sono generi diversi, tipi di testi diversi.

A un certo punto sei stato un punto di riferimento per quanto riguardava musica e politica. Eri preso a modello, forse anche tuo malgrado. Come l'hai vissuta questa cosa? 

Io penso di aver fatto una gavetta e in questa gavetta ho capito, pian piano, il non vergognarsi e il non avere problemi a raccontare la propria storia ti rende autentico. Ho deciso di raccontare la mia storia, sapevo che qualcuno lì fuori stava vivendo la mia stessa situazione e si sarebbe rispecchiato. Ho un passato cattivo e la musica per me è anche un po' un evadere dalla realtà, scappare da quello che c'è stato nella mia vita, e non ho bisogno di essere di nuovo cattivo nella mia musica. Preferisco raccontare e fare musica immaginando quello che vorrei vedere, che vorrei che ci fosse.

E in che modo questo percorso ha portato a un pezzo come “Cara Italia”?

Tante volte vogliono per forza mettermi parole in bocca non mie o darmi una posizione politica, in realtà la storia è molto più semplice, la storia è quella di un ragazzino di seconda generazione, come tanti, che dalla periferia arriva a portare il suo pensiero con la musica, esprime i suoi valori e trasmette le sue sensazione e da un passato pesante riesce ad arrivare ai palazzetti. Sembra che con me abbiano visto per la prima volta una situazione del genere, ma è ancora più semplice come cosa: potrei essere italiano al 100%, non cambierebbe la cosa.

C'è ancora chi ti critica perché fai musica per ragazzini? Esiste un peso del rivolgersi a una platea ampia e anche molto giovane?

No, non sento alcun peso, quella frase è semplicemente una risposta a chi dice, appunto, che faccio musica per ragazzini, ma ragazzini possono essere anche i quarantenni, cinquantenni, le nonne che mi ascoltano e che dentro si sentono ragazzini. Comunque è una cosa che mi fa molto felice, io sono felicissimo del pubblico che c'è ed è quello che ho sempre sognato di avere.