in foto: Germanò

Si chiama Germanò e viene da Trastevere una delle nuove scommesse di Bomba Dischi, l'etichetta romana che ha nel proprio roster, tra gli altri, Calcutta, Carl Brave x Franco 126, Pop X, Giorgio Poi e Amari. "Per cercare il ritmo" è il nuovo esordio di questo cantautore che in passato aveva già pubblicato con due progetti, i Jacqueries e Alpinismo, ma che con questo lavoro si dà una nuova possibilità. Germanò si ispira al miglior cantautorato romano (Fabi, Sinigallia) ma lo fa con una sensibilità che gli permette di mettere insieme un album intimo, nostalgico e con una gran bella scrittura. Non cerca l'effetto straordinario, il coniglio dal cilindro o l'ammiccamento, anzi "Per cercare il ritmo" si fa forte di un'idea precisa e di un racconto che fa ben sperare per il futuro.

“Non sono un genio” hai detto parlando della “scena cantautorale”. I geni sono pochissimi, rari, direi, per fare buona musica non c’è bisogno di essere geni. Partendo dal fatto gli appellativi giustamente li danno gli altri, cos’è la genialità nella musica e perché tu non lo sei?

Il genio non ha sempre le stesse caratteristiche. Prende diverse forme e si manifesta in altrettanti modi.  A mio parere è qualcuno che riesce a dire qualcosa di diverso suscitando agli estremi una reazione positiva o negativa e non qualcosa che sta a metà, spero di riuscire a dire qualcosa di simile in futuro.

Niente fuochi d’artificio per questo nuovo esordio, ma un album cantautorale solido, che si incolla in testa. Come e dove nasce “Per cercare il ritmo”?

Avevo un paio di canzoni che volevo a tutti costi far sentire e valorizzare, qualcuno mi ha convinto che per non vanificarle sarebbe stato meglio scrivere un intero disco. Ho cercato di fare il più possibile una cosa mia e solo mia.

Te ne sei andato a Milano in un momento in cui, anche grazie a Bomba o a 42 Records si parla sempre più della scena romana. Come mai la scelta di salire a Milano?

Non avrei mai immaginato di andare a vivere a Milano. Un anno fa ho trovato lavoro in un'agenzia pubblicitaria. All'inizio non mi piaceva tanto ora mi ci trovo bene.

Forse è solo perché c’è un’attenzione maggiore a questo mondo cantautorale, ma noto una scrittura che si nutre di quotidianità, di uno sguardo corto (nel senso di distanza, non ampiezza), che guarda a quello che accade a portata d’occhio.

Parlare di ciò che si ha intorno a sguardo corto forse crea qualcosa con cui l'ascoltatore può davvero empatizzare o comunque con cui può empatizzare in modo diverso. Diversamente da una canzone straniera o da una una canzone che parla di qualcosa di interessante ma lontana dal mondo di chi ti sta ascoltando.

Se facessimo un cloud dei termini o, comunque, delle sensazioni, la nostalgia declinata in varie forme (come quella del ricordo) sarebbe in una posizione molto alta. Non credo sia solo un caso, no? 

In una certa misura tutti siamo nostalgici. Per mia natura in passato le ho dato particolare importanza come qualcosa che mi facesse capire cosa fosse importante per me. La nostalgia è una cosa bella perché ti fa rivivere i momenti belli e serve a crearne altri nel presente da ricordare nel futuro.

C’è anche molta notte nelle storie che racconti. Sono anche nate di notte?

Ho sempre provato a scrivere qualcosa come intercalare appena ho il tempo di farlo, anche di notte.

Il tuo è un finto esordio, nel senso che non vieni dal nulla. Ci racconti chi è Germanò e come sei arrivato a “Per cercare il ritmo”?

Quando avevo 18 anni suonavo il basso con i Jacqueries, facevamo Indie Rock e i nostri eroi erano i Pavement. Nel 2013 con un LP alle spalle pubblicato nel 2011 con 42 Records ognuno ha preso le sue strade. Nel 2014 ho fondato gli “Alpinismo” per provare a fare qualcosa di mio. Successivamente pensavo alla musica solo come un gioco negandomi ogni possibilità di poterla continuare a fare anche da “adulto”. La cosa mi ha causato disagio. Non mi sentivo di creare nessun progetto, nessun artificio e nessuna costruzione, volevo tornare a registrare qualche canzone e l'ho fatto.

Automaticamente, quando ascolti qualcosa di nuovo cerchi o ti vengono naturali degli agganci a quello che conosci. Il mio primo aggancio è stato Sinigallia. Se dovessi cercare un modello chi sarebbe?

Sì lo faccio sempre. Sinigallia è un giusto riferimento perché sono di Roma. A questo punto però anche Niccolò Fabi è Sinigallia, come lo sono gli Otto Ohm, come lo è Zampaglione, come a volte lo è Max Gazzè e viceversa. Tutti si sono influenzati confluendo in un certo modo di fare musica e testo che è di Roma. Io sono di Roma e passivamente questi sono i miei ascolti radiofonici che vengono ancora prima di scoprire i Led Zeppelin a 13 anni.

L’approdo in Bomba come è avvenuto?

Io e Davide [Caucci, ndr] di Bomba Dischi siamo conoscenti da un sacco di anni. Davide ha il merito di avermi scritto direttamente, chiedendomi di fargli sentire cosa stessi facendo. Gli ho mandato delle canzoni. Con Brizio, Alessandro e Emma hanno pensato che gli interessava lavorare insieme.

Ultimamente vedo tantissimo la riscoperta, da parte di cantautori di Carella: tu, Colapesce, Fitness Forever. Che succede? Perché di Carella ne abbiamo sempre parlato così poco?

Enzo Carella è venuto a mancare proprio a febbraio di quest'anno e non ne ha parlato nessuno. È stato un autore troppo spesso liquidato come una copia di Battisti ad orecchio dei più disattenti. Era un personaggio eclettico e poco gestibile. Volubile e testardo. Da un certo punto della sua carriera in poi voleva registrare solamente con i Goblin dilatando di molto i tempi di produzione. L'RCA aveva difficoltà a lavorarci e in qualche modo non è mai riuscito a trovare una formula popolare per fare quello che faceva, visto che da quello che capisco la critica musicale non è mai stata troppa dalla sua parte. O forse sì, in ogni caso non mi pare di averlo visto citato da qualche parte.

Germanò è in tour:

01 dicembre 2017 – Milano – Linoleum @ Rocket
02 dicembre 2017 – Bassano del Grappa – Vinile
15 dicembre 2017 – Parma – Arci Zu
16 dicembre 2017 – Rimini – Bradipop