Glielo chiedevano in continuazione finché Gemitaiz e MadMan hanno deciso che era il momento di tornare con un album scritto a quattro mani. A cinque anni di distanza da "Kepler", quindi, i due rapper romani hanno pubblicato "Scatola nera", album che era stato anticipato da "Veleno 7", singolo che ha infranto un bel po' di record musicali in streaming. Due dei migliori rapper italiani, famosi per il loro flow, sono tornati con un album che ne conferma la caratura, sia nei testi che nel flow e anche nella scelta di produzioni e collaborazioni, cercando di tenersi in linea con i cambiamenti di questi ultimi anni, ma senza perdere le proprie peculiarità, sia quando al loro fianco c'erano rapper come Salmo, Guè Pequeno e Marracash, sia quando hanno sorpreso tutti con Mahmood e soprattutto Giorgia.

Come è nato Scatola nera, quando avete capito che era arrivato il momento di tornare a fare un disco insieme?

Gemitaiz: Per parecchio tempo ci hanno chiesto in maniera quotidiana quando avremmo fatto uscire il disco insieme, poi annunci il disco solista e comunque la domanda era sul disco insieme, quindi abbiamo deciso che era il momento giusto per farlo, anche perché sono passati cinque anni da "Kepler", gli ultimi due dischi solisti che abbiamo fatto sono stati entrambi un successo, era semplicemente il momento giusto.

Cinque anni da Kepler sono tanti, anche perché tante cose sono cambiate…

MadMan: Ci siamo evoluti di pari passo alla scena e ai tempi soprattutto, tempi discografici: il rap, oggi, non è lo stesso che era cinque anni fa, il nostro disco non è rap come era rap cinque anni fa, per il semplice fatto che il genere si è allargato moltissimo, ci siamo lanciati in altri generi in almeno due o tre tracce di questo disco che comunque non è un disco che suona tipicamente rap, assolutamente, già lo si intuisce dai featuring, con Mahmood, Giorgia… Però è sempre autobiografico come lavoro, come abbiamo sempre fatto, è roba nostra.

Lavorare insieme vi porta ad avere più competitività o vi deresponsabilizza un po'?

G. È sicuramente stimolante fare un disco con una persona che ritengo che, a fare quello che faccio io, ovvero il rap, sia tecnicamente bravo, anche più bravo di me su determinati aspetti, come lui penserà che su altre cose io c'ho quella cosa in più. So quasi per certo, senza voler essere presuntuosi, che se iniziamo a scrivere su una base che una strofa sua mi piacerà. Allo stesso tempo io cerco di impegnarmi al massimo e lo faccio più per sorprendere lui che me, la strofa la scrivo perché piaccia a lui. Certe volte capita che scriviamo la stessa cosa senza che ci diciamo di che cosa stiamo scrivendo… è strano.
M. Penso che questa cosa di essere competitivi in un modo genuino, non solo verso gli altri, ma verso noi stessi, contribuisca comunque a tenere il livello sempre alto, anche se, come dici tu, nel disco insieme uno si sente meno responsabilizzato.

Come nasce la collaborazione con Giorgia?

G. [Giorgia] ci ha scritto un messaggio privato su Instagram dicendo: "Ciao, sento sempre le vostre canzoni con mio figlio, bravi, grandi" e ho detto "Wow, grazie". Avevamo in cantiere questo pezzo ["Scatola nera", ndr] che avevamo già quasi pronto, però il ritornello lo cantavo io, allora ci siamo confrontati e abbiamo detto: "Perché no?", nel senso che potrebbe essere veramente una cosa non tanto in più, quanto proprio diversa, che non ti aspetteresti da un disco nostro, perché difficilmente riusciamo a collegarci con artisti di quel genere, con una traccia così seria e introspettiva, che parla di noi. Il pezzo che abbiamo fatto è un pezzo bello pesante per quanto mi riguarda, Giorgia è stata magica, super professionale, una persona super, veramente.

Parliamo dell'uso dei social: lo scorso anno tu, Gemitaiz, fosti attaccato per un post contro Salvini…

M. Su questa cosa abbiamo un approccio molto diverso ultimamente, io ho limitato quasi del tutto le opinioni personali e cose così, le ho quasi eliminate del tutto, perché vorrei tenere tutto il discorso sulla musica sinceramente. Non mi interessa quella cosa tipo "Guardate cosa ho comprato, che ho fatto", a volte capita, ovviamente, però in generale non sento il bisogno di condividere certe cose, anzi forse lo uso anche meno di quello che andrebbe fatto.

G. Non mi sono mai espresso a livello politico, perché non me ne frega niente, non ho le basi per farlo, parlo di quello che trovo giusto o sbagliato, poi se in quello ci trovi dei riferimenti politici, me lo puoi dire tu,  ma qualcuno può dire no. Anche riguardo quella polemica, non mi sono mai messo in mezzo alla politica, ho parlato di una questione più ampia, non politica, ma umana [sui migranti], il fatto che quelle cose le abbia dette un politico peggiora solo la situazione