15 Aprile 2021
11:13

Gazzelle, da Punk a Ok: “Non sogno gli stadi, ma che le mie canzoni restino”

In pochi anni Gazzelle è diventato un vero e proprio fenomeno del pop italiano. Quattro anni e tre album che hanno segnato l’ascesa di Flavio Pardini, portandolo dal mondo indipendente alla fama nazionale, segnando anche, come dice lui stesso una generazione. Il suo ultimo album è Ok, volato in testa alle classifiche.
A cura di Francesco Raiola

In pochi anni Gazzelle è diventato un vero e proprio fenomeno del pop italiano. Quattro anni e tre album che hanno segnato l'ascesa di Flavio Pardini, portandolo dal mondo indipendente alla fama nazionale, con milioni di views e stream e soprattutto con canzoni che sono diventate, come dice lui stesso con pudore ma giustamente senza troppa modestia, piccoli inni per una generazione, per chi in questi anni lo ha seguito in questa corsa. Pop che mescola intimismo a versi iconici, che si possono cantare nella propria stanza, ma che stanno bene anche nei Palazzetti, e hanno la sua vita come fil rouge. Destri è stato l'ennesimo singolo di successo, ma in OK, il suo ultimo album, Gazzelle si diverte ancora con la scrittura, giocando con stilemi rap (vedi "Lacri-ma") con tanto di feat con tha Supreme, uno dei nomi più in vista della produzione rap italiana. l'ultimo estratto dall'album "Un po' come noi", inoltre, farà parte della colonna sonora della serie tv "Nudes", in onda in esclusiva su RaiPlay dal 20 aprile.

Ci racconti il successo di Destri e le aspettative che avevi?

Eravamo tutti d'accordo che Destri dovesse uscire come primo singolo perché ci sembrava la canzone più giusta e urgente. Obiettivamente non mi aspettavo che partisse così bene e facesse tutto questo rumore.

Com’è muoversi in un mondo fatto sempre più di numeri in streaming?

I numeri lasciano il tempo che trovano, ma sono anche un dato che può farti capire come sta andando la tua musica, il tuo progetto artistico. In questo momento in cui, poi, non ci sono altri tipi di feedback, perché non si possono fare i concerti, non si possono fare i firmacopie, non si può fare niente, l'unica cosa su cui puoi fare affidamento sono i numeri.

Com’è stato il passaggio da Punk a OK?

È stato un passaggio molto naturale, sai, ogni disco ha la sua storia, il suo DNA: quando faccio un disco e scrivo una canzone non penso mai alla canzone che ho scritto prima, le scrivo e basta. "Ok", in questo senso, è un disco scritto molto rapidamente, di getto. Sembra quasi un racconto unico, è sempre un miscuglio di tante cose che provo, ricordo, immagino.

Da Nmrpm a GBTR, qual è il filo logico di Gazzelle e Ok

Il filo logico sono io, la mia persona, che è sia il narratore che il protagonista di questa storia che alla fine è infinita. Finché avrò una vita avrò anche qualcosa da scrivere e poi sì, a volte mi diverto ad autocitarmi perché penso che crei un'empatia maggiore con chi ascolta, sembra una serie tv, un reality show.

Come hai lavorato ai testi e a tutte le figure retoriche che usi nei testi?

Escono in maniera del tutto naturale, seguo nella mia testa una serie di musicalità che è predominante anche nella scelta delle parole. Se uso una "t"  mi viene da usarla per un po', faccio allitterazioni, faccio anafore, i testi sono pieni di cose così, ma non sono una scelta, non sono così nerd, non ci riuscirei.

C’è un po’ di struttura rap in quello che fai, ce ne parli?

C'è qualcosa che mi riporta su degli approcci rap al mio modo di scrivere, ma è perché ne ho ascoltato tanto, in passato, mi piace, e penso che nel rap si possa osare un po' di più nel linguaggio, si possano dire più cose, e poi è anche un fatto di rime, sono molto legato alla rima, mi viene naturale cercarla e questo fa sì che la mia scrittura vada incontro a quelle regole del rap.

Cosa unisce Gazzelle a tha Supreme, invece?

È stata una cosa d'istinto, m'è piaciuta tanto, ho percepito qualcosa di molto nuovo, fresco e una forte componente artistica, mi ha colpito e ho voluto contattarlo per dirgli che lo apprezzavo e avrei voluto fare qualcosa con lui. Per fortuna era sulla stessa frequenza d'onda, mi apprezzava quindi è stato molto semplice.

Ti senti arrivato almeno a uno degli obiettivi che ti eri posto?

Sono sempre alla ricerca di qualcosa, non mi accontento mai, non mi appago mai del tutto, non sono mai contento, ma è vero pure che oggettivamente qualcosa ho fatto, che alcune canzoni che ho scritto in qualche modo hanno segnato una generazione, dei ragazzi che le hanno ascoltate a 18 anni e ora ne hanno 22 e rimarranno dentro di loro per sempre, così come a me sono rimaste le canzoni che ascoltavo a 18-20 anni. Penso che in qualche modo, nel mio piccolo, qualcosa penso di averla fissata per qualche tempo. Anche perché è la mia ambizione più grossa, più di fare uno stadio.

E che effetto fa questo essere riferimento importante per una generazione?

Cerco di non pensarci troppo, se no c'è il rischio che ne risenta la mia musica. C'è sempre il rischio di autocompiacimento, forse cercherei di scrivere canzoni accondiscendenti verso il pubblico o verso quello che ho già scritto prima ed è un rischio che non voglio correre, non voglio diventare quel tipo di artista lì. Spero di riuscire sempre a fare qualcosa di diverso da ciò che ho già fatto, a sorprendere, ma pure a sorprendere me stesso e se no diventa un mestiere e a me non mi va di lavorà.

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