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Gabriella Cilmi: “Volevano ripetere ‘Sweet about me’. Ho cambiato e non rimpiango nulla”

Con “Sweet About Me” Gabriella Cilmi ha conosciuto un successo mondiale, ma oggi arriva in Italia forte di scelte importanti, come l’abbandono di una major che la voleva più sexy e una svolta nel sound: “Non rimòpiango nulla” dice a Fanpage ricordando, inoltre, le sue radici italiane.
A cura di Andrea Parrella
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Gabriella Cilmi

Con "Sweet About Me" e "On A Mission" ha conquistato il mondo, ma ora Gabriella Cilmi ha deciso di cambiare. Ha mollato la Island Records che la voleva più sexy, inserendola in un filone pop al femminile che va per la maggiore in questi ultimi tempi e ha pubblicato "The Sting", arrivato a tre anni di distanza da "Ten", che abbandona le sonorità elettropop per maggiori influenze soul e dal blues. Ora la cantante si gestisce da sola e pubblica per la sua etichetta, la CilmiSweetness Tune che esiste, però, anche grazie a quei due anni: "Non rimpiango niente – dice a Fanpage – non sarei in questa bella posizione se non fosse stato per quei due album". I singoli che ha scelto per presentare l'album sono stati "The Sting" e "Simmetry". Dell'album dice: "Volevo che le canzoni fossero fragili e toste alo stesso tempo. È questo il filo principale che tiene l'album insieme" e che "musicalmente tutte le canzoni prendono spunto da generi differenti, in particolare il suono world del Trip Hop e di band come Portishead e Massive Attack" cercando di porre l'attenzione su tutto l'album, senza puntare per forza sulla hit.

Sulla rottura con la Island spiega che dopo "Sweet About Me" (che ha totalizzato, ad oggi, 24 milioni di visualizzazioni su YouTube) tutti volevano ripetere quel successo e il risultato è stato che "è finita per essere un caso di troppi galli nel pollaio", così ha mollato e ha fondato una propria etichetta. La Cilmi ha chiare origini italiane – calabresi e siciliane, per la precisione – e proprio in questi giorni è in tour nel Belpaese: ha esordito a Roma l'8 aprile e canterà domani 10 aprile al 75 Beat di Milano e venerdì 11 aprile al Home Rock Bar di Treviso. Del suo rapporto con l'Italia ci dice: "Visitare la Calabria, soprattutto il luogo dove mia madre è nata mi aiuta a capire la mia famiglia e me stessa un po' meglio. Sono cresciuta facendo la salsa e il salame da mia nonna e mangiando un sacco di piatti piccanti, proprio nello stile calabrese"

L'ascolto di "The Sting" rimanda ad atmosfere variegate, che saltano agilmente dalle sonorità intime di tracce come "Sweeter in history", a sostanziosi riferimenti blues e soul, avvertiti in pezzi come "Parallel Universe". Qual è il filo rosso che unisce le tredici tracce contenute nell'album?

Tutte le 11 tracce hanno una certa vulnerabilità, ma allo stesso tempo mantengono la propria potenza. Volevo che le canzoni fossero fragili e toste alo stesso tempo. È questo il filo principale che tiene l'album insieme. Il periodo antecedente e quello contemporaneo alla scrittura di quest'album è stato uno dei più difficili che abbia attraversato. È importante la rinascita, tenere conto del passato, ma andare oltre. Musicalmente tutte le canzoni prendono spunto da generi differenti, in particolare il suono world del Trip Hop e di band come Portishead e Massive Attack.

La sensazione ricorrente è che si tratti di un disco spinto dalla ferma intenzione di non assoggettarsi a logiche commerciali, senza per questo cadere nell'errore di darsi ad uno sperimentalismo esasperato. Evita sonorità banali, ma tenta pure di evitare la deriva opposta della complessità estrema. Aldilà della percezione soggettiva, puoi confermarlo? E se sì, credi che sia questa la tua "forma" musicale definitiva?

Sono partita semplicemente dal voler scrivere un album – non un singolo o una hit… ovviamente speri che ci possano essere un paio di hit dentro, ma ero veramente focalizzata nel voler fare un album completo. Amo molto album come “Solid Air” di John Martyn e “Astral Weeks” di Van Morrison. Erano album veramente completi e quando li ascolto mi sento come se stessi leggendo un grande libro. Mi piacerebbe scrivere un album buono come uno di questi, un giorno. Per “The Sting” avevo una storia da raccontare e ho guardato all'esperienza come un viaggio di scoperta di sé. Ho cercato di scrivere da un punto di vista confessionale, che era differente da come avevo fatto precedentemente.

Qualche settimana fa Lily Allen ammetteva, rispondendo alla critica di un fan su Twitter "È vero, la mia musica recente è spazzatura. Faccio del mio meglio, ma le case discografiche e le radio non fanno ascoltare le mie cose migliori". Un'affermazione che fa immediatamente pensare alla tua vicenda professionale: dopo 5 anni di collaborazione (si può leggere anche dalla pagina Wikipedia a te dedicata), rompi definitivamente con la Island Records per pressioni ricevute e divergenze. Ci racconti come sia andata esattamente?

Tutti volevano ripetere il successo di “Sweet About Me”, così purtroppo è finita per essere un caso di troppi galli nel pollaio. Avevo solo 18 anni e guardando indietro e avendo un po' di tempo in più per scrivere l'album sarebbe stato più utile.

Eppure proprio "Sweet About Me" e pezzi come "On a Mission", aldilà del contorno estetico, li ricordiamo come motivi accattivanti e non integralmente pop. Alla luce di questo ‘nuovo inizio' ti senti di poter essere pentita per i due dischi precedenti, oppure li ritieni un passaggio essenziale per arrivare a ciò che sei oggi?

No, non rimpiango niente. Chi avrebbe pensato che una ragazza con i capelli disordinati, che suonava cover dei Led Zeppelin sarebbe finita sulla copertina di FHM? Non io. Non mi sentivo a mio agio all'epoca ma mi sono sempre ripresa. In più adesso ho una mia etichetta indipendente e un mini studio e non sarei in questa bella posizione se non fosse stato per quei due album.

Sei nata in Australia, vivi a Londra ed hai cittadinanza italiana. Da concittadini non possiamo che chiederti quali influenze possano aver avuto le tue origini calabresi sulla formazione musicale e culturale e che rapporto hai con il Bel paese.

Adoro viaggiare in Italia e mantenere i contatti con le mie radici, è stato così bello vivere a Londra e stare stare a sole un paio di ore da voi. Visitare la Calabria, soprattutto il luogo dove mia madre è nata mi aiuta a capire la mia famiglia e me stessa un po' meglio. Sono cresciuta facendo la salsa e il salame da mia nonna e mangiando un sacco di piatti piccanti, proprio nello stile calabrese. Crescere in Australia e ascoltare le storie dei miei genitori sull'Italia era come un mondo magico in cui viaggiare con l'immaginazione. Mio nonno paterno è siciliano quindi posso far riferimento anche a quella terra.

La tua carriera è cominciata sei anni fa: come ti vedi da qui al 2020?

Wow, forse al mio quinto album e una casa in Sud Italia

Ringraziandoti non possiamo che chiederci se ci siano dei progetti in cantiere per il futuro prossimo.

Sto scrivendo nuova musica e mentre parliamo il mio quarto album è già in cantiere.

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