Francesco Guccini non si perde in giri di parole per rispondere con chiarezza al ministro Matteo Salvini, che non ha mai nascosto la sua passione per la musica del cantautore. Nonostante le sue inclinazioni poetiche, Guccini ha ribadito ancora una volta un concetto già espresso in passato: "Se le mie canzoni piacciono a Matteo Salvini, non ho alcuna responsabilità. Con le dovute differenze, anche Dante è stato letto da cani e porci".

Nessuna reticenza, poi, a parlare dei casi che stanno accendendo il dibattito politico di questi giorni, dai fatti di Casal Bruciato a quelli del Salone del Libro di Torino. Casi di intolleranza e razzismo che, tuttavia, Guccini si sforza di non vedere come anticamera di prospettive nefaste e tende a voler ridimensionare:

"Nonostante il razzismo che fasce della popolazione manifestano – i politici, per fini elettorali, percorrono il solco tracciato dalla gente -, non credo che sia tornato il fascismo, però si sente l'aria"

Parole, quelle di Guccini, più lievi di quelle pronunciate alcuni mesi fa in un altro evento pubblico, quando invece espresse enorme preoccupazione per il clima sociale che stava caratterizzando il Paese, facendo paragoni decisamente pesanti e richiamando a fatti del passato non casuali: "Io ho una gran paura, sento aria di Weimar e non dico di più. Sento aria abbastanza pesante da questo punto di vista. Devo dire una cosa: Adolfo fu eletto dal popolo. Io sento continuamente uno dire di avere alle spalle 60 milioni di italiani, che è una frase pericolosa. Ai giovani, che hanno questa pecca di non leggere, consiglio di farlo, di leggere sempre. Il libro è diventato un oggetto misterioso, io ero disperato se non avevo un libro da leggere da ragazzo. Leggendo, poi, si mette dentro della roba che in qualche modo può uscir fuori. Leggere, è l'unica cosa che posso dire".