"Da quando ho smesso non ascolto più nulla, non so dirti qual è il panorama attuale della musica" dice Francesco Guccini collegato, assieme a Mauro Pagani, con i giornalisti via Zoom. Il cantautore è il protagonista, suo malgrado, del secondo capitolo di "Note di viaggio" – che questa volta è "Capitolo 2: non vi succederà niente" -, il progetto che raccoglie un po' di cantanti italiani a cui sono affidate alcune delle canzoni del maestro di Pavana. Ascoltare Guccini è sempre interessante, non ci sono più peli sulla lingua, né una finta facciata da mantenere intatta. Non tutte le cover gli sono piaciute, ma in questo caso, l'unico, preferisce mantenere una sorta di pudore e dire che tutto è bello. Come ovviamente succede per progetti del genere ci sono cose più belle, altre meno: di certo c'è la bellezza dell'omaggio in vita a uno dei nostri più grandi cantautori, uno di quelli che può vantare un canzoniere enorme, che ha toccato nella sua carriera una serie di topos – il tempo, la memoria, il viaggio, la giovinezza – con una coerenza e una scrittura che lo hanno portato a diventare uno dei grandi della nostra canzone.

Lontano dalle campane del pop, della "radiofonicità", le canzoni di Guccini hanno attraversato lo spazio e il tempo e lo hanno fatto con una detonazione non distruttiva ma costante, in grado di penetrare nella nostra Storia con una scrittura precisa, pensata, letteraria, una innata capacità di racconto e una gentilezza che lo caratterizza anche oggi, che di anni ne ha 80 e ha smesso definitivamente con la musica. Da tempo, ormai, e non passa occasione per ribadirlo, quasi come se la musica non foss'altro che una parentesi nella sua vita di scrittore. Perché è la scrittura il suo vero, grande amore, come ribadisce ancora adesso e come ha spesso dichiarato. E la sua scrittura è poesia, ma nel vero senso della parola, intesa come costruzione poetica, le sue canzono derivavano da grandi letture e lavoro certosino sulla parola.

Ed è con quella scrittura – e anche la sua interpretazione – che tanti artisti sin sono dovuti confrontare, perché cantare quelle parole – quelle esatte parole – e farlo diversamente da come le cantava lui, è una sfida complessa, materia difficile da maneggiare. Nel complesso, però l'operazione gli è piaciuta: "Mi sono commosso, come tutti gli anziani, ho compiuto 80 anni a giugno" ha detto in videoconferenza. In questo nuovo capitolo si alternano personalità diversissime tra loro, ci sono i cosiddetti pezzi da novanta, giovani, artisti che si sono affermati in questi anni. C'è Zucchero che rifà "Dio è morto", senza paura di prendersi in carico un classicone del repertorio, così come Gianna Nannini che sceglie "Quello che non" e ascoltando le chitarre non è complesso capire il perché, c'è un fantastico Vinicio Capossela che rifà "Vedi cara" e lo fa con enorme classe, riportandola al suo immaginario (che non è diversissimo da quello di Guccini), quasi sussurrando (potrebbe essere uscita da uno dei suoi primi album). C'è una grandissima Petra Magoni – una delle nostre voci più belle – che rifà "Canzone di notte n.2", c'è Pagani che assieme a Fabio Ilaqua rifà un capolavoro tra quelli meno conosciuti del canzoniere gucciniano, "Canzone delle domande consuete", mentre Levante ha chiesto di cantare "Culodritto", la canzone dedicata alla figlia.

C'è lo strano duetto, composto da Emma e Roberto Vecchioni, che rifà "Autunno", canzone che lo stesso Guccini dice di aver scritto in un periodo molto lungo a differenza di come componeva solitamente: "Ho cominciato a scriverla con le prime impressioni di quella stagione, sentendo i rumori dei cacciatori e pensando alle loro vittime. Poi l'ho lasciata lì e l'ho ripresa dopo qualche anno" a differenza, spiega, di quanto fatto con "La Locomotiva" – grande assente – scritta in pochi minuti, costruendola soprattutto attorno alle rime. Fiorella Mannoia rifà "Signora Bovary" con un arrangiamento che  la porta perfettamente all'interno di questo capolavoro che mette in parole la capacità di osservazione, il guardare "in fondo a questa notte" e contiene perle come "E i tuoi pensieri sono solo uno iato, fra addormentarsi e morire". Mahmood sceglie "Luna Fortuna" e l'arrangiamento cambia per far spazio alla sua voce, mentre Ermal Meta sceglie "Acqua" con Jack Savoretti che non poteva che cimentarsi in "Farewell".

Guccini, invece, torna a cantare ne "I migranti", canzone che Enzo Iacchetti aveva tentato di portare sul palco del Festival di Sanremo: "Purtroppo c'è sempre meno istruzione, non si legge quasi più, non si approfondiscono certi argomenti ed è questa la cosa più grave rispetto all'immigrazione e la politica ha fatto agio a questa gente, è populista, quindi è come se guardassero delle analisi demoscopiche e dicono ‘la gente vuole così e agiamo così', questo è populismo" dice il cantautore rispondendo alla domanda di una collega. Probabilmente ci sarà un terzo capitolo, sicuramente ci sarà uno spettacolo live in cui si celebreranno questi primi due album, evento che dovrebbe tenersi all'Arena di Verona appena il  Covid darà tregua al mondo della musica live.