"Einstein" è l'ultimo singolo di Francesco Gabbani tratto da "Viceversa". L'ultimo prima di accantonare la promo del suo album e pensare a quello che succederà l'anno prossimo. A Fanpage.it, infatti, il cantante di Carrara ha spiegato di non aver scritto durante il primo lockdown, ma che quel periodo però è stato fertile e ora raccoglie una serie di input che gli sono venuti a causa di quel periodo. Protagonista all'ultimo Festival di Sanremo, dove è arrivato secondo, ma con il video più visto tra quello delle canzoni del festival, Francesco Gabbani è da anni uno dei protagonisti della musica italiana, riuscendo a farsi spazio senza talent, ma con tanta gavetta. Arrivando sul palco dell'Ariston e vincendo prima tra i giovani con "Amen" e vincendo tra i Big l'anno successivo con "Occidentali's Karma", diventato un vero e proprio tormentone che ha oltrepassato i confini nazionali.

Ciao Francesco, parlaci di Einstein.

Da varie angolazioni si ripropone di esaminare, provare a interpretare il rapporto che c'è tra l'individuo e la collettività, tra il chi sono e il come mi vedono gli altri, come mi percepiscono gli altri, che poi penso sia una tematica che riguarda le vite di tutti noi, qual è il nostro posto nel mondo. C'è Einstein che dice: "Se proprio vuoi iniziare questo percorso di comprensione, parto dal presupposto che è tutto relativo", che è quasi un'ovvietà ma è una cosa da tenere in considerazione.

Come mai hai voluto registrarla in una versione differente?

Ho sentito l'esigenza, in realtà, di registrare una nuova versione del brano perché avevo voglia di spogliarlo di tutte quelle che sono le sovrastrutture dell'arrangiamento eccessivo che talvolta sono belle ma vanno ad offuscare, confondere, quella che è la sostanza.

Come nascono le tue canzoni?

Generalmente parto dall'aspetto melodico, dalla musica e registro anche in finto inglese la voce. "Einstein" è particolare perché è forse l'unico brano dell'album in cui m'è partito il flusso contemporaneo tra le parole e la melodia, infatti è una melodia atipica, che asseconda il testo. Parte da un'analisi personale quindi racconta una dimensione intima e a tratti sofferente di un periodo che ho vissuto con la gestazione di questo disco, in cui mi è capitato anche di fare delle nottate insonni. Descrivo la mia dimensione che va alla ricerca da un punto di vista e che trova conforto in Einstein che dice che tutto è relativo e dovremmo partire proprio da questo presupposto.

Canti: "Mi capita ogni tanto ti penso mentre canto ascolto le canzoni del momento l’originalità del sogno di un talento tipo: ‘Questa mattina mi sono svegliato ero strafatto Cosa ci fai nel mio letto questa mattina … bella signorina?'". Mi sembra una critica a un certo mondo musicale.

Anche questa è una provocazione, sta a rappresentare il mio sentirmi non allineato a un modo di esprimersi musicalmente che c'è oggi, ma non lo dico criticandolo, sono aperto a qualsiasi tipo di espressione artistica e musicale, però poi ci sono cose che a me non m'appartengono. Il sottolineare questa cosa è sottolineare che spesso mi capita di sentire tra le cose contemporanee un modo di esprimersi che in realtà non nasconde niente che vada più nel profondi rispetto al raccontare in un modo spregiudicato la banalità di quello che uno fa. Che poi, forse è anche un po' l'emblema dei nostri tempi.

Cosa piace della tua musica?

Fondamentalmente ho sempre cercato, nel bene e nel male, di fare quello che mi piaceva, forse la continuità delle risposte che ho avuto viene dal fatto che quando faccio delle cose ho la fortuna di avere una sensibilità naturale che mi porta a esprimermi in un modo che poi è abbastanza eterogeneo come bacino d'ascolto, è naturalmente popolare, ma non lo faccio mettendomi a tavolino e dicendomi: "Adesso scrivo una canzone per andare per forza in radio".

Hai scritto cose nuove nel primo lockdown?

Ora sto effettivamente cominciando a elaborare del materiale nuovo perché giustamente questo singolo Einstein è quello di chiusura dell'iter naturale di questo disco. Ora che mi sto approcciando a scrivere, è curioso come per quanto nella pratica non abbia scritto durante il lockdown, adesso mi sto accorgendo che durante quel periodo, in un modo inconscio, ho già scritto, perché mi stanno venendo fuori delle cose che sono sicuramente frutto delle elaborazioni, delle riflessioni che quel periodo storico mi ha fatto vivere. La mia idea, in questo momento, è quella di scrivere del materiale nuovo per pensare di realizzare, non so in che tempi, ma non vorrei aspettare troppo, un nuovo disco.

Prossimo passo?

La prima data alla quale guardo in questo momento è quella all'Arena di Verona che ho spostato e ho in programma per il 26 aprile del 2021. Mi auguro di poterla realizzare.