Vasco Brondi aka Le Luci della centrale elettrica (ph Max Cardelli)
in foto: Vasco Brondi aka Le Luci della centrale elettrica (ph Max Cardelli)

Le luci della centrale elettrica, uno dei progetti musicali italiani più talentuosi e interessanti di questi ultimi 10 anni non sarà più, come scrive Vasco Brondi in un post che ieri ha fatto sobbalzare i fan sulle sedie. Un progetto, quello del cantautore emiliano, che spesso non si sapeva come definire, se come solista o gruppo, non sapendo se il verbo andava al plurale o al singolare: Le Luci è o sono? Le luci saranno, possiamo dire adesso che non ci sarà più l'incombenza dell'attualità. Da qualche settimana girava voce di un annuncio importante da parte del cantante che lo scorso anno aveva regalato quello che probabilmente è uno degli album più belli di questi ultimi anni, segno di una crescita e una maturità di un artistica partito discograficamente nel 2008 con l'album "Canzoni da spiaggia deturpata", che mescolava rock, cantautorato, punk con quella voce sempre in bilico, testi che mettevano assieme sequenze di immagini che parlavano di una generazione, la sua, la nostra, e lo faceva riuscendo a essere nuova e travolgente, urgente, diremo.

2008-2018: Tra la via Emilia e la via Lattea

Quell'urgenza che ha permesso a Brondi di diventare una delle voci importanti della sua generazione, e come tutte le voci importanti anche criticato, certo. Ma da quell'album all'ultimo "Terra" il percorso probabilmente ha trovato il suo apice e la sua conseguente fine. Vasco ci ha parlato, dall'esercito del Sert è passato ai Chakra, ha raccontato il mondo che lo circondava e lo ha fatto, appunto, con l'urgenza che sentiva nelle sue diverse età: urlando quando aveva 24 anni e in maniera più riflessiva, ma non meno incisiva, oggi che l'Italia guarda allo straniero con difficoltà, che l'accoglienza è diventata simbolo di debolezza, che il viaggio non è più ricchezza ma paura. Vasco l'ha cantato in un album che oggi confluisce in parte in un progetto finale che si chiama "2008-2018: Tra la via Emilia e la via Lattea": "Con questo disco doppio per me si chiude il progetto Le luci della centrale elettrica. Non so ancora spiegarmi del tutto il motivo, ma è una cosa che percepisco con grande sicurezza e serenità. Sento oggi di poter chiudere un progetto nato all’improvviso e con stupore dieci anni fa e che si è evoluto tantissimo nel tempo, cambiando insieme a me, regalandomi anche un ‘futuro inverosimile'. E’ arrivato il momento di alleggerirsi, di ripartire in altre direzioni e di farlo senza questo nome, credo sia rispettoso non utilizzarlo solo come sostegno o scudo".

LLDCE, progetto solista dal nome corale

Insomma, non finisce l'attività musicale e artistica di Brondi, che a breve uscirà anche con un libro autobiografico scritto con l'aiuto di Tiziana Lo Porto ("dentro ha il racconto in prima persona di questi dieci anni visti da dentro e visti dal finestrino, ci sono gli appunti, le voci degli amici incontrati per strada, i disegni, le foto e le grandi imprese nate per caso"), ma finisce il progetto LLDCE, il cui nome "per me è stato molto importante fin dalla prima volta che mi è venuto in mente: è un nome corale, controproducente, sembra quello di una band – anche se ero sempre io da solo – dietro cui mi sono anche nascosto, da cui a volte mi sono fatto proteggere. Molte persone tuttora sono convinte sia un gruppo, e per me è stato un bel gioco, un aiuto, anche se poi mi ha forse reso più impreparato a essere accerchiato, fotografato, insultato, idolatrato. Un gioco a nascondino che ha funzionato solo fino a un certo punto".

Il momento di ricominciare

Vasco è forse una delle persone di quest'ambiente meno dedite all'idolatria, in effetti. Quando per la prima volta mi capitò di intervistarlo (era una intervista mail) amici mi misero in guardia, giravano voci ("non è semplice da intervistare", come se solitamente intervistare sia una cosa semplice), girano sempre, come all'Università durante gli esami, poi ho avuto la fortuna di poterlo presentare pubblicamente durante il suo ultimo firmacopie e tutta la mitologia che ancora qualche residuo si portava con sé è crollata. Nello status in cui dice addio al progetto, Brondi si prende anche un po' gioco di sé ("Per moltissime persone questo progetto si chiude senza che ne abbiano neanche mai sospettato l’esistenza e anche questo mi diverte molto, relativizza tutto. Chissà se un segno minimo in questo tempo è stato lasciato, orme sulla sabbia che un po’ di vento cancella ma che per qualche strano motivo qualcuno ricorderà per un po’, anche se sono orme qualsiasi di essere umano in cammino, di passaggio"), ringrazia coloro che, invece, hanno incrociato la sua musica, ma adesso basta così, adesso "è arrivato il momento di fare spazio ad altro, per la bellezza e la follia di ricominciare". In bocca al lupo, allora, noi aspettiamo di vedere quale sarà il prossimo approdo di questo viaggio.