8 Luglio 2021
10:23

Federico Baroni tra il video di Jackpot e gli artisti di strada: “In Italia lo stato non ci tutela”

Dopo la grande esperienza ad Amici di Maria De Filippi e il successo con l’album d’esordio “Non pensarci”, Federico Baroni è ritornato con un nuovo singolo “Jackpot” che anticipa l’uscita del suo prossimo progetto: la particolarità è il video ufficiale, il primo double vertical music video, un invito alla visione comune del cortometraggio.
A cura di Vincenzo Nasto

Per una tecnologia che ci isola come i social, ne arriva una che cerca di riunirci, attraverso uno degli strumenti più potenti: la musica. L'idea è di Federico Baroni, ex concorrente di Amici, che dopo il successo del primo album "Non pensarci", è ritornato a due anni di distanza con il nuovo singolo: "Jackpot". Il brano ha una particolarità assoluta, il suo video ufficiale, il primo double vertical music video, che consiste nella visione del cortometraggio in verticale con due cellulari che raccontano due storie autonome, che durante la canzone si intrecciano. Un'idea, che in un momento del genere, in cui la pandemia ha isolato molti, cerca di riunire, invitando alla visione comune del video.

Una novità, quella del primo double vertical music video al mondo, che sarà introdotta con il cortometraggio di "Jackpot". Com'è nata questa idea?

Volevamo creare un contenuto che si differenziasse da ciò che si vede solitamente su Youtube e l'idea del video è nata prima della canzone stessa. Dopo l'album "Non pensarci", volevo ritornare con qualcosa di veramente forte, mai fatto prima. Vista la situazione pandemica, in cui osservavo me stesso e altre persone sempre sui social, volevo ribaltare il suo utilizzo cercando di spingere le persone a vedere il video assieme e socializzare, combattendo l'isolamento. Qui è nata l'idea del video: consiste nel vedere due video girati in verticale, così da favorire anche l'utilizzo su TikTok, due storie separate ma che se viste assieme unendo lo schermo e premendo play nello stesso momento, partiranno queste due storie che si uniranno tra di loro, sia visivamente che narrativamente.

Una storia che vede due protagonisti, tu e il giovanissimo Cricchio, due figure complementari che sembrano raccontare due età diverse, ma lo stesso senso di inadeguatezza.

Nella mia storia ho voluto raccontare, in maniera più didascalica, la mia voglia di libertà e l'allontanamento dalle cose materiali. Nel video di sinistra sono io protagonista, e vengo colpito da questa ragazza che sconvolge la mia quotidianità, cambiando le mie priorità. Nella storia di destra invece il protagonista è Cricchio, un ragazzo di 13 anni che non si sente a proprio agio con il mondo a causa del suo aspetto. Le due storie si collegano attraverso la musica, l'oggetto magico che è il walkman, un passaggio di testimone con cui Scricchio capisce la propria identità e la propria forza. Ho voluto trasmettere questo concetto con la musica, con una canzone pop leggera, che riuscisse a includere tutti.

Una storia, quella di Scricchio, che sembri sentire molto vicina, quasi personale.

A 14-15 anni ero a due chili dall'obesità, mi sono rivisto molto in lui. Sono sempre stato giudicato, e mi sono sentito in difficoltà nel provarci con la ragazza che mi piaceva a scuola.

Hai parlato del contatto tra musica e social, qual è il rapporto che assume in questo video?

L'obiettivo era anche una rivalutazione dei social, uno strumento che non deve per forza allontanare, ma anche unire attraverso la visione comune del video. Ma è stato importante anche la figura del walkman, uno strumento degli anni 80 che ha permesso a tutti di condividere con gli altri la propria musica, a farla uscire dal contesto di ascolto casalingo.

Una delle particolarità che raccontano meglio il tuo personaggio musicale è quello di essere un artista di strada, in un paese che non ha proprio un'accezione positiva della figura, anche lavorativa. Credi ci sia un pregiudizio?

Bisogna riflettere sul fatto che in Italia non c'è assistenza statale per gli artisti di strada, qualcosa di anomalo visto che negli altri paesi ci sono Governi ed enti che sostengono economicamente queste persone, come se fosse un vero e proprio lavoro. C'è un fermento tra le strade, che riescono a valorizzare anche le città. Ho fatto un tour in Italia e a Londra quattro anni fa e mi son trovato due mondi differenti: l'unica città in cui sto osservando un cambiamento è Milano, in cui è possibile far ascoltare la propria musica e organizzarsi praticamente, con le tutele dello stato. Nelle altre parti d'Italia, senza un'organizzazione, si lascia tutto nelle mani dei singoli artisti, che sgomitano per conquistare il proprio spazio.

Qual è il tuo sogno?

Un giorno vorrei organizzare un evento enorme per valorizzare la figura dell'artista di strada, magari anche attraverso il successo del mio disco. Vorrei invitare tutti gli artisti che fanno grandi numeri a provare, almeno per una volta, a suonare per strada, ad avere questo contatto col pubblico.

Se ti guardi indietro, cosa rimane di te nel tuo album d'esordio "Non pensarci" e cosa invece hai portato di nuovo nel prossimo progetto in uscita?

Sicuramente è rimasto quel filone pop come sonorità e mood, quella positività che era contenuta anche nel brano "Non pensarci". Volevo uscire con il brano "Jackpot" perché volevo ripartire con un brano che reincarnasse questo spirito. Con il nuovo disco credo che sia stato fatto un grande salto, anche grazie alla produzione di Riccardo Scirè, che ha dato coerenza musicale al progetto. Sento di essere cresciuto parecchio e anche nei testi, con il disco che avrà tre anime: quella più funkettona, quella più intima con tre/quattro ballad e poi l'animo più RnB che proviene dai miei ascolti soul di The Weeknd e Anderson .Paak. Lo vedo come un concept album, non più solo singoli spot ma cercheremo di costruire un messaggio da comunicare al pubblico.

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