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Fabio Rovazzi presenta La mia felicità: “Mi avrebbe fatto piacere avere Khaby Lame nel video”

Ripetersi non è facilissimo per Fabio Rovazzi, autore di successi come “Andiamo a comandare”, “Senza pensieri” e “Volare” e attualmente in radio con “La mia felicità” canzone in cui collabora Eros Ramazzotti. Nato come videomaker, Rovazzi è riuscito a costruirsi un ruolo più unico che raro nel panorama musicale italiano.
A cura di Francesco Raiola
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Ogni video di Fabio Rovazzi è un piccolo caso. Il videomaker e cantante, infatti, è un po' un caso a se stante nel mondo dello Spettacolo italiano. Videomaker e cantante, appunto, ma non solo videomaker e non solo cantante, Rovazzi crea di volta in volta narrazioni uniche che sono fatte di video e musica senza sentire il bisogno di essere etichettato né di dover pubblicare singoli in continuazione. Da cinque anni, ormai, però, c'è sempre molta attesa e molto hype per i suoi progetti, con la curiosità di capire dove, di volta in volta, va a parare, quale canzone caccerà, cosa si inventerà per un nuovo video e quali ospiti avrà con sé sia come featuring che come star dei suoi cortometraggi. Quest'anno è toccato a "La mia felicità", canzone che vede la collaborazione di Eros Ramazzotti, accompagnato da un video che è un corto sul salvataggio del mondo, nata da un'idea che aveva avuto per un film e che vede la collaborazione di volti noti come Gerry Scotti e Lillo oltre al pupazzo Dru, a metà tra un animatronic e un puppet.

Fabio, come nasce l'idea generale de "La mia felicità"?

A me piace cercare, anche in modo lontano, di parlare del momento che stiamo vivendo. Ho vissuto di dubbi per parecchio tempo, perché per descrivere quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni bastava poco per finire a fare un prodotto quasi drammatico. Finché, però, ho avuto l'idea di ritirare fuori una mia vecchissima idea, scritta in quarantena, per un film, riconvertirla, cambiarla completamente, farla diventare un video musicale in cui racconto che la felicità ci è stata rubata e la mia missione è di riportarla al suo posto, che poi è esattamente quello che in questo momento stiamo desiderando.

Quindi la trilogia video non era pensata fin dall'inizio, ma è arrivata col tempo?

È stata concepita come trilogia, poi tra "Faccio quello che voglio" e "Senza pensieri" doveva starci un altro video che poi non ho fatto. Già lì avevo un problema, proseguire "Senza pensieri" voleva dire fare un video post apocalittico e in tempi di Covid non sapevo neanche quante possibilità c'erano di poter girare anche solo una scena di Guerra, della resistenza che riprende il controllo. Quindi ho dovuto cercare di cambiare tutto e dare una narrativa nuova anche perché legarmi completamente a un "To be continued" mi sembrava limitante, quindi ho deciso di fare questo twist.

Perché proprio Eros Ramazzotti?

Io ed Eros ci conosciamo da un po', l'avevo già coinvolto in "Faccio quello che voglio", in una scena molto divertente in cui lui propose la battuta della molletta sul naso. È sempre stata una di quelle persone per cui dicevo che era bello averci collaborato ma con cui avrei voluto farci qualcos'altro, avevo sempre questo desiderio. Quando ho scritto il video e ho visto quel ruolo ho pensato che ci sarebbe stato benissimo, indipendentemente dalla parte musicale. Gli ho detto che mi era venuta in mente questa idea: "Devo salvare il mondo ma tu non hai voglia perché sei in vacanza", a lui è piaciuta questa cosa e tutto il resto, così una volta che gli ho fatto sentire il brano si è gasato e abbiamo deciso di fare questa cosa insieme.

Alla fine la musica diventa sempre strumento per concretizzare la tua passione per il cinema, come mai?

È una formula nella quale mi trovo bene, far coesistere una parte video con la musica, riuscire ad avere questi due elementi – il visivo e l'audio – che collaborano è una cosa che mi piace tantissimo. Il cinema lo vorrei fare, mi spaventa parecchio anche perché stiamo vivendo un momento di continua mutazione, non si capisce dove guardare i film, però non sono neanche una persona semplice, ogni volta ho delle idee abbastanza complicate e difficili da realizzare. Il video musicale mi dà la possibilità di fare un po' quello che voglio mentre magari il cinema è un pochino più limitante, devo un attimo capire, devo trovare un equilibrio e vedere se prima o poi riuscirò a esordire con una cosa che mi appartiene nell'ambito cinematografico. Però non mi sta stretto, mi diverto molto.

La tua unicità ti pesa a livello di aspettativa o è stato un modo per ritagliarti uno spazio tuo in cui il pubblico ti riconosce?

Io ho trovato una mia formula, un mio modo di comunicare, un mio timbro. È nato naturalmente, inseguendo e facendo quello che mi piace e ti dico che ogni volta che devo fare un video mi diverto parecchio. Non c'è alcun tipo di costrizione, l'unica cosa un po' d'ansia è che ci si aspetta sempre di più da me e devo inventarmi ogni volta qualcosa di nuovo e non è semplicissimo.

Quanto pesa l'aspettativa, quindi? In conferenza stampa un collega ti chiedeva se invece di alzarle le aspettative non fosse il momento di abbassarle.

Non mi spaventa più di tanto l'aspettativa, mi pesava più all'inizio, quando il mio personaggio era incerto, io ero una persona poco definita, le persone non sapevano chi ero. Da quando è uscito "Faccio quello che voglio" ho iniziato a dare il massimo che potevo. La vera battaglia, ogni volta, è trovare l'idea nuova. Il discorso di fare continuamente upgrade è limitante, nel senso che non basta aggiungere budget o esplosioni o effetti per ottenere l'effetto wow, secondo me è tutta una questione creativa, l'unica ansia e l'unico lavoro vero è lì.

Che rapporto hai coi social e con figure che sono simili a quello che eri tu all'epoca? Penso ai creator, che si muovono tra video e musica.

Seguo tante cose, poi sono molto nerd, quindi faccio parte del mondo di internet più chiuso e meno mainstream. Ho un rapporto strano coi social, non sono un grande postatore, non trovo mai la voglia. Sui personaggi sono sempre in dubbio: ce ne sono alcuni che hanno del talento vero sui social, ma non riesco mai a capire se riusciranno a fare il salto su altri media: credo che ogni mezzo parli la sua lingua, la vera prova del nove è quando qualcuno si mette in gioco su un altro mezzo e lì si vede se può funzionare da altre parti. Ma c'è sempre una linea netta di divisione.

Senti, se fosse esploso prima avremmo potuto vedere Khaby Lame nel video?

Mi avrebbe fatto molto piacere averlo, sì, ma adesso è diventato la cover del nuovo singolo di J Balvin e Skrillex, che gli vogliamo dire? Il suo caso, comunque, è incredibile. Mi piace molto, mi erano capitati dei suoi video per caso, tanto tempo fa, e mi faceva super ridere, credo sia l'incarnazione vivente di un meme ed è figo anche il fatto che sia arrivato a tutti immediatamente, anche a livello mondiale. È un caso più unico che raro e super interessante. Quando succedono queste cose, prima di giudicare, bisognerebbe fermarsi e analizzare bene tutto quanto perché un motivo c'è sempre.

Esci in un momento in cui tutto è tormentone, che rapporto hai con le hit estive?

Il mio rapporto non c'è, esco in concomitanza dell'estate ma se ascolti la mia canzone è molto distante da tutto il resto. Io mi sono creato un po' il mio genere, combatto contro me stesso, e vivo abbastanza tranquillo. Però sono contento, quest'anno vedo un sacco di featuring e collaborazioni anche improbabili ed è bello, è un'estate piena di cose e personaggi che lavorano insieme.

Qual è il tuo preferito?

È difficile dirlo: il mio di due anni fa? (ride, ndr). Ci sono un sacco di pezzi, dicendotene uno rischierei di inimicarmi tutto il resto. Per uscirmene bene potrei dirti il nuovo pezzo di Calvin Harris

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