Fabio Rovazzi ha trovato uno dei primi accordi con il Garante della comunicazione in merito alla gestione degli inserimenti pubblicitari nei videoclip. Il cantante e videomaker ha comunicato in una nota diffusa dall'ufficio stampa che l'accordo con il Garante per la comunicazione fa giurisprudenza perché è uno dei primi che tende a non rovinare i video, equiparato anche alle norme legali a livello europeo, ma cerca comunque di indagare su ciò che accade nel mondo delle inserzione pubblicitarie.

La pubblicità nei video musicali

Si è raggiunto un accordo tra Fabio Rovazzi e il Garante della comunicazione in merito alla gestione degli inserimenti pubblicitari nei videoclip musicali. Una situazione comunicata dallo stesso ufficio stampa di Rovazzi, che ha concentrato il messaggio sui due risultati raggiunti: il video non è stato rovinato e si è data la possibilità anche di far chiarezza sugli inserimenti pubblicitari, un problema che in passato ha toccato artisti come Ariana nel video di "Focus", Nicki Minaj in "Anaconda" e Lady Gaga in "Telephone". Precisamente l'accordo afferma che la semplice e casuale esibizione di un marchio o di un prodotto in un videoclip non costituisce, di per sé, un caso di product placement: l'inserimento a scopi promozionali di un brand, se compiuto, dovrà essere esplicitamente denunciato nei titoli di coda dell'opera.

La mancanza di linee guida per l'inserimento di prodotti commerciali

Fabio Rovazzi, dopo l'accordo con il Garante, ha pubblicato un comunicato: "Il Garante per la comunicazione ha archiviato il procedimento relativo alla gestione degli inserimenti pubblicitari nei miei videoclip. Sono felice per una serie di motivi: il primo è che siamo arrivati a un'intesa che fa giurisprudenza con un accordo equo che non rovina i video, equiparati ormai anche a livello europeo, a opere cinematografiche, ma fa chiarezza sulle inserzioni pubblicitarie anche se mancano ancora normative chiare e linee guida. Proprio per questo mi sono battuto fin da subito non solo per una giusta causa, ma anche per farmi portatore di un interesse collettivo ed essere l'apripista di una materia tutta da disciplinare, per la quale non avrebbe avuto alcun senso sanzionare gli artisti solo per ottenere una cassa di risonanza mediatica. E meno che mai me, che ho sempre indicato gli ‘sponsor' a fine video". Una prerogativa per Rovazzi, che lamenta una mancanza di linee guida legali per poter inserire prodotti commerciali all'interno dei suoi video musicali, dopo la denuncia che avrebbe potuto avere due risoluzioni: la cancellazione dei frame delle immagini incriminate nel video, o la cancellazione totale del video, con la perdita dei numeri registrati utili per la vendita di spazi pubblicitari.

La proposta di Rovazzi

Nel frattempo l'autore di "Andiamo a comandare", in un sistema legislativo ancora esente da norme chiare, ha voluto proporre una modalità di supervisione, che renda il prodotto più trasparente possibile: "Alla luce di queste considerazioni, con il Garante, abbiamo individuato una modalità da me proposta per fare chiarezza sull'inserimento di contenuti pubblicitari rendendoli chiari al consumatore, senza stravolgere i videoclip, esattamente come avviene per le opere cinematografiche. Insieme al mio avvocato abbiamo infatti raggiunto un giusto compromesso che prevede l'inserimento dell'avvertenza nei titoli di coda. Questo serve a contemperare diversi interessi: quello di non “sporcare” il video, di essere trasparenti con gli utenti e di evitare confusione su cosa sia sponsor e cosa no. Per esempio, se indosso un mio orologio, per intenderci da me semplicemente acquistato, in un video, quello non può sicuramente rientrare fra i cosiddetti ‘product placement'".

La polemica con il presidente di Union Consumatori

Infine Rovazzi sembra voler cogliere l'opportunità per rispondere alle polemiche accadute negli scorsi mesi con il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori: "Sono contento di essere il primo artista italiano a far passare questo messaggio, mantenendo intatta l'integrità delle opere. Ne approfitto per togliermi un sassolino dalla scarpa nei confronti del presidente dell'Unione Nazionale Consumatori che qualche mese fa si era lasciato andare ad accuse pretestuose e, alla luce di questo accordo, totalmente infondate. E colgo l'occasione per ringraziare chi nell'Antitrust in questi mesi ha lavorato fra incontri e audizioni insieme al mio team legale per arrivare a questo importantissimo accordo".