Eros Ramazzotti ha pubblicato "Vita ce n'è", ultimo album di una discografia lunghissima che a un certo punto, come ha dichiarato lui stesso, poteva interrompersi al precedente lavoro, se non fosse che la musica, sempre lei, s'è messa di mezzo e come fa l'amore – che canta da sempre – ha riacceso una fiamma che lo ha portato a questo nuovo progetto che lo accompagnerà anche in giro, con un tour mondiale che lo vedrà protagonista anche negli Usa. L'album è dedicato a Pino Daniele, collega ma soprattutto amico del cantante romano, che da qualche anno non perde occasione per ricordarlo e ricordarne le canzoni, mentre all'interno c'è anche un brano dedicato alla figlia Aurora, a cui in passato aveva già dedicato "L'aurora", appunto.

A livello di suoni, “Vita ce n’è” varia: ci sono le ballads, ma anche il latino americano, mercato che ti adora. Ci parli dell’idea che avevi in testa?

Non sono nuovo ai ritmi latino americani, ma adesso che sono ancora più attuali, mi piaceva l'idea di fare un reggaeton all'italiana, fondendolo col gusto di Luis Fonsi, che ne è il re. La canzone parla della musica per le strade, per cui è una canzone mondiale, come gusto, ma tutto il disco ha comunque una sonorità attuale, nuova, mi pareva giusto dopo tanti anni di carriera, alla fine va tutto dentro un telefonino, per cui era importante fare belle canzoni e poi vestirle con certe sonorità.

Hai parlato di Fonsi, ma ci sono anche altre collaborazioni internazionali: Alessia Cara in “Vale per sempre” e Helene Fisher in “Per il resto tutto bene”. Non sono casuali come collaborazioni, ma sono tre artisti forti nei propri mercati di riferimento. Apprezzamento singolo a parte c’è anche un occhio anche alla tua sempre maggiore internazionalizzazione?

Allargarsi al mercato americano è difficile, quello tedesco, invece, subito dopo l'Italia è stato il più importante, ma c'è stata una voglia generale di migliorarsi collaborando con grandi artisti.

Vita ce n'è hai deciso di dedicarlo a Pino Daniele…

Beh, Pino è mancato tre anni fa e il mio vecchio disco era già uscito, quindi non potevo non dedicargli questo nuovo progetto; ha lasciato un grande vuoto, sia a livello di amicizia che musicale, portando Napoli nel mondo. Pino era una persona difficile caratterialmente ma questo era dovuto al suo passato e alla sua vita non facile, quindi era restio ad aprirsi, ma con me l'ha fatto subito regalandomi una chitarra che adesso è nella bacheca ed è quella che vale di più per me, perché l'ha usata in molti concerti e ogni volta che la vedo suonata da lui mi rifiuto di suonarla perché era talmente bravo che la lascio lì come un gran bel ricordo.

“Ho bisogno di te”, “Due volontà”, “Nati per amare”, “Buonamore”: Ramazzotti e l’amore, una storia infinita. Come si racconta questo sentimento dopo anni e anni?

L'amore non muore mai, deve nascere e rimanere per sempre, è un po' difficile ripetersi ed essere originali in una tematiche che è quella che arriva più veloce al cuore, ma non vedo cantautori o altri artisti che non facciano questi pezzi, se no non arrivi ai cuori e alla maggior parte della gente.

In un’intervista a Vanity Fair hai toccato un punto importante e anche un po’ tabù: il senso di fare dischi giusto per mantenere la posizione. Quanto è complesso ammettere che forse qualcosa è cambiato? Potrebbe essere anche l'ultimo album?

C'era una situazione al di fuori della parte artistica che non funzionava bene, per questo ero un po' indeciso sul da farsi, se continuare o fermarmi, ma la passione per la musica e il fatto che ti renda sempre vivo ha vinto su tutti i problemi al di fuori dell'arte, per cui ho continuato, però no, non penso sia l'ultimo disco o almeno…

"Buonamore" è la canzone che hai dedicato ad Aurora. Qual è il suo ruolo nei tuoi confronti come artista?

Aurora s'è innamorata, per cui è un momento particolare da qualche anno a questa parte e per questo mi è venuto in mente di convogliare un sentimento forte in questa canzone dedicandogliela, come ho fatto, prima che nascesse, con "L'aurora". Vederla così, cambiare giorno dopo giorno, migliorarsi, studiare, allenarsi, perché anche l'amore ha fatto questo effetto, mi ha spinto a scrivere questo pezzo e a lei è piaciuto molto. Ovviamente mi dà dei consigli, lei ha già il disco in cuffia, è quella che mi dà più consigli di tutti dopo mia moglie e le persone coinvolte.

Tornando al tour: sono pochi coloro che possono permettersi un vero tour mondiale. Vero. Come si costruisce una credibilità mondiale cantando in italiano?

Giriamo tutto il mondo, Italia, Francia, Spagna, il nord Europa, molte date in Sud America, in America andiamo a suonare per molti italiani e qualche americano, perché non canto in inglese. Sicuramente le date fatte in passate sono sempre state piene di italo americani, mentre negli altri Paesi sono tutti del posto. La mia grande soddisfazione è vedere una persona del nord, tipo i finlandesi, cantare in italiano. È gente che nasce, cresce e vive lì: il mio successo non è soltanto per chi è italo qualcosa, ma c'è tanta gente autoctona che arriava  avedere i miei concerti e questo mi inorgoglisce ed è la spinta più forte