Ha vinto tre volte il premio Tenco, ha scritto canzoni che sono patrimonio della nostra Musica, ed è una delle voci più riconoscibili del panorama italiano, ma Enzo Gragnaniello, commercialmente e mediaticamente, non ha raccolto tutto quello che meritava (‘Per me il successo è aver creato qualcosa che mi fa stare bene. Non chiedo niente e nun voglio niente'). ‘Misteriosamente' segna il ritorno di una delle voci più rappresentative di Napoli. E proprio a Napoli il cantante dedica l'esordio del suo nuovo album, che arriva dopo 4 anni di silenzio discografico: "Guardo il mare e qui voglio restare. Guardo il mare e non voglio parlare" canta con la sua voce roca. La sua chitarra e la sua voce, due strumenti che dipingono una città, la stessa dove il cantante è cresciuto e da cui è scappato per tornare.

Bisogna restare e alimentarsi della poesia che ci circonda, perché la poesia è anche contemplare la vita, in questo caso: Napoli, il mare. Contemplare il mare serve a caricarsi e affrontare la situazione. Anche se non mi dà niente sono felice. Io non mi sento napoletano, mi sento un frammento della città con tutte le sue contraddizione. Napoli mi dà senza farmelo sapere, me lo dà nel silenzio e io cerco di presentarla nel modo più dignitoso possibile.

Si illumina parlando della sua città, Gragnaniello, e illumina la città col suo blues. Un'infanzia da scugnizzo, le elementari con Pino Daniele

Da piccoli ci mettevamo d'accordo e siccome lui era più grassottello e io lo scugnizzo, ci organizzammo che io mettevo i ragazzi a terra e lui si sedeva sopra. Me la raccontava sempre questa cosa.

poi la fuga a Milano dormendo coi barboni, il lavoro al Porto di Napoli con gli americani e la musica ovviamente. Gli americani avevano il juke-box e lui ascoltava Otis Redding e Elvis Presley, ma il blues, dice, fa parte di noi:

È chiaro che un po' di America dentro ce l'ho, ma sono cresciuto con le radici nella mia cultura. Noi però il blues ce l'abbiamo nel sangue loro ce l'hanno fatta solo ricordare: il blues ti aiuta a comunicare anche con l'invisibile.

Amante del blues, quindi, e delle voci passionali, Gragnaniello ha voluto Raiz con sé per cantare la title track

Questa canzone era così forte passionale e volevo una voce struggente, come mia martini e l'ho trovata in Raiz. A me interessa la passione, la voce e diventa un fatto sonoro, un po' come succede con i quadri.

E proprio la Martini è una delle persone con cui ha maggiormente collaborato, scrivendo una delle sue canzone più note, quella ‘Cu' mme' che ha cantato assieme a Mimì e Roberto Murolo. Si esalta ricordando i primi momenti in cui l'ha incontrata, una sera a Napoli, quando dopo averla ascoltata si ritrovò a scrivere ‘Donna'. Si esalta per la mousse che faceva la Martini, e si commuove quando ricordandola sorridente gli sovviene la tragica fine dell'amica.

Servizio di Peppe Pace e Francesco Raiola.