L'arte, l'Italia, la Venere di Botticelli, ma anche Monet, Baudelaire e Van Gogh: simboli artistici che hanno preso vita nelle parole di Emanuele Aloia, il cantautore torinese che da poche ore ha pubblicato il suo primo album ufficiale: "La sindrome di Stendhal". Un viaggio che parte da lontano, dal successo dei singoli "Il bacio di Klimt" e "Girasoli", come nel "L'urlo di Munch", tre brani che hanno fatto incetta di riconoscimenti e che hanno proiettato il giovane artista tra i cantanti più ascoltati in Italia sulle piattaforme di streaming digitale. Un progetto che vive dei saliscendi emotivi dell'artista, dei chiari riferimenti letterari e artistici, che però sono solo uno strumento per conoscere meglio l'autore, creativo nel voler seguire sempre una nuova onda melodica, ansioso di riuscire a portare ciò che ha costruito sul web, sopra a un palco. Perché poi raccontarsi pienamente nell'ultima canzone dell'album, a fine concerto, è un atto di coraggio, ma non solo: il segno di un percorso che è appena cominciato, e che non vede l'ora di affermarsi.

Lo scrittore francese Stendhal rimase senza fiato uscendo da Santa Croce a Firenze: qual è stato il momento in cui è mancato il fiato a te?

Ce ne sono stati tanti, soprattutto negli ultimi giorni. Ho potuto cantare davanti alla Venere di Botticelli ed è stato un onore. Sul processo di scrittura ho avuto bisogno di tanti momenti per prendere ispirazione da quello che vivo, ho dovuto mettere assieme determinati ricordi e sensazioni.

Qual è il mondo in cui ci vuoi portare? Oltre quello dell'arte?

Mi piacerebbe portare le persone nel mio mondo, nella mia visione. Le persone ascoltano la mia musica e si rivedono, magari con i loro tratti personali. L'arte e la letteratura sono semplicemente un modo, uno strumento, per esprimere la mia emozione, attraverso un concetto artistico. L'obiettivo è portare le persone nel mio mondo, per mostrargli anche quali sono i miei pregi e i miei difetti.

In "Mi stai già perdendo", alterni ritmi diversi, alcune volte quasi rappando sulla traccia. Questi cambi di ritmo sono anche una delle cose che rendono l'album un prodotto unito, coinvolgente. Com'è stato concepito, a livello musicale?

Io curo la parte di scrittura di testo e linee melodiche, mentre per le produzioni tutto il lavoro è stato affidato al mio producer Steve Tarta. Sicuramente, sia nella scrittura che nelle produzioni, si possono osservare delle contaminazioni di genere. Basta prendere già il brano "Mi stai già perdendo", in cui si scontrano una parte melodica molto ampia, a una strofa in extrabeat rappata. Mi piace sconvolgere, avere più piani vocali in un brano. Non mi piace ciò che si aspettano le persone, ho sempre voglia di sorprendere. Non voglio diventare l'artista che dopo aver ascoltato qualche pezzo, riesci a riconoscere subito. L'identità è sempre quella, ma credo che per me variare sia fondamentale.

Ipocrisia sembra un canto di Gaber, o forse di Gabbani, in cui attraverso un cantautorato spinto, anche dal ritmo musicale, si denunciano le "Ipocrisie" sociali. Nel mondo della musica, c'è qualcosa che possiamo ritrovare nel brano? Qual è il rapporto con il cantautorato italiano?

Insieme a "Buongiorno Principessa" è un brano che ho scritto almeno quattro anni fa: per entrambi non volevo rinunciare alla bellezza dei brani, per il passare del tempo. Sicuramente ho espresso un pensiero, che per un diciassettenne allora, non era banale: un pensiero che poi non è cambiato nel tempo. In realtà non è una denuncia legata alla musica, ma si collega ai social: siamo troppo abituati a postare appena avviene un fatto di cronaca. Mi fa storcere il naso pensare che mentre sta avvenendo qualcosa di brutto, le persone pensino solo a registrare tutto con un video, o scrivere un post con degli hashtag. È una cosa ormai del tutto naturale, anche se credo sia più automatica che voluta.

Ci sono tre brani che mi hanno portato in un viaggio romantico: "Girasoli", "Romeo e Giulietta" e "Buongiorno principessa". Mi racconti il filo comune, una storia magari che hai vissuto, e che ti ha portato a sentire l'esigenza di esprimerti magari in questo modo?

Sono tre canzoni ultra-romantiche però non hanno nessun legame con una persona, perché sono state scritte in tre momenti differenti. "Girasoli" è nata a settembre 2019, mentre "Romeo e Giulietta" è una delle ultime canzoni che ho scritto. Diciamo che li unisce il mio lato romantico, ma non hanno una persona che le accomuna.

Quest'anima romantica è cambiata nella scrittura di questi tre brani, vista la porzione di tempo che li divide?

Diciamo che, come struttura, "Buongiorno Principessa" non ha un vero e proprio ritornello, ma ricorda questa frase de "La vita è bella" di Benigni. Girasoli ha una strofa e un ritornello abbastanza classico, mentre "Girasoli" ha uno special come mi piace sempre fare all'interno dei brani.

Pollicino è il racconto della tua vita, in cui il rapporto simbiotico sembra far pensare a una persona, poi alla musica, poi all'arte. Quali parti di Emanuele hai mostrato di più nell'album?

Ho scelto di mettere la canzone per ultima perché è la canzone più intima e personale, mi sembra la canzone chiusura concerto anche. Era magica e mi sembrava perfetto chiudere l'album in questo modo.

Questo disco chiude un'era per te o è partito appena il tuo processo di costruzione del tuo personaggio?

Non so risponderti, soprattutto perché mi faccio guidare dal fato. Quando è uscito "Girasoli" non sapevo cosa avrei costruito dopo, e per adesso non l'ho ancora scoperto. Per adesso posso parlarti del presente, e spero che in futuro continuerò a fare questo per vivere. Il mio sogno è continuare a scrivere musica, dischi.