Stefano Belisari in arte Elio di Elio e le Storie Tese è sposato con sua moglie Camilla e ha due figli gemelli, Dante e Ulisse, avuti l'11 novembre 2009. Uno dei due bambini è nato autistico e già in passato Elio era sceso in campo per parlarne, per tentare di aiutare i genitori che vivono la sua stessa condizione. Genitori che si ritrovano, semmai, nelle mani di sedicenti dottoroni e ciarlatani che non sanno dove mettere le mani e non capiscono il disagio di un genitore intento a seguire perennemente suo figlio perché gli scappa dalle mani all'improvviso o non sa cosa sarebbe capace di fare in alcuni momenti:

Se hai un tumore vai all'oncologico, se ti rompi una gamba vai in ortopedia, ma se tuo figlio è strano, scende dal passeggino e comincia a correre come un pazzo, e tu passi le giornate a inseguirlo col terrore che finisca sotto una macchina, o che ai giardinetti salti addosso a un pitbull che lo sbrana, e il pediatra ti dice che probabilmente è autistico, non sai dove sbattere la testa. Il bambino urla nei negozi, la gente guarda male i genitori perché pensa che è maleducato. Non si volta quando gli parli, e l'esame audiometrico non serve a niente. Conosco persone che sono finite ovunque, cadute nelle mani di chiunque" aveva dichiarato a Michele Serra in una lunga intervista sul tema pubblicata su Repubblica.

Oggi torna a parlarne e lo fa con una correlazione forte, quella al periodo di lockdown vissuto dall'Italia a causa del coronavirus, che non ha facilitato le cose. "Interrompendo le terapie a casa si perde del tempo che non torna più" ha dichiarato nella diretta di Civil Week Lab. Genitori abbandonati in quarantena, che hanno brancolato nel buio delle parole mancate dei loro figli autistici: "Chi vive in questo stato, ormai si è fatto un’armatura e quindi affronta tutto. Però non c’è stata attenzione alle esigenze di chi ha un figlio autistico. Lo dico perché mi sono accorto dei miglioramenti di mio figlio con l'assistenza tutti i giorni".

Il deficit del contatto diretto con educatori e terapisti ha fatto sì che queste lunghe settimane di isolamento rappresentassero uno scoglio ancora più alto per suo figlio e ha portato alla luce il problema della gestione di questo disturbo che, se fatto in assenza di professionisti e del corretto supporto assistenziale, alimenta una paura che va ben oltre quella di uscire di casa in piena quarantena: "La sensazione di paura e imprevedibilità legata al coronavirus, che negli ultimi mesi hanno vissuto tutti, prima o poi terminerà. Nel caso dell’autismo, invece, non scomparirà mai".