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Eccolo il Sanremo indie che farebbe al caso di Carlo Conti

Il Festival di Sanremo è finito con la vittoria de Il Volo, ma Carlo Conti ha lamentato la mancanza di un gruppo indie sul palco dell’Ariston. Abbiamo deciso, quindi, di suggerirgli un Sanremo indie, sulla scia di quello principale.
A cura di Francesco Raiola
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Carlo Conti ha detto che quest'anno mancava un po' di musica indie. È stata l'unica concessione all'autocritica. Mancava, insomma, un po' di originalità a un Festival normale, senza grandi picchi, né spettacolari né musicali, con un po' di talent, un po' di vecchie glorie e qualche giovane un po' vecchio dentro.

Ecco, in rete l'ironia non è mancata, ma chi avrebbe potuto chiamare Conti per un Festival alternativo che teso a incontrare il gusto anche di un pubblico mainstream? Scavando un po' nell'immenso mondo indie, qualcosa (e forse anche più di qualcosa) poteva trovare. Ci permettiamo di dare qualche consiglio per un eventuale prossima edizione. Quest'anno ha vinto Il Volo, ovvero questo gruppo di ragazzi che fa lirica. Insomma al pubblico italiano piace guardare indietro, ma forse non sa che proprio in questi ultimi anni sono tanti i gruppi che si sono rifatti esplicitamente agli anni 60/70. Ecco, quelli che, secondo noi, potrebbero salire sul palco sanremese: li abbiamo divisi in quote, un po' come il vero Festival. Non ci sono gruppi che cantano in inglese (cioè, vabbè… più o meno) e niente major.

Quota esperienza

In questa categoria vanno quegli artisti che da anni si muovono nell'ambiente e che, in qualche modo, sono più riconoscibili a un pubblico più ampio: c'è Dario Brunori e la sua Brunori Sas, che reciterebbe perfettamente il cantante d'esperienza assieme a Paolo Benvegnù, il filosofo del cantautorato italiano o i Virginiana Miller di Simone Lenzi, vincitori, tra l'altro, di un Nastro d'Argento e, all'ultimo Tenco, del premio per il miglior testo per "Lettera di San Paolo agli operai". E, per finire, Umberto Maria Giardini, che fu Moltheni e che è appena uscito con un album che merita svariati ascolti, "Protestantesima".

Quota pop

Dalle atmosfere di autori come Dalla e Venditti prendono i Thegiornalisti con il loro ultimo album “Promiscuità”, ma per tutto ciò che riguarda il pop nelle sue svariate forme, ovviamente la scelta è molto ardua. Sempre tra quelli ispirati ci sarebbe anche un ragazzo napoletano che ha più volte provato a partecipare a Sanremo, ma senza fortuna. Parliamo di Gnut, al secolo Claudio Domestico, che nel 2014 ha cacciato un piccolo gioiello con “Prenditi quello che meriti”, ma possiamo inserirci anche la quota elettropop de I Cani, la creatura di Niccolò Contessa diventato con due album uno dei nomi più discussi del panorama indipendente. Una voce femminile à la Levante darebbe senza dubbio un tocco di classe ed energia alla rassegna, ma sarebbe bello poter riascoltare su quel palco la splendida voce di Cristina Donà.

Quota Beat/Retrò

Potremmo consigliare artisti come Il Triangolo che hanno come manifesto un pezzo intitolato: “Nessuna pietà per quelli che odiano gli anni 60”. Il loro pop a Sanremo starebbe non bene, ma benissimo. Poi, sempre sulla scia di questo revival, ci sono i WOW, gruppo romano che trae ispirazione dal beat (mondo anche di una parte de Il Triangolo) e dalle sonorità à la Mina e à la Nada, grazie anche al cantato di China.

Quota Di Michele/Platinette, ovvero la coppia

Per le coppie, beh, altro che Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi in arte Platinette, noi punteremmo su Francesco Forni e Ilaria Graziano.

Quota Lobby (#SiScherza)

Non esiste una grande manifestazione senza la lobby, ovvero il cartello di cui tutti sono a conoscenza ma di cui nessuno parla. Tra le tante alternative abbiamo scelto "la lobby" siciliana: chi meglio dell'egomostro di Colapesce (il suo ultimo album ci ha fatto impazzire) potrebbe salire su quel palco? In effetti Urciullo ci ha provato lo scorso anno, senza molta fortuna. Poi c'è il pop cantautorale con venature new wave di Niccolò Carnesi, un autore raffinato e ancora non troppo conosciuto fuori dall'ambiente e Dimartino che con "Sarebbe bello non lasciarsi mai" aveva costruito un vero e proprio gioiellino.

Quota Elio e le storie tese

La quota genio e sregolatezza, quella alla Elio e le storie tese per intenderci, potremmo darla all'istrionico Giovanni Truppi, o al gruppo che più di tutti divide l'Italia indipendente: Lo Stato Sociale.

Quota rap e rock

Non può mancare il rap e a questo punto ci vedremo bene un Ghemon, mentre per il rock potrebbe essere ad appannaggio di un gruppo come Zen Circus.

Quota "ballare"

E gli M+A. Cosa? Cantano in inglese? Lo sappiamo e noi facciamo che gli affianchiamo un cantante italiano à la Gualazzi/Bloody Beetroots e facciamo ballare l'Ariston.

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