Foto Getty
in foto: Foto Getty

Lemmy Kilmister, una delle icone del metal e dell'hard rock mondiale, è morto la scorsa notte all'età di 70 anni. Leader e fondatore dei Motörhead, una delle band che hanno fatto la storia della musica, al cantante era stato diagnosticato tempo fa un cancro. Il primo a dare la notizia della scomparsa è stato il suo amico e presentatore Eddie Trunk, poi pian piano la notizia è stata confermata da amici e colleghi (Ozzy Osbourne ha scritto su Twitter: ‘Ho perso uno dei miei migliori amici, oggi, Lemmy. Ci mancherà enormemente. Era un guerriero e una leggenda, ci vediamo dall'altra parte) prima che la stessa band postasse la notizia sulla propria pagina Facebook:

Non c'è un modo facile per dirvelo, ma il nostro nobile e forte amico Lemmy è morto oggi dopo una breve battaglia con un cancro estremamente aggressivo. Aveva appreso della malattia il 26 dicembre ed era a casa, seduto davanti al suo videogioco preferito assieme alla sua famiglia. Non sappiamo come esprimere il nostro shock e la nostra tristezza, non ci sono parole. Vi daremo maggiori informazioni nei prossimi giorni ma per adesso, per piacere, fate suonare i Motorhead a tutto volume. Fatevi un drink, condividete storie. Celebrate la vita che quest'uomo amabile e fantastico ha celebrato in maniera così accesa. AVREBBE VOLUTO ESATTAMENTE QUESTO.
Ian ‘Lemmy’ Kilmister
1945 -2015
Nato per perdere, vissuto per vincere

Una salute non ottimale

Le sue condizioni di salute non erano ottimali e da tempo soffriva di una salute instabile come lui stesso aveva più volte dichiarato: nel 2013 gli era stato impiantato un defribillatore per correggere un problema al cuore e questi problemi avevano più volte portato la band ad annullare date, senza però mai mettere fine alla loro avventura live che, tra l'altro, avrebbe dovuto toccare l'Italia tra pochi mesi. I Motörhead, infatti, erano attesi in Italia a febbraio quando sarebbero stati protagonisti di due concerti: l'11 febbraio all'Alcatraz di Milano e il 20 febbraio al PalaTrento di Trento.

Lemmy, una leggenda dalla vita esagerata

Quando Ozzy Osbourne parla di ‘leggenda' non esagera: Lemmy era una vera e propria leggenda vivente per chiunque amasse la musica, anche se i propri gusti erano altrove. La sua vita e la sua musica Lemmy le ha sempre portate all'estremo, vivendo nel mito più comune del Rock & Roll: nel pezzo che lo ricorda, il Washington Post scrive: ‘Ha suonato al massimo, ha festeggiato al massimo e ha vissuto al massimo e ci ha lasciato un opera incredibile eclissata solo dalla sua reputazione di uno dei più grandi sopravvissuti del rock'. Ha dichiarato di aver bevuto una bottiglia di Jack Daniel's, ogni giorno, fino al compimento di 30 anni, ma la sua vita è costellata di alcol e droga. Nato nel 1945 decise di darsi alla musica dopo aver visto i Beatles in concerto e prima di approdare a quello che sarebbe stato il gruppo che gli avrebbe dato la popolarità cambiò tantissime band, seguendo anche Jimi Hendrix come roadie. Il basso lo imbracciò nel 1972 quando totalmente a digiuno dello strumento suonò negli Hawkwind, con cui pubblicò Space Ritual, album che conteneva ‘Silver Machine', singolo che si arrampicò fino alla posizione n.3 delle classifiche inglesi. la Storia con la band non poteva finire che con un arresto per possesso di anfetamine per cui fu allontanato. Fu allora che con il chitarrista Larry Wallis e il batterista Lucas Fox fondò i Motörhead, di cui fu cantante, bassista, autore principale e membro costante che lo ha portato a pubblicare oltre 20 album (e venderne 30 milioni), fino all'ultimo ‘Bad Magic' uscito lo scorso agosto.

‘Sono ancora indistruttibile'

In un'intervista al Guardian disse che la morte era l'unica cosa che avrebbe potuto fermarlo: ‘Finché potrò fare quei pochi metri tra il retro e il fronte del palco senza un bastone, ma anche se dovessi usarlo'. Disse che era costretto a portare il bastone perché ‘le mie gambe sono andate (…).  Ma apparentemente sono ancora indistruttibile'.