"Il più grande outsider tra i cantautori americani". Era così definito da pubblico, critica e addetti ai lavori, Daniel Johnston, morto in seguito a un attacco cardiaco martedì 10 settembre, come riporta il The Austin Chronicle. Il cantautore aveva solo 58 anni. I suoi ultimi show nel 2017 a supporto di Jeff Tweedy, Built to Spill, Mike Watts e Beirut.

La biografia di Daniel Johnston

Nato da una famiglia metodista che gli trasmette grande spiritualità, cresce con i fumetti di Capitan America e la musica dei Beatles. Comincia da autodidatta, tra filmini e audiocassette. Nel 1981 incide "Songs of Pain", rivelandosi in tutto il suo straordinario talento. Considerato il precursose del lo-fi, quel disco nasce da una delusione d'amore cocente. Successivamente, abbandonata la scuola d'arte per lavorare come venditore di pop-corn in un luna park, continua a incidere materiale su musicassette in maniera assolutamente libera e indipendente. Ad Austin, diventa un idolo: nel 1983 escono due album considerati i suoi capolavori, "Yip/Jump Music" e "Hi, How Are You?".

L'influenza su Kurt Cobain

Il primo successo internazionale, "1990", lo porterà a incassare il sostegno dei più grandi della scena, da Kurt Cobain a David Bowie. I lavori di Daniel Johnston hanno avuto grande influenza su quelli di Kurt Cobain. Il frontman dei Nirvana citerà "Yip/Jump Music" come uno dei suoi album preferiti.

L'ultima parte di carriera

La carriera di Daniel Johnston è stata ricca di alti e di bassi. Rinasce nel 2003 con "Fear Yourself" e "Discovered Covered". C'è un documentario sulla sua vita, realizzato da Jeff Feuerzeig, "The Devil and Daniel Johnston" che testimonia la sua importanza per la scena underground. Nel 2017, i suoi ultimi show come supporto e backing vocals di Jeff Tweedy, Built to Spill e Beirut.